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domenica 7 marzo 2021

C'è regime e regime

Da decenni, praticamente da un secolo e mezzo, assistiamo a dei rigurgiti periodici di violenza verbale (e non solo), per la quale chi non è d’accordo con noi, è automaticamente comunista. Dimenticando che il comunismo, come il capitalismo, di per se, sono dei sistemi economici, non politici. Capitalisti erano Paesi come l’Italia fascista, la Germania nazista, la Spagna franchista e capitaliste sono l’Italia, la Germania e la Spagna odierne, eppure nessuno afferma che siano la stessa cosa.

Il capitalismo è una

struttura economica fondata e caratterizzata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e dalla produzione di merci scambiate sul mercato, dall’accumulazione di capitale, dal lavoro salariato. L’accumulazione di capitale e i mezzi di produzione sono controllati dalle classi dominanti, mentre quelle subalterne vendono per un salario la propria forza lavoro, che assume la forma di merce. Il prodotto del lavoro che eccede il salario rappresenta il plusvalore, che alimenta i profitti e l’accumulazione di capitale. Sulla base di questi rapporti di produzione, il lavoro si presenta come alienato, ovverosia separato da ciò che produce, e sfruttato, poiché non ottiene quanto corrisponde al suo prodotto. In questo sistema, i beni prendono la forma di merci scambiate sul mercato; in esse il valore di scambio è distinto da quello d’uso e si lega a qualità e aspetti simbolici – il feticismo delle merci – che nascondono la loro natura di prodotto del lavoro (Treccani).

E il comunismo? Un sistema che

propugna un sistema sociale nel quale sia i mezzi di produzione sia i mezzi di consumo sono sottratti alla proprietà privata e trasformati in proprietà comune, e la gestione e distribuzione di essi viene esercitata collettivamente dall’intera società nell’interesse e con la piena partecipazione di tutti i suoi membri (ibidem).

Ogni ulteriore elucubrazione, si sarebbe detto nella mia generazione, è una sovrastruttura, asservita alle convenienze lessicali e congiunturali di colui che la adopera. Dunque, con riferimento a Cuba, Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos, se si adopera la definizione “regime comunista”, si deve allora parlare di “regime capitalista” per tutti i Paesi dell’Unione Europea e soprattutto per gli Stati Uniti. Tra l’altro, è proprio il termine “regime” ad avere assunto negli anni un’accezione negativa, mentre in realtà altro non è che l’ordinamento politico, la forma o il sistema statuale o di governo: può essere un regime democratico, parlamentare, presidenziale. Invece, lo si utilizza per indicare un potere assoluto, autoritario, dittatoriale, militare. E’ sbagliato, non è corretto ed è malevolo. Giusto un esempio: in Occidente sono invisi sia Erdoğan che Assad, però se Erdoğan fa bombardare la Siria, sui giornali occidentali leggiamo che “la Turchia bombarda il regime di Assad”.

lunedì 21 ottobre 2019

Basta con le repressioni yankee!

Iniziamo con una breve cronistoria. Sono presente nel social network Facebook dal 2007, sono dodici anni. Ogni anno, quattro volte all’anno, trimestralmente, vengo bloccato per un mese, in pratica sono presente al 75%. Le ragioni sono le più disparate e le più risibili, recentemente (2019) per aver ricordato (2017) che Puškin era negro (mi rifiuto di definirlo, in italiano o in russo, colorato o abbronzato) e per aver condiviso (2015) un articolo di una rispettabilissima e storica testata sovietica e russa (Izvestija) in cui si stigmatizzava il blocco di numerose testate, funzionari dello Stato, giornalisti, esponenti politici di primo piano, ministri che parlassero di Ucraina.

La redazione "russofona" (???)
di Facebook a Dublino

Di tutto questo ho scritto innumerevoli volte nel mio blog principale, http://markbernardini.blogspot.com, e ho poi trovato molte persone che hanno condiviso i miei articoli di denuncia in Facebook. Difficile imbavagliarmi. Evidentemente, lo hanno capito anche i fascistelli delle redazioni italiana e russa di Fasciolibro (giova specificare che entrambe si trovano a Dublino per pagare meno tasse). Hanno quindi ora inventato un nuovo escamotage: non è più possibile condividere alcunché dal mio blog, perché… sarebbe una fonte di spam. Con effetto retroattivo: sono anche sparite tutte le condivisioni di questi anni, come se non fosse mai esistito. Naturalmente, è facile dimostrare che non c’è mai stato alcuno spam, può verificarlo chiunque vada anche adesso nel blog in questione. Ma non è questo il punto.

Il fatto è che anche questa vessazione è poco efficace. Ho altri 5-6 blog, continuerò a pubblicare e condividere in Facebook. Il giorno che dovessero bloccarli tutti, ne aprirei ulteriormente altri, all’infinito. Cosa possono farmi ancora? Glielo suggerisco io, anche se non potranno procurarmi che il fastidio di una puntura di zanzara.

Possono cancellare definitivamente il mio account. Beh, ne aprirei altri sempre all’infinito, ed anche bloccare il mio indirizzo principale di posta elettronica ed il mio cellulare non raggiungerebbe il risultato sperato, giacché ho svariati indirizzi e SIM card. Questo comporterebbe comunque la scomparsa di varie mie pagine e gruppi (uno per tutti, “Italiani di Russia”, esistente dal 2008, con oltre 7.000 iscritti). Solo che sono presente in molti altri social network, per esempio “V Kontakte” (http://vk.com) e “Odnoklassniki” (http://ok.ru), ma non sono gli unici, ed in essi ho già creato le “repliche” dei miei gruppi più importanti in Facebook.

Allora potrebbero bloccare il mio IP. Neanche questo risolverebbe il problema della mia fastidiosa presenza: oltre al Wi-Fi in casa, ho quello del cellulare, e dopo quello basta uscire di casa, Mosca ha il Wi-Fi gratuito in tutto il territorio urbano e sui mezzi pubblici sotterranei e di superficie, poi ci sono tutti i locali, non ce n’è uno che non lo abbia. Finalmente, per mestiere viaggio molto, non sempre mi collego da Mosca e non sempre dalla Russia.

Chiedo quindi a questi smanettoni peticellosi (potrebbero essere miei figli, il dio in cui non credo me ne scampi!) di riservare le loro attenzioni ad obiettivi più nobili, più degni di tale invidiabile costanza, per giustificare i loro stipendi.

giovedì 22 febbraio 2018

Italia, fascismo, gnam gnam gnam

No pasaran.

Quest’oggi voglio parlarvi di un fatto che a prima vista sembrerebbe lontano settant’anni fa. Mi riferisco alle prime elezioni della Repubblica italiana, nel 1948. All’epoca, comunisti e socialisti si presentarono in una lista unica, in nome dell’unità antifascista, con il nome di “Fronte Popolare”. Fu una sonora disfatta: quest’ultimo prese il 31% contro il 49% della Democrazia Cristiana. Da allora, per decenni, ci raccontarono che fu per tale alleanza, tant’è, dicevano, che alle elezioni successive del 1953, separati, i comunisti presero il 23%, i socialisti il 13% (quindi, il 36% totale) e la Democrazia Cristiana il 40%. Chiunque gridasse alle ingerenze degli Stati Uniti veniva tacciato di stupidità, marginalità e complottismo.

