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martedì 3 agosto 2010

La nausea di Sartre applicata all'Italia d'inizio millennio

Repubblica: Putin ordina all'oligarca "Disegna l'auto del popolo"

Ne approfitto per una serie di riflessioni. Oligarca→Putin→Hitler. Un sillogismo che dovrebbe far pensare qualunque mente non ottenebrata. La Volkswagen, come peraltro decine di altre aziende (Opel, Fiat, Hyundai, Lada, Peugeot, Škoda, Nissan, Honda, Kia, Mazda, Mitsubishi, Renault, Suzuki, Daewoo, Ford, Subaru, Toyota, le prime che mi vengono in mente in Russia), fanno automobili accessibili ai più. Se ne sei fautore, dici che è per tutti; se ne sei detrattore, dici che è per il popolo. Come dire: per il popolo = comunisti = dittatura = fascismo = nazismo. Se l’avesse proposto Obama, Repubblica avrebbe titolato (e allegato la foto) ben diversamente, tipo: Obama sfida l'industria a produrre una vettura rivoluzionaria.

La novità è nell’indicazione di Stato (dire che è un’indicazione di Putin è una semplificazione rasente la banalizzazione generalizzata) per le automobili a corrente contro i petrolieri.

Da quando sono emigrato (tra un po’ sono dieci anni), leggo i giornali italiani attraverso gli RSS. E ne leggo tanti: Corsera, Repubblica, Sole 24 Ore, Stampa, Unità. Ebbene, sarà che fa caldo (per venerdì promettono +41°C), sarà che sono in dacia, sarà che sono in tutt’altre faccende affaccendato, lo confesso: ultimamente, mi scopro a scaricarli e a non leggerli. Si è rotto qualcosa in me, mi sono rotto io, e non solo le balle. Giorni fa leggevo una bellissima intervista con un compagno (non uso mai questa parola a caso) operaio della Zastava di Kragujevac. Che guadagnava duemila euro prima della guerra della NATO e di D’Alema, e, dopo dieci anni di disoccupazione, per sfamare la famiglia accetta di guadagnare 400 euro, sapendo perfettamente che questo va contro i suoi compagni di Torino e che presto resterà nuovamente disoccupato perché la produzione verrà spostata altrove, magari in Africa, magari a 100 euro al mese. Crumiro? Mah. Intanto i figli crescono.

Mi sono rotto di leggere delle troie di Berlusconi, mi sono rotto persino di sapere di Fini che fonda un altro Partito, di Bossi che inumidisce il microfono di saliva, di Formigoni ascoltato dai giudici, di Casini che, fiero, annuncia che non lo avranno, di Bersani che s’indigna, di Napolitano che ammonisce e firma, di Di Pietro che propone una casa comune della sinistra, di Vendola che si autopropone capopopolo nzaccarternativo in nome di un non meglio identificato amore per il popolo stesso.

Troppa acqua è passata sotto i miei ponti, in dieci anni, è ora che me ne renda conto persino io.

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lunedì 14 dicembre 2009

Le statuette di Berlusconi

Se volete farvi due risate, guardatevi il TG 4 delle sette di sera di domenica 13 dicembre 2009.

Poi, se volete farvi venire i brividi alla schiena per i sottintesi golpisti delle affermazioni di Emilio Fede, direttore del TG 4, leggetevi questa trascrizione del suo show di tre quarti d'ora:

[...] C'è stato un gruppo di contestatori, le solite frange di delinquenti, che sono soltanto dei delinquenti [...] guardate, lo hanno colpito al volto, alla bocca [...] queste immagini stanno a significare che gli istigatori della violenza, il signor Di Pietro che dice che bisogna portare la piazza contro Berlusconi, il signor Ferrero del Partito Rifondazione Comunista che ha dichiarato poco fa che Berlusconi va comunque sconfitto e non soltanto con urli, che cosa intendono questi signori? E il signor Di Pietro, il primo commento a questo gravissimo episodio, sapete cosa dice? Dice "sono contro la violenza ma Berlusconi è un istigatore". Allora, questo basterebbe a significare che siamo in un passaggio dove alcuni personaggi, metaforicamente parlando, anche a livello politico, sono la vergogna, sono inaccettabili nei loro atteggiamenti, soprattutto di quella certa politica poi accompagnata naturalmente in tutti questi mesi da una certa informazione dei giornali e anche della televisione che hanno portato a episodi come questo. Nessuno certamente delle migliaia di milioni di italiani che votano per l'aria moderata si permetterebbe mai neppure di pensare di poter aggredire un uomo politico, in questo caso è un uomo politico ma anche il capo del governo [...] Il Presidente del Consiglio è stato subito accompagnato in ospedale. Lo hanno visto, lo hanno descritto come sanguinante al labbro [...] Si vede anche il momento in cui si tenta di aggredire alle spalle, il momento in cui, sarà quella faccia da delinquente che si vede lì forse col berrettino in testa, ma l'uomo è stato fermato e portato in Questura, chissà, adesso si spera che troveremo un giudice talmente simpatico che lo manderà in vacanza magari in qualche posto al mare [...] C'è della confusione, guardate, nel momento in cui qualcuno si avvicina e c'è un momento in cui evidentemente gli uomini della scorta lo stanno proteggendo da qualcuno che comunque è riuscito ad avvicinarsi [...] Quello che è stato fermato probabilmente mentre tentano di colpire [...]

E' una vergogna, naturalmente, un atto indecoroso, ma già era accaduto ieri, le frange dell'estrema sinistra certamente, perché non è l'area moderata che sta facendo tutto questo, ieri durante la manifestazione a ricordo delle vittime della strage di Piazza Fontana, laddove il Presidente della Repubblica aveva invitato alla moderazione, al rispetto, alla ricerca di frammenti di verità, è successo di tutto, tant'è che i familiari delle vittime hanno deciso di abbandonare la manifestazione. E chi è l'istigatore di tutto questo? Quale tipo di politica, quale tipo di dichiarazione? Questo signore, chiamiamolo così, metaforicamente indichiamolo come il signor Di Pietro, la prima notizia che dice è che l'istigatore è il Presidente del Consiglio. Io mi chiedo, con tutto il rispetto, naturalmente, per la libertà e la democrazia, ma chi vota per Di Pietro? Ma cosa vuole questo Di Pietro? Cosa vuole Di Pietro, che pochi giorni fa ha detto in piazza che bisogna richiamare la piazza con la violenza per cacciare Berlusconi? Questi sono i risultati del signor Di Pietro, certamente, ma anche di quella stampa, di quel tipo di informazione, di quella politica, va beh, certamente che non è nell'area moderata, verrà dall'estremo comunismo, verrà dall'estremo dell'accidenti a loro, che stanno portando a questo clima di violenza. Nessuno mai dei leader politici dell'attuale opposizione è mai stato aggredito da nessuno, perché da questa parte c'è gente corretta, c'è gente che ha rispetto della libertà e della democrazia [...] Il governo andrà avanti, la violenza non troverà certamente complicità, la giustizia dovrà essere riformata [...]

Il Presidente del Consiglio ha ribadito che vuole un governo forte, forte anche della fedeltà degli alleati, abbiamo la fiducia della maggioranza che ci ha votato, e con questa realtà andremo avanti per un Paese migliore, che vuole anche dire una giustizia più rispettosa dei diritti di tutti [...]

L'aggressore è stato sottratto alla folla dalla polizia, ché la folla l'avrebbe linciato. Cosa c'era da augurarsi? Siamo persone garantiste, meno male che non l'abbiano linciato, però speriamo che ci sia una giustizia, perché sennò altrimenti trova il magistrato che dice "ma poveretto, ha avuto un attimo di crisi, ci mancherebbe altro". Quanto poi va ricordato, ma certo, che il signor Di Pietro, lo voglio ripetere, che si capisca, anche quelli che manifestano fiducia nei confronti di Di Pietro, per carità, sono liberi di farlo, certamente, lo eleggano anche capo dello Stato, al tempo stesso capo del governo, ministro dell'interno, diano il Paese in mano a Di Pietro, così siamo tranquilli di come possano andare le cose, ma Di Pietro dove vuole arrivare? Dove vuole arrivare lo sappiamo, e, mi spiace, Ferrero, leader di Rifondazione Comunista [...] "Berlusconi non va sconfitto soltanto nelle urne"... Speriamo che Ferrero ci chiarisca cosa intende dire. Ma ci rendiamo conto che stiamo vivendo, a causa e per colpa di una certa parte politica, di una certa informazione, quale tipo di situazione sta vivendo questo Paese, che pure resterà nonostante gli altri, un Paese libero e democratico?

