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domenica 22 febbraio 2015

Finché la barcaccia va

Si parla molto, in questi giorni, della Barcaccia di piazza di Spagna, del Bernini, salvo poi non parlarne mai più fin alla prossima profanazione, con le stesse bottigliate, vomitate e pisciate, praticamente quotidiane. Ho iniziato a “fare politica” (si diceva così, all’epoca, adesso direi “occuparmi” di politica) nel 1973, andando alla manifestazione del PCI a piazza San Giovanni, sotto casa mia, all’indomani del golpe in Cile. Ora direbbero che sia stata un’ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano straniero: altrimenti, non si capisce perché non sia lecito affermare che nel 2014 in Ucraina ci sia stato un colpo di Stato fascista. Ma non è di questo che volevo parlare.

A fine 1975, in Spagna, dopo lunga agonia, morì il macellaio fascista Francisco Franco. All’inizio del 1977, Santiago Carrillo, segretario del Partito Comunista Spagnolo, rientrò dall’esilio in Spagna e venne arrestato in aeroporto. Naturalmente, in quei giorni era chiaro a tutti nel mondo intero che la Spagna sarebbe cambiata in pochissimi giorni, che Carrillo sarebbe stato liberato, ma ad ogni buon conto la FGCI di Roma, a cui mi iscrissi il 14 dicembre 1976, appena quattordicenne (sono nato nel 1962) organizzò una veglia notturna davanti all’ambasciata spagnola, che, guarda un po’ il caso, si trovava e si trova tuttora in piazza di Spagna.

Non eravamo diversi dai nostri compagni extraparlamentari, che noi snobbavamo perché “compagni che sbagliano”: barbe lunghe (che a me ancora non cresceva), eskimo (andatevelo a cercare in Wikipedia, se non lo sapete), jeans “sdruciti”. Era una manifestazione spontanea, non organizzata, in quattro e quattr’otto, eppure eravamo diverse migliaia. Per questo, visto che ormai c’era, ad un certo punto si presentò un ragazzotto, con i Ray-Ban da vista (già motivo di scherno, in quanto li portavano i fascisti del FdG, come i “Lozza”), jeans nuovi di pacca, giacchetta di raso color viola scuro e “megafonino” in mano (nel senso che un megafono così piccolo ancora non l’avevo mai visto, all’epoca). “Condanniamo”, “esecriamo”, e altre amenità sui generis. Diretto e spontaneo com’ero a quei tempi (ma pure adesso), chiesi ai miei compagni più anziani (probabilmente diciannovenni, ma per me erano vecchi): chi è quello stronzetto? Il segretario della FGCI Romana, Valter Veltroni, mi risposero. Sì, proprio quello che, in questi ultimi anni, ebbe ad affermare di non essere mai stato comunista. Come dire, il mio segretario di allora mi aveva preso per il culo per tutti quegli anni. Ovviamente, Carrillo fu rilasciato, non certo per merito nostro.

Non è di questo che volevo parlare. Eravamo a piazza di Spagna. La scalinata, la dolce vita, gli innumerevoli film del neorealismo. E la Barcaccia. E’ un problema di civiltà. Non ci sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello di fare quel che è stato fatto quasi quarant’anni dopo, e non perché non fummo caricati dalla polizia (cosa che, peraltro, non è successa nemmeno nel frangente odierno). E non è questione di nazionalità dei vandali: potevano essere olandesi, tedeschi, milanesi o romani, romanisti o laziali. Sarebbe finita nello stesso modo. La civiltà occidentale rischia di essere condannata. Badate bene: ho detto “rischia”, probabilmente perché ancora confido. Ma temo che il mio confidare sia inutile.

venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi, redde rationem

No, non siamo alla resa dei conti. Intanto, in galera non ci va, e quante volte ho risposto, in questi tredici (sic!) anni di esilio forzato, a quanti volevano morto Berlusconi, che io non lo volevo affatto morto, bensì in galera, che sennò è troppo comodo. Poi c’è la faccenda dell’interdizione dai pubblici uffici, che non si sa ancora come andrà a finire (temo di saperlo benissimo, invece).

“La pena scatterà a ottobre”. Immaginiamo che uno si sia intrufolato in un pollaio ed abbia rubato una gallina. L'hanno pizzicato e l'hanno condannato in via definitiva ai domiciliari per quattro anni. Però, "non scherziamo”, mica subito, per ora resta in libertà a delinquere altri tre mesi, per dimostrare che non ce l’hanno con lui.