Lunedì 19 febbraio 2018, su un canale russo, dove si parlava di tutt’altro (Olimpiadi, presunte – ancorché risibili e non dimostrate – ingerenze della Russia nelle elezioni statunitensi del 2016, ecc.), hanno mostrato pochi secondi di un’intervista andata in ondata sul canale statunitense Fox News all’ex direttore della CIA, dal 1993 al 1995, il democratico Robert James Woolsey Jr., nominato da Bill Clinton. Ve ne propongo la visione: è in russo, ma in sottofondo si sente l’originale inglese, e comunque vi metto i sottotitoli in italiano.

Questo è uno degli ex direttori della CIA, anche se non esistono ex direttori della CIA, Woolsey. La conduttrice gli chiede: ma noi? Noi, no, eh? Seguite bene la sua mimica ed ascoltate attentamente la risposta, è molto indicativa.

– Gli USA hanno mai tentato di ingerirsi nelle elezioni di altri Paesi?

– Sì, può darsi, ma era con le migliori intenzioni, impedire ai comunisti di arrivare al potere, ad esempio in Europa nel 1947-1949, in Grecia e in Italia.

– E adesso? Ci ingeriamo nelle elezioni di altri Paesi?

– Uhm… Gnam, gnam, gnam… Solo a fin di bene…

Gnam, gnam, gnam. Avete sentito? Con le migliori intenzioni, impedire ai comunisti di arrivare al potere, ad esempio in Europa nel 1947-1949, in Grecia e in Italia. Ci siamo pappati l’Italia. E lo dice senza alcun senso di vergogna, con l’assoluta certezza della propria impunità. E a parlare non è un Mario Rossi qualsiasi. Giova ricordare che il signore in questione, dall’aria simpatica e bonaria, sia detto senza alcuna ironia, è stato poi presidente dell’ONG “Freedom House”, un’organizzazione non governativa finanziata al 70% dal governo USA (ripeto: organizzazione non governativa finanziata dal governo), coinvolta nei golpe sudamericani degli anni ’60 e ’70 e nelle stragi che hanno insanguinato l’Italia per tre lustri, dal ’69 all’85, con protuberanze che arrivano fino a Gladio, al golpe Borghese e all’omicidio Moro.

Già me lo immagino: ma cosa vai a rimestare queste storie vecchie. Ottimo: prima complottista, ora vecchio trombone. Se tanto mi dà tanto, ritorneremo sulle stragi fasciste verso il 2055. Gnam, gnam, gnam. Ricordatevelo, il 4 marzo.

giovedì 6 luglio 2017

Cervelli decerebrati

Cos’hanno portato i democratici radical chic yankee ai democratici radical chic italioti e, per osmosi, ai sedicenti sinistrorsi salottieri?

Il caffè senza caffeina.

Il tè senza teina.

Il gelato senza latte.

Il latte senza lattosio.

Il pane integrale (cioè senza carboidrati).

La birra analcolica.

Il vino senza fermentazione, magari con le polverine.

Lo zucchero senza saccarosio.

Il dolcificante al posto dello zucchero.

La cioccolata di soia anziché di cacao.

Il salame sempre di soia anziché di carne.

La margarina al posto del burro.

Il burro di margarina anziché di latte.

Le sigarette senza nicotina.

Le verdure al posto della carne.

Dopo tutto ciò, dopo tutta l’attenzione maniacale salutista, sono il popolo più obeso e canceroso del mondo.

Attendo che ci propongano le donne senza quella roba lì che non nomino, tanto avete capito lo stesso.

Anche se, mi pare, ci stiamo avvicinando proprio a questo concetto.

mercoledì 25 gennaio 2017

C'è muro e muro

Ergere muri al confine tra due Paesi non è mai cosa buona. Tuttavia, come suggerisce il titolo, non tutti i muri sono uguali, qualche muro è più uguale degli altri. Per esempio, il muro di Berlino fu costruito per impedire di uscire, non di entrare. Da allora, ogni muro ha dichiarato di essere diverso e perciò più giustificato moralmente. Pensiamo, per esempio, a quello israeliano in Cisgiordania nel 2002. Ce n’è poi un’altra ventina, in giro per il mondo (Pakistan, Corea, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati, Uzbekistan, Tailandia, Turchia, India, Egitto, Spagna, Botswana, Grecia, Irlanda del Nord, Bulgaria…), compreso quello iniziato nel 2014 e non terminato per mancanza di finanziamenti europei in Ucraina.

In queste settimane, il muro è tornato d’attualità: come preannunciato, il neopresidente statunitense Trump ha firmato il decreto di costruzione al confine col Messico. Suona piuttosto ingenuo pretendere da quest’ultimo il finanziamento, ma non lo è: in caso contrario, impedirà ai migranti di mandare soldi a casa. Pochi però ricordano – perché i media mainstream occidentali evitano accuratamente di menzionarlo – che in realtà tale muro già esiste fin dalla prima metà degli anni ’90, lungo tutta la California, l’Arizona e il Texas, con Bill Clinton presidente (democratico, giova ricordarlo).

Anche il muro lituano al confine con l’enclave russa di Kaliningrad (a spese dei contribuenti dell’Unione Europea, tre milioni e mezzo di euro) è diverso. E’ diverso intanto perché non ci sono migranti russi desiderosi di emigrare illegalmente in Lituania. E’ anche diverso perché il governatore di Kaliningrad, pur non condividendo l’isteria lituana, per tutta risposta ha offerto i mattoni della locale fabbrica russa di laterizi. Finalmente, è diverso perché i principali media europei e i vari radical chic salottieri sparsi per il vecchio continente preferiscono parlare del muro di Trump e tacere dei due muri (Ucraina, come già detto, e Lituania) in casa propria. Come dire: il mio muro è più bello e democratico del tuo.

venerdì 20 gennaio 2017

Grandi elettori

Fin dal millennio scorso affermo che il sistema statunitense dei grandi elettori è affine alla democrazia quanto una monarchia a una repubblica. Generalmente, per questo vengo definito “estremista”: il sistema americano è il più perfetto e il più bello che ci sia. A nulla vale la mia argomentazione che il meccanismo dei grandi elettori fu ideato nel Medioevo e perfezionato all’epoca di Federico Barbarossa per i vari duchi, conti ed arcivescovi e riproposto negli USA più di duecento anni fa, quando persino recarsi a votare a cavallo era un lusso.

Non è questo il punto. Se questo sistema ora e solo ora è così vilipeso dai tifosi della Clinton – a casa sua e in Europa, segnatamente in Italia – vorrei capire come mai non si sono minimamente preoccupati di modificarlo nel corso degli otto anni di presidenza di Obama. Sembra una roba di possesso di pallone tra ragazzini nel cortile di casa: finché vinco io bene, se perdo le regole del gioco vanno cambiate.