Sarebbe quello? Beh, forse è meglio farlo vedere bene, così magari uno lo incontra e sa con chi ha a che fare [...] Aspettiamo gli altri commenti di Di Pietro, naturalmente. Mi assumo la responsabilità mia personale: Di Pietro in questo telegiornale non troverà mai più spazio. Dica quello che vuole, faccia quello che vuole, urli quello che vuole, chiami in piazza tutto quello che crede, aizzi alla violenza anche contro di me, ma Di Pietro nel TG 4 non avrà più ospitalità. Questo è un vecchio conto in sospeso.

...Ecco, guardate, è un'immagine che fa veramente male al cuore, non soltanto perché il capo del governo, persona alla quale sono legato da lunga ed affettuosissima amicizia, ma perché è la testimonianza di quel che certa campagna di odio sta provocando nel Paese; e la campagna di odio ha dei nomi e cognomi perfetti, per cui sono responsabili di quello che sta succedendo, se quella statuetta anziché prenderlo in faccia lo prendeva alla fronte, lo avrebbe anche ucciso [...] Quest'immagine va vista, perché il signor Rutelli, il signor Casini, il signor Va... Va... tutti quelli che sono, il signor Ferrero del Partito della Rifondazione Comunista, soprattutto il signor Di Pietro, che usare la parola "signore" nei confronti di Di Pietro è una vergogna per me che la uso [...] Riproponiamo, perché va bene vederlo, riconoscerlo, non so cosa ne farà la giustizia, il pubblico ministero di turno, la questura, quelli che lo hanno fermato, l'hanno salvato dal linciaggio, siamo contenti [...] Bersani, meno male che se ne accorge, poi bisogna vedere chi è che, va beh, lasciamo perdere [...] chi è questo? Casini... Va beh, grazie, come è generoso lui non è generoso nessuno... [...] Un atto di terrorismo, certo [...] Le parole di Di Pietro sono sempre inaccettabili...

Questo delinquente, che ha un nome e cognome, si chiama Massimo Tartaglia, secondo me andrebbe visto in faccia, per avere la possibilità, incontrandolo, perché, chissà, lo libereranno domani magari, di offrirgli un caffè, spero di no, è una battuta amara, ma mi sia consentuta [...] Ecco il Presidente del Consiglio colpito che sta cercando di trattenere il sangue [...] Ecco, quello con il piumino verde, protetto da uomini delle forze dell'ordine, è Massimo Tartaglia, protetto da quelli che, possiamo dirlo?, giustamente!, dargliene quattro, non dico linciarlo, viene trascinato via, fortunato lui, che non ha riportato certamente lesioni come le ha riportate il Presidente del Consiglio, è in Questura, lo staranno interrogando, non lo so, ho poca fiducia, non nella magistratura, ci mancherebbe altro, ma con tutto quel che sta succedendo... D'altra parte, le violenze che ci sono state ieri, non dimentichiamolo, proprio a mortificare una manifestazione che doveva essere il massimo del silenzio, rispetto delle vittime della strage di Piazza Fontana, istigati da chi? Dai centri sociali! Chi sono i centri sociali, a chi sono collegati? A Berlusconi? O piuttosto a una frangia della sinistra? Hanno radici nel Partito Comunista estremista, oppure dove hanno radici? Perché nascondersi? Questa sarebbe una volgare ipocrisia, non capire bene con chi abbiamo a che fare, soprattutto non rendersi conto dei rischi che andiamo incontro, con una campagna di odio che trova complicità, non volontà pratica, in certa informazione, che a furia di istigare, che Berlusconi è mafioso, è delinquente, e qui e là, certa stampa e certa televisione, cosa fare un signore che non voglio nominare? Farà una trasmissione per dire che questo poveretto è stato istigato da Berlusconi, che era un poveraccio, vittima del governo Berlusconi?