Altra mia frase di questi quasi tre lustri è che “ciascuno ha il governo che merita, l’Italia merita Berlusconi”. Ne resto convintissimo: chi l’ha votato per vent’anni? Mica è sceso da Marte con le armi in pugno. Berlusconi morirà per ragioni anagrafiche, circondato dai suoi commensali, servi e puttane. Si spegnerà “serenamente”, come suol dirsi. Non così tutti coloro che sono stati danneggiati – materialmente ma soprattutto mentalmente – dal ventennio berlusconico. Finirà Berlusconi, ma non i berluscones, finirà Berlusconi, ma non il berlusconismo, per cui non pagare le tasse è cosa buona e giusta, e chi afferma il contrario è comunista.

Guardiamoci intorno: i vari Dell’Utri, Previti, Alfano, Santanchè, Minetti, Daddario, Brambilla, Bondi, Apicella, Feltri, Brunetta, Letta (zio e nipote), Bonaiuti, Giovanardi, Miccichè, Bertolaso, Vito, Fitto, Carfagna, Meloni, Frattini, Craxi (la figlia), Palma, La Russa, Tremonti, Scajola, Urso, Sacconi, Matteoli, Mantovani, Prestigiacomo, Gelmini, Tajani, Belpietro, Alemanno, Gasparri, Mussolini (la nipote, ovviamente), Casini, Fini, Mastella, ma anche Bossi, Maroni, Calderoli, Galan, Zaia, Castelli, Borghezio, Tosi, Cota, Pannella, Rutelli, e persino Occhetto, D’Alema, Fassino, Veltroni, Renzi, Franceschini, Finocchiaro, Napolitano, Grillo, sono ancora tutti là. In un Paese normale ciò non sarebbe mai accaduto.

E qui ripeto (repetita juvant, sed stufant) il mio pensiero di tutti questi anni: nel Ventennio fascista, piazza Venezia era stracolma di folle osannanti ad acclamare il Duce sotto il balcone. E lo era anche piazzale Loreto nell’aprile del 1945, a prenderne a calci il cadavere. Nessuno era mai stato fascista. Nessuno ha mai votato Democrazia Cristiana per quarant’anni, nessuno è mai stato craxiano all’indomani di Tangentopoli. Fra una decina d’anni, risulterà che nessuno abbia mai votato Berlusconi.

No, proprio non siamo alla resa dei conti. No, non ritengo che ci sia alcunché da festeggiare.

giovedì 6 gennaio 2011

FIOM, PD, Camusso...

Questo è un altro dei motivi per cui perdiamo sempre e continueremo a perdere: bisogna per forza essere obiettivi, moderati, morigerati, rilassati, sereni, duttili, friabili, molli, mollacciosi, super partes, bipartisan...

Un cazzo! Io sono incazzato nero! Finché ci sarà un bambino nero a morir di fame che ha l'unica fortuna che Veltroni non è andato a trovarlo, io m'incazzo! Finché ci saranno gli operai che se non accettano di lavorare alle condizioni e alla capacità d'acquisto come mio nonno che faceva il bracciante a cottimo quasi cento anni fa, io m'incazzo!

E' per questo che, quarant'anni fa, eravamo comunisti. Io lo sono tuttora, e dunque sono fieramente ed orgogliosamente di parte, la parte dei diseredati. E quelli che mi dicono che sono un nostalgico, che sono vetero-qualcosa, che sono fuori dalla storia, fuori dall'Italia (vero), fuori dal mondo, ricordo che un tempo lo erano anche loro. Sono la vostra cattiva coscienza, immodestamente.

Fuori dalla storia sono gli anziani che, dopo una vita di lavoro, sono ridotti a raccogliere le verdure marce alla chiusura dei mercati rionali, sono le cassiere dei supermercati che vengono licenziate se stanno al bagno dieci minuti anziché cinque, sono gli operai a cui nessuno ha spiegato che stanno alla catena di montaggio ma non si chiama più così. Fuori dalla storia, soprattutto, sono quei parlamentari, assessori, funzionari d'apparato che in un mese guadagnano quel che io guadagno in un anno e i citati operai in due anni, e che, essendo stati comunisti quarant'anni fa, mi vengono a dire che... "bisogna per forza essere obiettivi, moderati, morigerati, rilassati, sereni, duttili, friabili, molli, mollacciosi, super partes, bipartisan..."...

giovedì 12 agosto 2010

Diario torbiero ter

Non è la Russia, il Paese da cui in tutto il mondo hanno imparato cosa sia la corruzione. E non è la Russia, il Paese in cui è stata inventata la mafia. Sembrano delle ovvietà. Eppure, a leggere i giornali italiani, tali non sembrano.