Da studente, ho fatto fior di cortei contro quel che in Italia faceva la Democrazia Cristiana. A memoria, non ricordo nessuna protesta di piazza per il fatto che la DC avesse vinto le elezioni. Ebbene, a ciurlare nel manico ora sono proprio buona parte dei miei compagni di allora.

sabato 14 gennaio 2017

FIAT lux?

Io non sono un economista, però sono uno abbastanza colto e attento.

E non riesco a spiegarmi due fatti:

1)Il giorno prima Marchionne accoglie l'invito di Trump ad investire negli USA e decide di costruire una nuova fabbrica creando 2.000 posti di lavoro (a scapito dell'occupazione in Italia, ma questo è un altro discorso);

2)Il giorno dopo Marchionne viene accusato di ciurlare nel manico con le emissioni nocive.

Infine, non capisco (capisco benissimo) come mai in Italia subito hanno smesso di parlare del punto 1).

giovedì 21 luglio 2016

Guerre USA

Riciclo e adatto alcuni miei scritti di quasi dieci anni fa.

Gli statunitensi la guerra l’hanno sempre fatta a casa d’altri, ora dalla parte della ragione (Prima e Seconda guerra mondiale), ora da quella del torto (Corea, Vietnam, l’America Latina in toto – quella centrale e quella del Sud – Medio Oriente, Algeria, Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, Egitto, Libia, Siria, Turchia…).

Con buona pace dei sedicenti sinistrorsi salottieri radical chic italioti, non sta scritto da nessuna parte che i repubblicani americani siano il male ed i democratici americani siano il bene.

La guerra civile americana la iniziò il democratico Buchanan, e la terminò il repubblicano Lincoln. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La partecipazione americana alla prima guerra mondiale, alla Grande Guerra, la decise e la gestì il democratico Wilson. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Corea la iniziò il democratico Truman (che fondò anche la NATO, nel 1949, mentre il Patto di Varsavia fu fondato solo nel 1955, come risposta alla NATO, contrariamente a quanto tuttora fa intendere in Occidente la propaganda yankee), e la terminò il repubblicano Eisenhower. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Vietnam la iniziò il democratico Kennedy, e la terminò il repubblicano Nixon, tanto vituperato – giustamente, ma per altre cose – dalla mia sinistra italiana. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Jugoslavia la iniziò il democratico Clinton, e la terminò il repubblicano Bush. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Afghanistan la iniziò il democratico Clinton, ed è tuttora in corso. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Iraq, iniziata sotto il repubblicano Bush, ha avuto le prime avvisaglie sotto il democratico Clinton. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

Attendo – inutilmente – che gli USA mandino fuori le loro truppe da invasori dalla Jugoslavia, dall’Afghanistan, dall’Iraq, che non rompano i coglioni in Iran, che non mostrino i muscoli con la Russia, che vadano fuori dai coglioni dalla Germania, dal Giappone, dalla Corea, da Bruxelles, dalla Kirgizia, dalla Georgia, dall’Ucraina, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia, dai Paesi Baltici, e soprattutto dall’Italia: da Vicenza, dalla Sardegna, da Comiso, da Anzio.

Poi, dopo – e solo dopo – potremo riparlarne.

domenica 8 novembre 2015

A proposito di Putin

1)Putin è un dittatore. Secondo la Treccani, "Chi governa o esercita comunque la propria autorità in modo dispotico e intransigente, senza ammettere critiche, opposizioni, discussioni o ingerenze di alcun genere". Putin ha una corposa opposizione, pagata dall'Occidente, ma soprattutto, dimentica la Treccani, il dittatore non viene democraticamente eletto. Non è il caso di Putin.

2)Cecenia. Fa parte della Russia (che, giova ricordarlo, è una federazione, da cui la differenza fra russkie e rossijane) dal XVII secolo (cioè, con Pietro il grande, mica con i comunisti, da quando sono scesi in pianura dai monti). Se però ne vogliamo parlare, vorrei parlare del Trentino dalla Grande guerra agli anni '60 del secolo scorso.

3)Putin fascista. Come ogni (ogni!) famiglia russa, ha avuto morti in famiglia per mano dei fascisti e dei nazisti, e non perde occasione di ricordarlo.

4)Putin finanzia FN, LN e Casa Pound. Attendo qualche prova, soprattutto in virtù del punto 3: in caso contrario, attendo che qualcuno metta in galera i menzogneri pennivendoli italioti.

5)Libertà di stampa. Pioggia D'Argento, RBC, Gazzetta Nuova, giusto i primi che mi vengono in mente. Come? Non se li incula nessuno? E sarebbe colpa di Putin?

6)Omofobia. Personalmente, sono eterosessuale e non ho mai avuto problemi con gli omosessuali. Mai sentito nessuno presentarsi "piacere, omosessuale", oppure "eterosessuale". Io mi presento per nome e cognome, punto, al limite, se è inerente, aggiungo "interprete". In ogni caso, non deve riguardare i bambini.

7)Putin amico del dittatore Assad. Ritengo dittatori Obama, Clinton, Bush, Renzi, Berlusconi, eppure Putin li chiama tutti (Assad compreso) "partner", e se volete mi da pure fastidio. Il popolo sovrano li ha eletti, il popolo sovrano se li tiene. Assad è sostenuto dal proprio popolo, ma persino dittatori come Hussein, Gheddafi e quant'altri ha diritto di ingerirsi negli affari interni di popoli altrui. Serve ricordare gli americani in Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, Libia, Ucraina, eccetera?

8)Aereo russo in Sinai (non in Siria). Attendiamo le indagini. in ogni caso, o era un incidente, e allora che c'entra la Russia (devo ricordare Ustica?), oppure era un attentato terroristico, e allora che c'entra la Russia (devo ricordare Ustica?)?

giovedì 2 luglio 2015

Questione di lingua

Mi stavo facendo un ragionamento sull'Ucraina, così, by the way, tra gli altri.

Fondamentalmente, cosa contrappongono i numerosi media mainstream occidentali e conseguentemente una cospicua fetta di popolazione dell'Occidente ("l'ha detto la televisione...")?

Di base, l'integrità territoriale ucraina e il diritto ad avere una lingua nazionale (cosa che, peraltro, nessuno ha mai contestato).

Bene.

Per il primo punto, sono nato in uno Stato che non esiste più (la Cecoslovacchia) e sono parzialmente cresciuto in uno Stato che non esiste più (l'Unione Sovietica).

Non m'interessa discutere, in questo contesto, di URSS, ma ricordo che i cecoslovacchi diedero una lezione di civiltà a tutto il mondo, quando, compiendo una scelta che personalmente ritengo sbagliata, si divisero per via parlamentare nel 1992 in repubblica Ceca (perché in italiano non chiamarla Cechia?) e Slovacchia.

Non fu sparsa nemmeno una goccia di sangue.