Sono veramente sconvolto. Cinquant'anni di giornalismo, 27 anni in RAI e venti qui nel gruppo Fininvest, quindi prima con Berlusconi e adesso con gli altri che sono al vertice dell'azienda, non mi è mai capitata una cosa del genere, dovrei riportarmi alla violenza delle Brigate Rosse, ma non siamo a quello per fortuna, ammesso... ma... ma... ma... ma... ma... ma... anche la violenza delle Brigate Rosse, anche il rapimento e l'assassinio di Moro, la strage degli uomini della scorta e tante altre violenze, ma... ma... ma... Arrivavano... Io ero nell'obiettivo delle Brigate Rosse, ero indicato in un covo delle Brigate Rosse come pennivendolo di regime. E' bastato quello per creare dell'odio. E' stata fatta esplodere qui tre-quattro anni fa una bomba in redazione, e quando si predica, chi semina vento raccoglie tempesta, lo dico a Di Pietro: ma stia zitto! Esprima solidarietà , se ha un minimo di dignità umana, a fare bella figura! Chi può seguire un uomo come Di Pietro in un momento come questo? Ma neppure... Non lo so, non riesco veramente... va beh...

Un episodio come questo non è mai accaduto, nessun capo del governo nel nostro Paese è stato, mai aggredito così, l'aggressione verbale dei dibattiti televisivi sì, l'aggressione gravissima dal punto di vista morale attraverso un mascalzone, delinquente, pezzente come Spatuzza, che si permette di insinuare che Berlusconi può essere collegato alla mafia, anche quello è una grave ferita; questa è una ferita fisica, quella di oggi, le altre lo feriscono moralmente.

Sono molto addolorato, innanzitutto come cittadino democratico, e poi certamente anche come amico di un uomo che io considero straordinario, un uomo per bene, che ha fatto molto per questo Paese. L'opposizione faccia il suo ruolo, ma adesso rifletta anche quella opposizione che continua a predicare odio, non la contrapposizione, non la strategia, dice Bersani, in mille piazze, perfetto, per porre e proporre un'alternanza a questo governo, legittimo, ci mancherebbe altro, la democrazia è questa, però non è democrazia quando i tanti interventi spingono alla violenza. Naturalmente quello di Di Pietro è particolare, ma non dimentichiamoci alcune trasmissioni televisive che non cito, sennò dovrei parlare di "Anno zero", di "Parla con me", parla con te, parla con chi gli pare, che sono naturalmente, e sono l'Infedele, l'infedeltà eccetera: non serve! Questo telegiornale non ha mai aggredito, ovviamente dal punto di vista dell'informazione, nessuno.

Ce l'avete fatta? Bene. Adesso, anche se siete provati, riflettete. Cosa ne deduciamo?

Intanto, che abbiamo il Presidente megagalattico più colpito, ferito, aggredito, lesionato da mafia, terrorismo, comunismo, falsi amici traditori degli ultimi 150 anni. Ma questo è troppo poco.

Andando a scavare, dobbiamo renderci conto che chi colpisce Berlusconi è comunista e psicolabile per definizione. Il linciaggio sarebbe una disdetta, ma certo che lo meriterebbe, al punto che linciarlo dalla folla no, ma una bella scarica di botte, magari in Questura, sarebbe la giusta punizione divina, sennò i magistrati comunisti gli offrono un caffè e lo mandano al mare in vacanza premio, magari nella Corea del Nord. E se poi, tanto per celebrare un altro anniversario quarantennale, quello di Pinelli, dovesse "essere suicidato" in quanto psicolabile schiacciato dal senso di vergogna, sarebbe la prova provata dell'esistenza di dio. E Di Pietro, che non è signore, brucerà perciò all'inferno, senza che il TG 4 ne dia notizia. D'altra parte, chi lo vota è senz'altro un affiliato del Partito Comunista, non importa se estremista o meno, quindi psicolabile anch'esso. E gli psicolabili, se sono pericolosi (quelli comunisti lo sono per antonomasia), vanno rinchiusi, se proprio non si possono giustiziare perché siamo liberi e democratici. In fondo Di Pietro e gli altri comunisti, come Casini e Rutelli, sono paragonabili ai mafiosi alla Spatuzza, non per niente Berlusconi lotta contro la mafia più di tutti i capi di governo dell'Italia unita dal 1861 ad oggi, compreso il noto comunista sovversivo Cavour.