In Italia, l’informazione televisiva è iperblindata, prona ed asservita agli ambienti governativi. Tuttavia, ci sono molti altri modi per accedere alla libera informazione: la carta stampata e, soprattutto, la rete. E’ comunque umiliante, per gli italiani, dover sentire le manifestazioni di superiorità e supponenza anglo-franco-tedesche, pensando alla democrazia nata dalla Resistenza e, ancor prima, alla democratia dell’antica Roma.

Ecco allora che si va a cercare oltreconfine qualcuno che sia meno democratico, meno informato, più corrotto e più mafioso. Certo, questo riguarda molti Paesi africani e, più in generale, in via di sviluppo, che però, in quanto tali, vengono presentati razzisticamente come una sorta di terra di nessuno popolata da dei selvaggi. Dunque, gli italiani sarebbero superiori per definizione, prova ne siano i barconi di disperati sforacchiati regolarmente lungo le coste italiche.

La sedicente pseudo sinistra salottiera radical chic dice che sforacchiarli non sta bene, ed in questo ne condivido l’idea; ma restano comunque – secondo loro, anche se lo pensano ma non lo dicono – dei selvaggi, degli esseri inferiori tout court.

Meglio allora rivolgere i propri strali contro qualcuno più grosso, più potente, più ricco di risorse naturali. L’Inghilterra, la Francia o la Germania non fanno al caso nostro… Ecco: la Russia.

Ho letto, sui giornali italiani, che, in questi giorni di canicola africana e di fumo di torba, a Mosca i morti quotidiani sono raddoppiati. Questo viene presentato come uno scoop, nonostante che tale dato sia stato fornito ufficialmente dalle autorità russe in una conferenza stampa trasmessa da tutti i canali televisivi russi più importanti. Una non-notizia, dunque. La notizia, invece, sarebbe che nei giorni di fumo le vittime a Mosca a causa di quest’ultimo sarebbero state 5.000.

Ragioniamo. In una città di 11 milioni, quale è Mosca, è fisiologico che muoiano quotidianamente 360-380 persone, per le cause più disparate, da quelle naturali agli incidenti stradali, dagli infarti ai tumori. Nei giorni di fumo, dal 6 al 10 agosto, i morti quotidiani sono saliti a 700. Supponiamo pure (ma è difficile da credere) che i morti in eccesso siano tutti infartuati ed asmatici. In cinque giorni, dovrebbero essere 1.650. Viceversa, per arrivare a 5.000, il fumo avrebbe dovuto iniziare il 25 luglio, quasi due settimane prima del reale. Ecco dunque una tipica balla giornalistica, anche piuttosto pelosa, nel senso di voler spacciare i propri desiderata per realtà oggettiva ed inoppugnabile.

Ieri, in un’intervista radiofonica, mi è stato chiesto se riesco ad avere le informazioni nonostante il blocco mediatico imposto da Putin. Immagino che la mia risposta non sia piaciuta affatto. A parte i canali italiani che vedo via satellite (d’accordo, non tutti hanno la parabola, ma ce ne sono più che di condizionatori in Italia), via etere vedo gratuitamente 35 canali russi, compresa, sempre gratuitamente, la versione russofona di Euronews, che stenterei a spacciare per noto canale putiniano. Appartengono allo Stato: Russia 1 (ex RTR, tipo RAI 2), Russia 2 (tipo RAI Sport), Russia 24 (ex Vesti 24, tipo RAI News 24), Russia Kul’tura (non esiste un analogo italiano) e Bibigon (tipo RAI Gulp). Esiste anche un canale del governo di Mosca, TV Centr. Tutti gli altri sono privati. Alcuni sono finanziati da Paesi occidentali, segnatamente scandinavi. Altro che censura.

Il fatto è che io so come funzionano certe cose. I corrispondenti italiani, per giustificare i loro alti stipendi da “sede disagiata” (sic), tipo cinque-sei operai di Pomigliano D’Arco, pescano le notizie dai media russi, le traducono e le inviano in Italia come farina del loro sacco. I loro colleghi in Patria ritengono che dunque si tratti di informazione carpita dai loro corrispondenti, e perciò che si tratti di rivelazioni compromettenti. Il cerchio si chiude quando a quel punto chiedono a me o a qualche altro russo un commento circa queste notizione, che ci comunicano perfettamente convinti che noi ne siamo all’oscuro a causa della presunta longa manu di Putin.