Ecco perché auspico una piccola Russia (Malorossija, l'Ucraina) ed una nuova Russia (Novorossija, la Russianova), senza che si ammazzino vecchi, donne e bambini (guardacaso, solo da una parte, mica da entrambe).

Per la questione linguistica, senza nemmeno scomodare i trentini (col tedesco e ladino), i valdostani (col francese) e i siciliani (con l'albanese), i friulani (col friulano medesimo e lo sloveno), i sardi (col catalano, il tabarchino, il sassarese e il gallurese) e i veneti (sempre col ladino), tralasciando gli infiniti dialetti (mi sono limitato alle lingue riconosciute), per l'art.6 della Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista, né i polacchi, col bilinguismo lituano, tedesco, casciubo, bielorusso, ne i francesi con l'alsaziano, né gli sloveni e i croati con l'italiano, né gli spagnoli col catalano e il basco, né, infine, i belgi e i canadesi, ricordo che nei medesimi Stati Uniti (artefici della mattanza ucraina, giova ricordarlo) esiste una miriade di Stati in cui il bilinguismo è legge (Ungheria, Russia, buona parte degli Stati ex sovietici...).

In Louisiana, per esempio (la Patria di Louis Armstrong), francese ed inglese, con pari dignità.

Idem nelle Hawaii con l'hawaiiano e nel Nuovo Messico con lo spagnolo.

Lo spagnolo è la lingua madre del 12% della popolazione, con status speciale nel Nuovo Messico e ufficiale a Porto Rico; seguono per numero di parlanti cinese, francese (Louisiana, Maine), tedesco, tagalog, vietnamita, italiano.

L'inglese è ufficiale in 28 dei 50 Stati dell'Unione.

Perché allora quel che è consentito agli yankee non è consentito agli ucraini?

giovedì 28 maggio 2015

Autoproclamato gendarme del mondo

E' solo l'ennesimo episodio, ma particolarmente chiassoso e perciò odioso. Il fermo di polizia in Svizzera su richiesta USA nei confronti di funzionari altolocati della FIFA è stato effettuato in base ad un'ordinanza del tribunale statunitense. I funzionari in questione sono cittadini di vari Paesi (il presidente Blatter, per ora solo indagato, per inciso, è cittadino svizzero).

Si attribuisce loro di avere effettuato manovre finanziarie di diversa natura (una cinquantina di tipologie diverse). Senza voler entrare nello specifico delle accuse, è però del tutto evidente che si tratti dell'ennesima rozza, grossolana applicazione extraterritoriale del diritto USA.

I tentativi di amministrare la giustizia ben lontani dai confini yankee, attenendosi alle loro norme giuridiche, anziché alle procedure giuridiche internazionali universalmente riconosciute, sono quasi sempre coronati da successo.

Guarda un po' il caso, per prima cosa si rimette in discussione l'assegnazione alla Russia dei prossimi Mondiali di calcio 2018.

Non sono particolarmente interessato al calcio, che considero da sempre quello delle ossa, come considero il tifo una malattia, però mi pongo qualche problema circa l'accaduto. Facciamo qualche esempio.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite è un'organizzazione intergovernativa a carattere internazionale fondata nel 1945 a San Francisco sulle ceneri della Lega delle Nazioni (Parigi, 1919-1946, e gli USA non ne facevano parte). Come è noto, ha sede a New York.

Sempre nel 1945, ma nel Québec, in Canada, fu fondata la FAO (l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura), che dal 1951 ha però sede a Roma.

Il Consiglio d'Europa fu fondato nel 1949 a Londra e ha sede a Strasburgo.

L'Unione Europea, con sede a Bruxelles, fu fondata a Maastricht, in Olanda, nel 1992, sulle ceneri della CEE, fondata nel 1957 a Roma.

L'OMC (l'Organizzazione Mondiale del Commercio, in italiano non si chiama WTO) fu fondata nel 1994 a Marrakesh, in Marocco, e ha sede a Ginevra.

Il Fondo Monetario Internazionale fu fondato nel 1945, ha sede a Washington.

L'OCSE (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) fu fondata nel 1948 (come OECE, dal 1961 OCSE) e ha sede a Parigi.

L'OSCE (l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) fu fondata a Helsinki nel 1973 (come CSCE, dal 1995 OSCE) e ha sede a Vienna.

Fa eccezione la Banca Mondiale, fondata nel 1946 negli USA: i presidenti sono sempre stati tutti statunitensi (bontà loro, almeno i direttori vengono "suggeriti" dall'Europa).

Gli esempi sarebbero infiniti. La FIFA fu fondata a Parigi nel 1904 e ha sede a Zurigo. Ora, cos'è un'organizzazione internazionale, come tale?

E' un soggetto della legge internazionale, possiede una personalità giuridica propria distinta da quella degli Stati che vi partecipa. A tale principio si ispira la giurisprudenza italiana del Novecento, ma i requisiti per la titolarità di una vera e propria personalità sono indicati nella necessaria autonomia, anche organizzativa, distinta da quella degli Stati membri, e nella presenza di una missione ben definita, con attribuzione di relative competenze al cui esercizio corrisponde la titolarità di uno specifico status nella comunità internazionale. Tali caratteri sono emersi in un caso famoso sottoposto alla Corte internazionale di giustizia nel 1949, nello stabilire se l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) godesse del diritto al risarcimento del danno provocato dalla violazione di obblighi relativi al trattamento ed alla protezione internazionalmente dovuta ad un proprio agente. Nel caso si osservò che "la conclusione di accordi, di cui l'Organizzazione è parte, ha confermato il carattere di adeguata autonomia dell'Organizzazione che occupa una posizione per alcuni versi distinta dai suoi Membri, ed ai quali ha il dovere, ove del caso, di ricordare il rispetto di certi obblighi", ma anche che: "L'Organizzazione è stata destinata a godere di diritti che possono spiegarsi solo se ad essa è attribuita, in larga misura, la personalità internazionale e la capacità di agire sul piano internazionale. Si deve riconoscere che i suoi membri, assegnandole certe funzioni, l'hanno dotata delle competenze necessarie per permetterle di svolgere effettivamente queste funzioni". (CIG, 11 aprile 1949, Parere relativo alla riparazione dei danni subiti al servizio delle N.U.).

Adesso proviamo ad immaginare che agli USA non piaccia il comportamento, che so io, del sudcoreano Ban Ki-moon (ONU), del brasiliano José Graziano da Silva (FAO), del norvergese Thorbjørn Jagland (COE), del lussemburghese Jean-Claude Juncker (Presidente Commissione UE), del tedesco Martin Schulz (Presidente del Parlamento Europeo, a cui Berlusconi diede del kapò), del polacco Donald Tusk (Presidente Consiglio europeo), dell'italiana Federica Mogherini (Alto rappresentante Esteri UE), della lettone Laimdota Straujuma (Presidenza Consiglio UE), del brasiliano Roberto Carvalho de Azevêdo (OMC), del messicano José Ángel Gurría (OCSE).