Collusioni di Berlusconi con la mafia? Ecco che ne vengono arrestati a grappoli. Quarant'anni di impunità per le stragi fasciste? Nulla, in confronto al labbro sbreccato di Berlusconi.

La strategia della tensione era una cosa seria. Ora saremmo alla farsa, se non fosse però ancor più pericolosa per la democrazia, quella vera, quella nata dalla Resistenza, non certo quella di questi peones ed affaristi palazzinari massmediatici d'assalto.

martedì 1 luglio 2008

Non ci saranno più sogni al davanzale

Stufo di vedere il ciuffo scompigliato di Berlusconi nella conferenza stampa da Napoli su Sky, sono passato all’intervista di Veltroni da Roma sempre su Sky. Che palle!

Io ho sempre votato comunista, si sa. Beh, Veltroni, pensando di protestare tra un quadrimestre (tra un Manhattan ed uno Screw Driver) e fagocitare gli antiberlusconiani, sbaglia tempi ed obiettivi. Per i tempi, sarà – ma secondo me è già, da ben un quindicennio – troppo tardi, per gli obiettivi, o beh, l’obiettivo non è ingrassare il suo Partito, e questo proprio non gli entra nella sua borghesissima zucca. “Salari, stipendi, pensioni”, manco fosse un anatema. Il salario è una “remunerazione periodica, spettante al lavoratore dipendente”; lo stipendio è una “retribuzione fissa, corrisposta a chi presta continuativamente un lavoro subordinato”. “Presta”, ma lasciamo stare, questo discorso ci porterebbe troppo lontano. Forse faceva differenza tra operai ed impiegati, ed invece è troppo tardi, alla terza settimana non ci arriva alcun dipendente ordinario. Forse, invece, intendeva la differenza tra chi è fisso, e chi di mese in mese non sa se potrà sfamare la famiglia il mese successivo, ed infatti non si fanno più figli.

Insomma, ad ottobre una manifestazione di protesta che non avrà pari, più bella che prìa. Veltroni! Non sarà tua! Ecco perché, ben venga la manifestazione a cui ha aderito (non “della”) Italia dei Valori di Di Pietro. Mi spiace solo che io arriverò in Italia il giorno dopo, il 9 luglio. Per Veltroni, qualunque cosa non abbia il suo “possumus”, è da combattere, ufficialmente perché fa il gioco del nemico (ops, “dell’avversario di cui non pronuncio il nome”), realmente perché “non siamo stati consultati”. Veltroni ha consultato Di Pietro nell’indire la manifestazione di ottobre? Già, ma il PD è molto più grande. Sicuro che prossimamente sarà ancora così? In altre parole, il patrimonio del PCI, tra gli amerikani di Veltroni, i craxiani di Bertinotti ed i carrieristi del PdCI, è ormai (definitivamente?) disperso.

lunedì 22 ottobre 2007

De bello mastellico

di Mark Bernardini

Come è noto, essendo emigrato dall'Italia da ormai sei anni, io di quest'ultima non so più un cazzo. Questo a detta dei miei detrattori, ovviamente, ma non ha importanza quanto ciò sia vero: l'importante è ripeterlo finché non diventi vero. Che poi, via internet, mi legga tre-quattro quotidiani italiani al giorno, o che abbia la parabola apposta per far vedere il demendelirio che si vede sui canali raiberlusconiani in famiglia, o almeno i cartoni animati in italiano a mia figlia di tre anni, ciò poco conta.