L’altro giorno Putin è stato mostrato alla guida di un aereo antincendio. Non discuto dell’opportunità mediatica, certo è che, con la sua nota preparazione militare, se l’è cavata bene, e non riuscirei ad immaginare altrettanto pensando ad Andreotti, Berlusconi, Prodi, Veltroni, Bersani, Vendola. Ma non importa. Quel che è stato specificato nei media russi è che Putin ha svolto il ruolo di secondo pilota, quello, per intenderci, addetto a pescare l’acqua dai bacini nelle poche decine di metri in cui l’aereo rasenta il pelo dell’acqua, e a scaricarla sull’epicentro dell’incendio. E’ quel che ha fatto. La guida vera e propria dell’aereo era affidata al primo pilota, un professionista della Protezione Civile (il cui capo, il ministro Šojgù, era anch’esso presente sul velivolo). Nulla di tutto ciò è trapelato nei media italiani, che anzi affermano che siano piovute fior di critiche da tutti i media russi, del tipo “Putin la smetta di spegnere gli incendi, pensi piuttosto a come spegnerli”. Mi pare una logica bestiale, ma, anche qui, non discuto.

Chi sono, questi “tutti” media russi? Si scopre che sono due giornali in tutto. Il primo, “Moskovskij Komsomolec”, viene presentato come un autorevole giornale tradizionalmente asservito all’entourage di Putin. Chiedetelo a qualunque russo. Si tratta in realtà di un foglio scandalistico, del tipo che l’attrice tal delle tali ha messo le corna all’attore Pinco Pallino. Un po’ come prestar fede a “Novella 3000” o “Chi” per attingere all’informazione veritiera. Il secondo, presentato come autorevole quotidiano economico, si chiama “Vedomosti”. Autorevole, per carità. Viene però sottaciuto che si tratta di un giornale fondato, sponsorizzato, finanziato e pubblicato dal Financial Times e dal Wall Street Journal.

Se sono questi, i riferimenti dell’opposizione italiana, i berlusconiani possono dormire sonni tranquilli almeno fino al 2020.

domenica 14 marzo 2010

Lettera aperta a Diego Bianchi (Zoro)

A Diego, stanotte ho dormito male, ho acceso il televisore e ti ho sentito e visto su Youdem (la mia solita differenza di fuso orario con l'Italia).

Ti ho sentito sfottere Roberto Morassutt e Nicola Zingaretti perché sono cinquantenni, largo ai giovani e cioè ai quarantenni.

A parte che mi pare una differenza risibile, come sai io sono un acerrimo avversario del PD, non sono sospettabile di simpatie, ed oltretutto ricordo Morassutt come segretario FGCI dell'Alberone (io ero segretario della IX Circoscrizione) e Zingaretti come segretario della FGCI di Roma (dopo Veltroni, Bettini, Leoni, Sandri, decisamente una caduta di stile).

La stessa FGCI - temporalmente - da cui vieni anche tu.

Li avevo entrambi come miei contatti in Facebook, ma dopo un po' che insistevano ad invitarmi a votarli ad ogni consultazione elettorale e poi sparire, li ho cancellati.

Tutto ciò premesso, loro due ed anche te siete tutti più giovani di me, ma io di anni ne ho 48 manco compiuti.

Nella fattispecie, Roberto ne ha compiuti 46 da poco, Nicola 45, e tu 41.

Non mi piace.

Vedi, Diego, le stesse stronzate le diceva uno che voi tre avete accettato come vicesegretario nazionale del PD: mi riferisco a Ivan Scalfarotto, classe 1965 (tu 1969, Nicola 1965, Roberto 1963, io 1962), un talent scout bancario di Citi Bank, uno che licenzia i poveri cristi, che per essere eletto come "gggiovane" se la prese con un altro che non mi è simpatico, Alfonso Pecoraro Scanio, classe 1959. E bada che eravamo nel 2005, cinque anni fa.

Scalfarotto? Non scherziamo

Prospettive sinistre

Giovanilismo malattia infantile del riformismo

Ne è passato, di tempo, da quando, partendo per il militare a 23 anni, nel 1985, unificai i sei circoli (Alberone, Appio Latino, Appio Nuovo, Latino Metronio, Porta San Giovanni e Tuscolano) della nostra circoscrizione (Latino Metronio in quel momento era il più grande di tutta Roma) in un unico circolone e lo intiolai a Woody Allen...