Ne accetereste l'estradizione negli USA per essere giudicati dalle leggi yankee? Ironia del destino, la procuratrice generale degli USA che svolge le funzioni di pubblica accusa nei confronti dei dirigenti FIFA si chiama Loretta Lynch...

domenica 14 settembre 2014

L'Italia non aderisca alle sanzioni contro la Federazione Russa

Noi, cittadini italiani residenti in Russia, italiani in Italia che intrattengono rapporti professionali con la Russia, e più in generale persone che hanno a cuore i rapporti economici, politici, culturali ed umani tra i nostri due Paesi, esprimiamo la nostra forte preoccupazione e il nostro disappunto per l’estremizzazione del confronto tra Russia ed occidente, che ha già provocato consistenti perdite economiche ed un indebolimento della nostra posizione nel mercato russo, conquistata con una lunga storia di amicizia e di integrazione sociale e professionale.

Assistiamo ad una strategia di comunicazione strumentale ad opera della maggior parte degli organi di informazione italiani ed europei, guidata da posizioni nostalgiche di antiche contrapposizioni ideologiche che speravamo fossero superate da anni.

Il danno è estremamente elevato: nel solo settore agroalimentare perderemo circa 400 milioni di euro nell’esportazione verso la Russia. L’Italia era al secondo posto tra i Paesi europei nei rapporti commerciali con la Russia. Questa perdita potrebbe diventare strutturale ed irreversibile: la Russia non è un Paese autarchico, sostituirà l’Italia con nostri concorrenti del BRICS e dell’America Latina, e ci vorranno decenni per ritornare ai livelli attuali di interscambio. Un interscambio che nel solo primo semestre del corrente anno registra un calo del 6%, parliamo di mezzo miliardo di euro.

Perderemo le opportunità che i crescenti investimenti nel settore petrolifero avrebbero garantito per i prossimi decenni a numerosi contrattisti italiani, che offrono servizi e macchinari a numerose Società anche straniere che operano in Russia.

L’adozione di misure di sanzionamento delle maggiori banche russe e l’impossibilità di ricorrere da parte di queste ultime a linee di finanziamento a lungo termine comporterà tra le altre cose la difficoltà di molti italiani a vedere confermate le lettere di credito.

La posizione dell’Europa – e, con nostro rammarico, del nostro governo – alimenterà quel clima di sfiducia e diffidenza che porterà a contrapposizioni da cui nessuno trarrà beneficio.

State distruggendo decenni di lavoro, di investimenti e di collaborazione proficua e soprattutto di quel clima di rispetto e di considerazione di cui noi italiani abbiamo goduto da sempre.

Vi invitiamo ad un maggiore equilibrio e ad una più marcata autonomia del nostro Paese. Il rappresentante dell’UE a Mosca è l’ambasciatore lituano Vygaudas Ušackas, il rappresentante dell’UE a Kiev è l’ambasciatore polacco Jan Tombiński. E’ così che l’Unione Europea pensa di costruire la sua diplomazia? Qui non è questione di destra o sinistra: se in Italia e Francia governa il centro-sinistra, in Germania, Inghilterra, Spagna, governa il centro-destra, giusto per citare i Paesi più rappresentativi. E non gli Stati Uniti a dover stabilire cosa debba o non debba fare l’Europa con la Russia.

Ci rendiamo conto che confidare in una posizione “fuori dal coro” dell’Italia possa sembrare ambizioso e fantasioso. La storia insegna che, talvolta, il mondo cambia per le scelte coraggiose di qualcuno che agisce per primo, e l’Italia è appena entrata nel suo semestre di Presidenza dell’UE. In fondo, la Francia, cofondatrice della NATO, ebbe il coraggio di uscirne nel 1966 con De Gaulle, rientrando solo nel 2009 con Sárközy. L’Inghilterra, pur facendo parte dell’UE, non ha mai rinunciato alla propria valuta nazionale.

Non stiamo invitando ad uscire dalla NATO, dall’UE o dalla zona euro: ciò esula dalle nostre competenze. Tuttavia, se persino la Finlandia, membro anch’essa dell’UE, ha ora assunto una posizione ufficiale contro le sanzioni, che la danneggiano, non vediamo perché non possa farlo l’Italia. Ci state mettendo in ginocchio, in un momento in cui anche senza sanzioni in Italia si parla di recessione, di disoccupazione che sfiora il 13%, raggiungendo il 43% tra i giovani, di fallimento delle imprese (40 ogni giorno). Vi stiamo dunque invitando a fare una cosa semplice: fare gli interessi di quel Paese a governare il quale siete stati chiamati.

Per firmare, condividere e diffondere questa petizione, cliccate qui.

domenica 6 luglio 2014

Fascisti a Slavjansk

Ieri i fascisti sono entrati a Slavjansk. Cosa accadrà nelle prossime ore, quanti bambini innocenti moriranno, lo sappiamo tutti. Ma stiamo zitti. Non diciamo una parola! Ho acceso il telegiornale russo. La prima notizia è che è morto il metropolita ucraino della chiesa ortodossa. Poi, ovviamente, si parlava di Ucraina, ed in particolare di Nikita Michalkov, che è contro l’ingerenza della Russia negli affari interni dell’Ucraina. Non una parola su Slavjansk. A tutto c’è un limite. Da qui in avanti non capisco più. Torna alla memoria il 2008, l’Ossezia e l’Abchasia. No, non sto invocando l’occupazione. Anche nel 2008 non c’è stata una guerra: ci hanno sparato, siamo entrati, gli abbiamo dato due ceffoni (da un punto di vista militare, questo è stato, nulla di più), gli abbiamo spiegato a modo che non è il caso, e ce ne siamo andati. Non ci hanno più provato, i fascisti. E anche i loro fautori euroccidentali, che avevano scatenato tanta canea, di punto in bianco, hanno taciuto. Ora è tutto il contrario.

L’altroieri, dopo l’ennesimo viaggio di lavoro (per inciso, in un Caucaso settentrionale assolutamente pacifico), sono tornato in dacia in provincia di Mosca, dalla famiglia, da mia moglie, che amo, dai miei figli, che adoro. Ho fatto la brace, e sono arrivati i bambini di tutti i vicini. Ieri, quando ho saputo di Slavjansk, ho immaginato un bombardamento. Finito, niente più bambini, né i miei, né altrui.

In questi giorni, ho letto un articolo. L’autore ha pienamente ragione: se sarà guerra, a causa di quelli come me, chi spiegherà alle madri dei soldati russi che moriranno che i loro figli non torneranno mai più? Ed io però chiedo all’autore e a tutti i pacifisti tout court: chi spiegherà alle madri dei bambini ucraini sudorientali che i loro figli sono morti per niente? Davvero siete convinti che a star zitti come cenci si arrangia tutto? Possibile che non è chiaro, come ottant’anni fa, che poi ci sarà Belgorod, Rostov sul Don, Stavropol’, Krasnodar? Che attaccheranno la Crimea e Sebastopoli, che poi ci si aggrega pure la Georgia, e non sarà più solo Suchumi e Cchinvali, bensì Vladikavkaz, Nal’čik? Ricordo che vent’anni fa potevamo solo chiedere perdono ai serbi per non averli difesi. Eravamo deboli. Ma ora?