Poco conta, poiché altre sono le ragioni per le quali ho voluto prendere la penna d'oca (o imbracciare la tastiera a mo' di Kalašnikov, fate vobis).

Leggo, vedo, sento che Mastella, forte del suo zero virgola zero qualcosa (roba da prefisso telefonico), se i giudici comunisti non la smettono di importunarlo e di accusarlo di essere massone e ladro, non voterà un determinato articolo della Finanziaria (o una legge comunque legata ad essa, o qualcosa del genere, insomma qualcosa che fa cascare il governo e tornare Berlusconi).

Ho un problema di causazione, ovvero di consecutio temporum. Siccome i ragazzini del cortile mi hanno tolto il pallone, io tiro con la fionda al lampione più vicino.

Soprattutto, ci sono un paio di cose sulle quali voglio porre una domanda cadauna al vento, ed alle quali conosco già le risposte (dunque, ovviamente, la domanda è retorica).

La sinistra, sulla quale ho 47.384 riserve, viene accusata di "remare contro" e voler far cadere Prodi. Però intanto, forte di un milione di manifestanti (ai funerali di Berlinguer ed al referendum – perso – contro Craxi e l'abolizione della contingenza, ce n'erano un milione e mezzo), ha tenuto a specificare che non ce l'hanno col governo.

C'è il tiro al piccione. Io non mi schiero con i piccioni – che, per inciso, sono considerati imbecilli provenienti in massa dall'IRI, salvo poi riabilitarli come simbolo del movimento per la pace, ma nemmeno con i cacciatori, che generalmente (mi perdoni l'ARCI Caccia per il paragone, ma qui parliamo figurativamente) sono, chissà perché, proprietari di svariate immobiliari, televisioni, squadre sportive, case editrici e quant'altro.

Ecco quindi la prima domanda: è prospettico inseguire il centro anziché la sinistra? Davvero sicuri, il giorno che diverrà chiaro che i due concetti siano poco compatibili, che il centro, ex democristosinistro, sia in Italia più numeroso della paleosinistra, che, come si è visto, è ben più coriacea di quanto qualcuno sperasse?

Conseguenziale la seconda domanda: proprio sicurissimi che Mastella, e soprattutto i suoi dell'Udeur (anche lì ci sarà pure una maggioranza molecolare ed una minoranza di micron), se la sentano di far cadere il governo sulla Finanziaria perché un giudice ha indagato il loro segretario su una mera questione di mazzette? Non sottovalutiamo il popolo bue (che pure E' bue!): passerebbe alla storia recente che il centrosinistra è caduto perché la componente centrista ha voluto fare quadrato attorno ad un arraffone, mica perché la Finanziaria era comunista... Lo sanno anche loro, in politica, a certi livelli, ci sono arraffoni, mica minus habentes. Di Pietro avrà mille difetti, ma dargli dell'analfabeta giuridico, al giudice di Mani Pulite, è da dementi.

Se poi lo dovessero fare egualmente, pazienza: questo governo ha promesso di ritirare le truppe dall'Iraq il giorno dopo che avesse smesso di essere opposizione, ed invece ci ha messo mezzo anno, a differenza di Zapatero in Spagna o (vedremo) di Tusk in Polonia. E continua a sguazzare in Afghanistan, ex-Jugoslavia ed il dio in cui non credo solo sa dove ancora, in giro per un mondo straziato e straziante.

Ciascuno ha il governo che merita. L'Italia ha meritato Prodi, spero che non meriti nuovamente (ma qualche dubbio ce l'ho) l'imbonitore venditore di tappeti di Arcore.

martedì 23 agosto 2005

Scalfarotto? Non scherziamo

Il buonismo non fa parte dei miei difetti. Mi sono sorbito un quarto d'ora di filmato di Scalfarotto per ricavarne le seguenti deduzioni:

1)Scalfarotto-Mascia, ovvero dio li fa e poi li accoppia. Perché non li accoppa? Sul carrierista Mascia, candidato trombato del 2001, ne ho da dire a iosa, ne riparlerò prossimamente.