Sì, capisco: se solo ci proviamo, sarà guerra, quella vera, e gli USA non aspettano altro. Se invece non entriamo? La scansiamo? E’ solo una questione di tempo. Dico di più: l’unica speranza è che ci mostriamo decisi e gli statunitensi non si decidono, poiché la guerra l’hanno sempre fatta a casa d’altri, ora dalla parte della ragione (Prima e Seconda guerra mondiale), ora da quella del torto (Corea, Vietnam, l’America Latina in toto – quella centrale e quella del Sud – Medio Oriente, Algeria, Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, Egitto, Libia…). E’ ormai un’altra epoca: se entrano in Russia, moriranno decine di milioni di persone. E altrettanti da loro. Lo sanno. Dovranno pensarci per forza.

Insomma, non so che pensare. E’ da un pezzo che non sono più un politico. Eppure, non si può osservare con indifferenza la pulizia etnica in atto letteralmente a poche centinaia di chilometri da noi. Non è giusto, proprio non è possibile. Ovviamente, se ci riteniamo esseri umani. Centinaia di arsi vivi, cantava Muslim Magomaev a proposito di Buchenwald. E a me torna in mente Odessa.

lunedì 26 agosto 2013

Siete per sempre coinvolti...

Vi hanno detto che il "regime" jugoslavo bombardava la popolazione e, dopo aver ammazzato Slobodan Milošević, è risultata una criminale menzogna: erano i terroristi finanziati dagli USA.

Vi hanno detto che il "regime" iracheno aveva le armi chimiche e, dopo aver ammazzato Ṣaddām Ḥusayn ʿAbd al-Majīd al-Tikrītī, è risultata una criminale menzogna: erano i terroristi finanziati dagli USA.

Vi hanno detto che il "regime" afghano aveva sbriciolato le torri gemelle e, dopo aver ammazzato Osāma bin Lāden, è risultata una criminale menzogna: erano i terroristi finanziati dagli USA.

Vi hanno detto che il "regime" libico aveva le armi chimiche e, dopo aver ammazzato Muʿammar Gheddafi, è risultata una criminale menzogna: erano i terroristi finanziati dagli USA.

Adesso vi dicono che il "regime" siriano ha le armi chimiche e, dopo aver ammazzato Baššār al-Asad, risulterà essere una criminale menzogna: sono i terroristi finanziati dagli USA.

Se crederete agli Stati Uniti anche stavolta, sarete colpevoli e criminali come loro.

martedì 30 agosto 2011

Manovra economica e politica reale

Non sono mai stato un economista. Però di formazione, parzialmente, sono un matematico, e di mestiere, professionalmente, da più di un trentennio, sono un linguista, concretamente un interprete di simultanea. Come tale, ai massimi livelli, mi informo e mi occupo di politica.

Se non ti occupi di politica, la politica si occupa di te. Prova ne sia l’ultima manovra economico-finanziaria dell’attuale governo di centro-destra, che non esito a definire di destra e basta.

Brevissima specifica: il sedicente centro-sinistra italiano, in concordia col centro-destra, da anni, da decenni, con certosina maniacalità, si adopera per introdurre nella coscienza comune l’idea – tutta statunitense e ancor prima albionica – che il migliore sistema di gestione della res publica sia quello del cosiddetto bipolarismo.

Già questo lo ritengo una restrizione degli spazi oggettivamente democratici, dove la democrazia sta per potere del popolo, nel senso più classico della gestione greca dello Stato.

Al fine di ridurre le spese ed il debito pubblico, quello che nel mio piccolo ho capito dai telegiornali italiani è quanto segue.

  1. Annullamento degli anni pregressi all’università.
  2. Annullamento degli anni pregressi nel servizio militare.
  3. Abolizione delle province, cioè della struttura intermedia tra regioni e comuni.
  4. Dimezzamento dei parlamentari.

Bene. Anzi: male. Malissimo. Andiamo per punti.

  1. Per fare un mestiere men che decente e sfamare la famiglia, occorre essere istruiti. Non vedo perché gli anni investiti nel potere raggiungere tale obiettivo del tutto legittimo non possano essere compresi in quelli necessari per poter usufruire di una pensione comunque da fame.
  2. Faccio parte di quelle generazioni che, per secoli, sono state costrette a prestare il servizio militare di leva, cioè obbligatorio. Non avrei voluto: mi richiamarono a 23 anni, lavoravo da sei anni, nella fattispecie in quel momento ero l’interprete personale di Maja Pliseckaja, direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Passai da un milione e mezzo al mese (era l’85) a mille lire al giorno. Oggi, nessuno ti costringe. Infatti, ti mandano all’estero, dove nessuno ti ha chiamato, a fare il mercenario (poche palle), a guadagnare – a vent’anni! – in un mese quel che un operaio di cinquant’anni della catena di montaggio di FIAT Mirafiori guadagna in due anni. Ed è ancora il caso di uno dei più garantiti, figuriamoci i precari della stessa età del mercenario. E’ come la roulette russa (cosiddetta: accidenti a quel contapalle di Lermontov): se torni, campi di rendita; se non torni, ti considerano un eroe anziché un prezzolato. Per inciso, l’articolo 11 della Costituzione italiana ci dice che “la Repubblica italiana ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (ovvero consente l’uso di forze militari per la difesa del territorio in caso di attacco militare da parte di altri Paesi, ma non con intenti espansionisti) “e accetta una limitazione alla propria sovranità” (ad esempio accetta di ospitare sul proprio territorio forze armate straniere) “nell’intento di promuovere gli organismi internazionali per assicurare il mantenimento della pace e della giustizia fra le Nazioni”. Si intende comunemente che questa seconda parte consenta all’Italia di partecipare ad una guerra in difesa di altre nazioni con le quali siano state instaurate alleanze (ad esempio in caso di attacco armato ad un paese membro della NATO). Appare invece di controversa interpretazione il fatto se sia rispettoso di questo principio costituzionale il partecipare ad azioni definite come “missioni di pace” e similari, o guerre che non rispondono ad azioni di offesa esplicita (vedasi il caso della guerra d’Iraq del 2003 e della Guerra in Libia del 2011).
  3. L’articolo 114 sempre della Costituzione italiana, riconosciuta universalmente come una delle più progressiste nel mondo pseudo-civile, proprio grazie a quanto ricordato poc’anzi, recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principî fissati dalla Costituzione”. Non credo, non penso, non ritengo che i “padri” della Costituzione italiana fossero dei dilettanti allo sbaraglio, né che fossero degli “arraffa tutto”. Ma su questo torneremo al prossimo punto. Fatto sta:
    • In Italia esiste lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le circoscrizioni.
    • In Russia esiste lo Stato, i distretti federali (le regioni), le oblast’ (le province), i comuni, i distretti comunali (le circoscrizioni).
    • Negli Stati Uniti esiste lo Stato, gli Stati (le regioni), le contee (le province), le città (i comuni), i boroughs (le circoscrizioni).
    • In Germania esiste lo Stato, gli Stati federati (le regioni), i circondari rurali (i territori, i Länder, le province), i comuni, i Verwaltungsbezirk (i distretti amministrativi, le circoscrizioni).
    • Potrei continuare, ma mi fermo. Voglio dire con ciò che è del tutto inutile reinventare la bicicletta.

  4. Gli articoli 56 e 57 della già citata benemerita Costituzione italiana recitano, rispettivamente: “Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero” e “Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero”. Immagino che nessuno voglia sospettare i padri costituenti delle malefatte che conosciamo con la P2, P3 e P4. Non è il numero dei parlamentari che deve essere diminuito, ma gli stipendi di questi ultimi: infatti, conviene fare i parlamentari italiani piuttosto che quelli italiani europei. Esattamente il contrario di quanto accade negli altri Paesi membri dell’UE.
    • Gli elettori italiani, nel 1948, erano 29 milioni. 46.218 elettori eleggevano un deputato. Oggi, gli elettori sono 47 milioni. 74.670 elettori eleggono un deputato. Dimezzando i deputati, ad eleggere un deputato saranno 149.339 elettori. Non è un restringimento della democrazia? Bisogna ridurre gli stipendi d’oro, non la quantità di parlamentari. Perché i menzionati padri costituenti non erano proprio gli ultimi imbecilli.

    Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.

    (Piero Calamandrei, “Discorso ai giovani” tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955)

martedì 27 aprile 2010

Cattivi maestri

"Non voglio stigmatizzare l'Italia, ci sono molti paesi che hanno problemi con l’informazione libera; una delle forme più estreme si trova in Russia, dove Vladimir Putin controlla praticamente tutto". Al Gore, 24 aprile, ospite di "Che tempo che fa"

Notizie che girano ad hoc, messe a giro dagli yankees (vedi Al Gore) ed i loro tirapiedi europei (vedi i radicalchic salottieri italici sedicenti di sinistra). Quando ho conosciuto mia moglie, sette anni fa, sua madre (ex ginecologa e attualmente pediatra prossima alla pensione) prendeva 200 € di stipendio. Ora ne prende 1.500, e non c'è inflazione che tenga (fatti i dovuti conti, i 200 € di allora corrispondono ai 390,80 € di oggi). Altrettanto prendono i conducenti della metropolitana (quelli di Milano e di Roma non arrivano a 900, arrivano a 1.200 con trent'anni di anzianità). Un chilo di carne costa 9 €, il canone telefonico 10 € (ma le telefonate urbane sono gratuite), il riscaldamento 16 €, le spese condominiali 11 €, il canone TV 3 € (che, più che canone, sono spese di manutenzione), il gas 75 centesimi (!!!), la corrente 8 €. Potrei fare decine di altri esempi, a proposito di pensioni, previdenza sociale, sanità pubblica, pubblica istruzione, ecc. Per me tutto questo è di sinistra, cioè quando uno lavora nello Stato per il bene della collettività, o almeno così mi insegnarono alla sezione del PCI. Se invece tutto questo non è di sinistra, allora spiegatemelo voi, visto che avete la verità in tasca.

Per i rapporti Putin-Berlusconi, sbaglia il centrodestra a pensare che sia un merito di Berlusconi: gli italiani ai russi sono sempre stati simpatici in quanto tali, fin da quando gli architetti italiani vennero a costruire il Cremlino. Persino quando vennero a rompere i coglioni da invasori, nel 1941-1943, pensiamo a quanti contadini italiani in divisa furono salvati dai contadini e dalle contadine sovietici civili durante la ritirata: ben altro trattamento fu giustamente riservato ai tedeschi. Personalmente, ritengo che la ragione sia semplicemente perché sono sconclusionati gli uni e gli altri. Solo che i russi se ne rendono conto, mentre gli italiani vengono qui col piglio del "adesso ti spiego io come si sta al mondo", manco fossero tedeschi o svizzeri.

Ma sbaglia anche il centrosinistra, con la logica puerile per la quale l'amico del mio nemico è mio nemico. A dirne peste e corna quando sei all'opposizione, voglio vedere che fai quando andrai al governo. Ricordo sempre quando in Italia venne pubblicata la traduzione dell'autobiografia di Ceauşescu. La prefazione venne scritta dall'allora segretario generale dell'associazione d'amicizia Italia-Romania, un noto estremista comunista sovversivo, tale Giulio Andreotti.

In Russia c'è un detto, letteralmente, misura sette volte e taglia una volta sola. Corrisponde, in italiano, a vari detti: "pensaci prima per non pentirti poi", "chi mal pensa, mal dispensa", "misura e pesa, non avrai contesa", "chi vuol lavoro gentile, ordisca grosso e trami sottile", "taglia lungo e cuci stretto", "prima pensare e poi fare". Sto dicendo che, prima di aprir bocca e darle fiato, prima di proferir verbo altrui, e qui mi rivolgo ai miei amici e compagni sinistrorsi, sarebbe opportuno, molto gramscianamente, studiare.

domenica 21 febbraio 2010

Gli zar dei ghiacci e di Sanremo

Come molti sanno, sono da sempre tiepido nei confronti dello sport ed acerrimo nemico del tifo, che per me resta una malattia (come il calcio è quello delle ossa). Ciò premesso, stavolta mi sento di parlarne, con riferimento non tanto ai risultati del pattinaggio di Vancouver (più divertente è stato il campionato europeo), quanto ai pelosi commenti compiaciuti dei media italiani.

Repubblica: Lysacek re del ghiaccio, Plushenko manca il bis. La Stampa: Vancouver, Plushenko perde il trono: “Questa è danza, non più pattinaggio”. Si distinguono, però, il Corriere della Sera: Lysacek spodesta lo Zar dei ghiacci e l’immancabile Unità, sempre preoccupata di dimostrare di non essere comunista: Vancouver, Lysacek spodesta lo zar russo dei ghiacci.

Come dovrebbe essere noto (ma, dopo la riforma Gelmini, anche questo cadrà nel dimenticatoio), “zar” vuol dire “re”, e viene da “Cæsar”, da cui anche il tedesco “Kaiser”, cioè proprio dal romano Giulio Cesare.

Pur avendo premesso di non occuparmi di sport, mi sento di condividere il commento di Pljuščenko: in qualunque sport, ogni record mondiale viene raggiunto con l’obiettivo di superarlo in futuro. Vale per le corse podistiche, per i salti in alto, ed anche, appunto, per il pattinaggio.

Lo statunitense Lysacek ha dichiarato di non sapere fare il salto quadruplo e di fregarsene, perché tanto non conta. Le opinioni sono come le corna, ciascuno ha le sue, ma le opinioni sono opinabili per definizione. Fatto sta che, con le nuove regole inaugurate a Vancouver, per dirla con Pljuščenko, il pattinaggio d’ora in avanti è danza. Non sapendo a cosa attaccarsi, l’Unità ribatte che “Lysacek al talento preferisce il cuore”.