2)Un italiano 100%, per non scontentare nessuno, terrone ma innamorato di Milano, la Milano da bere. E poi c'ha una nonna bergamasca, quindi lo possono votare anche i leghisti. Milano città aperta? Vorrei conoscere il suo pusher.

3)Candidato povero, dietro cui non ci sono i ricchi Partiti. Un candidato talmente povero che faceva il bancario prima in Comit, poi Ambroveneto, Citibank. Di più: da capo del personale a capo delle risorse umane. Insomma, un servo dei padroni.

4)Candidato povero ma moderno, che usa internet. Tenta di intercettarlo, 'sto popolo di internet. E 10.000 firme raccattate in internet sono le uniche genuine. Fosse sufficiente saper scrivere un'email ed aprire un sito, saremmo milioni, in Parlamento. Candidato che condivide, che divide con gli altri, una sorta di messia. Un candidato diverso dai politici. Perché i politici, per definizione, sono il male. Quindi, facciamo fare politica a chi non fa politica. E facciamo fare I bancari a chi non è bancario, ed il cuoco a chi non capisce un cazzo di cucina.

5)Io non volevo candidarmi, ma me l'hanno chiesto ed io ho sentito il senso ed il dovere della responsabilità. Chi la dice, Berlusconi? No: Scalfarotto.

6)La scelta più difficile della mia vita, l'istinto di conservazione mi diceva di non farlo. Capito? Candidarsi alle primarie dell'Unione è stata la... scelta più difficile della sua vita. Non oso pensare alle difficoltà con cui si scontra, che so io, Rita.

7)Sono diverso da Prodi perché vengo dalla società civile. Infatti la società civile è quella delle banche.

8)La dittatura della maggioranza è una cosa spaventosa. Un po' come la dittatura del proletariato. Insomma, se si fa come dice la maggioranza, è dittatura. Se si fa come dice la minoranza, è una democrazia matura.

9)Sono diverso da Mastella perché non sono mai stato democristiano. Più della metà degli italiani non è mai stata democristiana, ma Scalfarotto non è mai stato democristiano più dei non-democristiani e persino dei democristiani stessi.

10)Sono diverso da Di Pietro perché sono uguale a Di Pietro. Solo che non basta l'etica, bisogna riempirla di contenuti. Dunque, Di Pietro è un etico vuoto. Scalfarotto è detentore di contenuti etici?

11)Sono diverso da Bertinotti perché non sono marxista e perciò sono moderno. Incommentabile.

12)Sono diverso da Pecoraro Scanio perché quello è monotematico ed è un politico professionista. Che poi Scalfarotto sia stato consigliere di circoscrizione a Foggia, con i verdi del Sole che ride, a fine anni '80, è del tutto trascurabile, nel teatrino attuale della politica italiota. Di più: Pecoraro Scanio non è giovane, cosa che, si sa, è una grave colpa. Pecoraro Scanio è del 1959, ha 46 anni. Scalfarotto è del 1965, ha 40 anni.

13)Sono diverso perché sono diverso. Sì, nel senso sessuale del termine. Dobbiamo intercettare i voti di internet, quelli dei bancari e quelli degli omosessuali. E le casalinghe di Voghera? Con chi ciascuno di noi vada a letto, purché adulto e consenziente, sono affaracci suoi. Esattamente come è irrilevante che uno sia negro, con gli occhi a mandorla o albino viso pallido. Augh. E la gente è avanti perché in realtà se ne frega, mentre la politica (i politici) sono indietro perché non se ne frega. Ecco perché l'Italia ha bisogno di Scalfarotto.

14)Non sono un malandrino perché non ho rubato la scena ai politici. Da una parte loro che ancora non mi si filano, dall'altra io. Davide e Golia.

Ho già avuto modo di dire che ultimamente voto contro, non per. Questo non vuol dire non essere c-attivi. Io voglio c-attivamente arrecare dànno alla candidatura di tutti quelli come Scalfarotto, poiché è anche per colpa loro che abbiamo perso e, forse, perderemo. I padroni sanno far bene il loro mestiere, noi invece, nel nostro, continuiamo ad essere degli incompetenti, degli apprendisti stregoni.

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