La ragione che mi ha spronato ad imbracciare la tastiera anche stavolta non è quella di parteggiare per Tizio o per Caio, ma proprio quel mefitico “zar”. Tutti i monarchi d’Europa, con le mani monde di sangue secolare, sono imparentati tra loro, dal Portogallo alla Russia, passando per la Spagna, la Scandinavia, l’Olanda, la Gran Bretagna, la Francia e, naturalmente, l’Italia, ecco perché, sposandosi solo tra di loro, hanno partorito fior di dementi. Tra i Paesi moderni repubblicani del vecchio continente, solo in Italia era possibile invitare a cantare a Sanremo non semplicemente tale Emanuele Savoia, ma un erede al trono che appena un anno fa si è presentato alle elezioni europee col Partito monarchico. E solo in Italia poteva arrivare secondo, come Pljuščenko. Quello che voglio dire è che gli italiani sono gli ultimi a poter fare della facile ironia, dovrebbero vergognarsi.

lunedì 8 febbraio 2010

Chi è filocosa

La Stampa, ore 18:24, 7 febbraio 2010: Ucraina, il filo russo Yanukovich scalza la premier Tymoshenko.

Repubblica, ore 19:07, 7 febbraio 2010: Yanukovich annuncia la vittoria. L'Ucraina all'opposizione filorussa.

Corriere della sera, ore 20:21, 7 febbraio 2010: Il leader dell'opposizione filorussa in vantaggio. Ma Iulia Timoshenko per ora non riconosce la sconfitta.

l'Unità, ore 20:36, 7 febbraio 2010: il leader filo-russo del Partito delle Regioni, Viktor Yanukovich, avrebbe vinto le elezioni presidenziali svoltesi oggi in Ucraina, sconfiggendo il premier Yulia Timoshenko.

Perché riporto questa breve rassegna di titoli ed incipit di giornali progressisti italiani? Perché voglio farvi riflettere sulle ragioni per le quali Viktor Janukovič (è così che si scrive, smettiamola anche con la traslitterazione "creativa") è sempre e comunque un uomo di Mosca e, sottinteso, di Putin ("filorusso", appunto), mentre Julija Timošenko (è così che si scrive) è solo la Presidente del Consiglio dei Ministri (la "premier", come piace dire ai giornalisti, all'opposizione e ai governanti italiani), non una parola sul fatto che sia talmente filo-occidentale da essere filo-yankee, smaniosa di entrare nella NATO.

Già che ci sono.

Gorbačëv (accento sulla "ë", non sulla "o")

El'cin (non Yeltsin et similia)

Medvedev (accento sulla seconda "e", non sulla prima)

Janukovič (accento sulla "o", non sulla "u")

Černobyl' (accento sulla "o" alla ucraina o, al limite, sulla "y" alla russa, ma comunque assolutamente non sulla "e" come si usa in Italia)

Kiev, Moldavia (in italiano, non traslitterando dall'ucraino e dal moldavo rispettivamente Kyiv e Moldova). Anche Nizza, in russo, resta Nizza, non diventa Nice, poiché il nome era noto da prima che nascesse Garibaldi.

mercoledì 3 febbraio 2010

Problemi d'altri tempi

Alla prosperità è subentrata la crisi. Sono cambiate le forme, l'ordine di successione, la fisionomia delle singole crisi, ma le crisi continuano a essere parte integrante del regime capitalistico. I cartelli e i trusts, mentre hanno unificato la produzione, ne hanno accentuato al tempo stesso, e sotto gli occhi di tutti, l'anarchia, aggravando l'insicurezza del proletariato e l'oppressione del capitale e inasprendo così oltre ogni limite le contraddizioni di classe. Che il capitalismo proceda verso il crollo - sia nel senso delle singole crisi politiche ed economiche che nel senso della catastrofe completa di tutto il regime capitalistico - l'hanno dimostrato con singolare evidenza e in dimensioni particolarmente ampie i giganteschi trusts contemporanei. La recente crisi finanziaria in America, il terribile aggravarsi della disoccupazione in tutt'Europa, per non parlare dell'imminente crisi industriale, annunciata da molti sintomi, tutto questo ha fatto si che le recenti «teorie» dei revisionisti venissero dimenticate da tutti e, a quanto sembra, persino da molti revisionisti. L'importante è di non dimenticare gli insegnamenti che questa instabilità propria degli intellettuali ha dato alla classe operaia.

da "Marxismo e revisionismo", V.Il'in (Lenin), in "Karl Marx (1818-1883)", Pietroburgo 1908

mercoledì 27 gennaio 2010

51° Stato USA


D'accordo, le dimissioni di Bertolaso sono rientrate. Ma non è questo che conta. Bertolaso, che non è certo il massimo auspicabile come ministro della Repubblica italiana nata dalla Resistenza al nazifascismo, ha criticato apertamente gli Stati Uniti d'America - e, segnatamente, l'Organizzazione delle Nazioni Unite - per il loro comportamento annessionistico ad Haiti. Gli USA, dal canto loro, ne hanno esatto le dimissioni. Berlusconi e Frattini, facendo i salti mortali, o, meglio, usando la tipica inventiva italica, rinomata nel mondo, nonché le solite ipocrite scuse tese a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, sono riusciti ad ottenere da Hillary Clinton il rientro di tale sanzione.

Ragioniamoci sopra. Per l'ennesima volta, si dimostra la totale dipendenza supina italiana dagli USA. Dico "ennesima" perché è dal 1944, passando per il "piano Marshall", per gli avvertimenti mafiosi di Jimmy Carter al Partito Comunista Italiano ("Berlinguer stia al suo posto!", tuonava l'allora Presidente statunitense dalla copertina di "Panorama" nel 1978), per la dipendenza incondizionata dall'Organizzazione-Trattato dell'Atlantico del Nord, quella NATO che fu creata contro l'URSS, che fu costretta a rispondere creando il Patto di Varsavia (non viceversa, contrariamente a quanto affermano gli odierni libri di storia), e che continua a bombardare e frazionare qualunque Stato abbia la sventura di finire nei loro elenchi "canaglia" (Corea, Vietnam, Cile, Argentina, Panama, Nicaragua, Jugoslavia, Serbia, Iran, Iraq, Afghanistan, giusto per fare qualche esempio più eclatante), che l'imperialismo statunitense è sotto gli occhi di chiunque voglia tenere spalancati questi ultimi.

In Italia fa molto bon ton, soprattutto nel centrosinistra salottiero, criticare ad ogni dove qualunque comportamento della Russia, ed in particolare di Putin. Ve la immaginate la canea che si scatenerebbe se questi pretendesse le scuse italiane e le dimissioni di qualche ministro, soprattutto se il governo fosse diverso da quello attuale? Come mai i radical chic nostrani non si sono minimamente posti il problema né si sono sbracciati contro l'invio ad Haiti delle truppe yankee anziché dei caschi blu dell'ONU?