Diego, tutti dovemo da campà, ma ti pare il caso?

mercoledì 29 luglio 2009

Saggezza, malattia senile del giovanilismo

La mia nota Giovanilismo, malattia infantile del riformismo ha sortito un insperato interesse. Mi pare tuttavia che i commenti siano permeati da un vizio di fondo: che, all'aumentare della speranza di vita media italiana ed occidentale, corrisponda una spalmatura più graduale della maturità e della saggezza. Questo giustificherebbe la maggiore immaturità dei quarantenni - quelli che Padoa Schioppa chiamava "bamboccioni" - ed il loro conseguente permanere più a lungo in famiglia. In ultima analisi, è questo il fine malcelato, legittimerebbe la canea smodata in favore dei (molto) sedicenti giovani del PD.

E' vero, la speranza di vita è aumentata: quando venne ucciso Giulio Cesare, con i suoi quaranta e qualcosa anni, egli veniva considerato un vecchio. Anche ai tempi di mio nonno, a sessant'anni si era vecchi. Oggi lo si è ad ottanta.

La vecchiaia, da sempre, è considerata sinonimo di saggezza. Saggezza, non intelligenza, non stiamo parlando di quest'ultima. Perciò, chi superava i quaranta ai tempi di Giulio Cesare, i sessanta a quelli di mio nonno, gli ottanta oggi, più che saggio, veniva e viene considerato rincoglionito.

Per spiegare quale secondo me sia l'errore di tale "dottrina", debbo ricorrere alla matematica. Facciamo che la saggezza sia 500. Secondo la logica che ho descritto, a quarant'anni Giulio Cesare era saggio al 100%, mio nonno al 67%, i quarantenni del PD al 50%. Già così, preferirei un D'Alema saggio al 75%.

Il fatto è che la saggezza, a mio modo di vedere, è un parametro incrementabile: 500 non è il massimo. Giulio Cesare a quarant'anni era arrivato a 500, ed è sempre a 500 che oggi a quarant'anni si può e si deve arrivare, per giungere tranquillamente a 1.000, raggiunti gli ottant'anni.

Secondo questo schema, i piombini dovrebbero aver raggiunto un coefficiente pari a 500, cioè al 50%. Invece no: l'ultima generazione politica, con le dovute esecrabili eccezioni, rispetta questa impostazione. I piombini, al contrario, annaspano a raggiungere le 250 unità. E' il 50% del ciclo di vita ai tempi di Giulio Cesare, ma hanno già la sua età, non vent'anni. Di questo passo, a ottant'anni sfioreranno a malapena le 500 unità. Sono fermi al 25% del potenziale.

Il 25% del potenziale ai tempi di Giulio Cesare si raggiungeva a dieci anni. Affidereste le sorti del vostro Partito a dei ragazzini delle medie?

giovedì 2 luglio 2009

Giovanilismo, malattia infantile del riformismo

Cosa ne faranno, del PD e nel PD, per quanto mi riguarda personalmente, sono affari loro. Ciò non mi esime, tuttavia, dall'esprimere un'opinione, visto che da settimane è uno degli argomenti chiave d'apertura degli organi d'informazione italiani.

Io ho sempre condiviso la massima di Francesco Guccini del 1978, secondo la quale a vent'anni si sia stupidi davvero, persino quando ero io, ad avere vent'anni, figuriamoci adesso che mi avvicino al mezzo secolo.

Quello che (mi) fa arrabbiare, è che oltretutto i cosiddetti giovani del PD non sono affatto giovani: Zingaretti è stato il mio ultimo segretario della FGCI Romana, e siamo all'inizio degli anni '80, un quarto di secolo fa. La Serracchiani va per i quaranta. Scalfarotto, che quando faceva il verde accusò Pecoraro Scanio di essere vecchio (una colpa?), ha 44 anni, appena sei meno del citato Pecoraro Scanio. Eccetera. Ma dell'istrione Scalfarotto, in particolare, avevo già parlato quattro anni fa, nel mio Scalfarotto? Non scherziamo.

Nel 1917, la Rivoluzione d'Ottobre la fecero Trockij, che aveva 38 anni, Dzeržinskij (40), Stalin (38), Kamenev (34), Zinov'ev (34), Bucharin (29), Sverdlov (32), Antonov-Ovseenko (34). Il più vecchio era Lenin, che di anni ne aveva 47, la mia attuale età.

Tra gli italiani, nel 1921, a Livorno, il Partito Comunista d'Italia venne fondato da Gramsci, trentenne, Bordiga (32), Togliatti (28), Grieco (28), Di Vittorio (29), Longo (21), Secchia (18), Misiano (37), Terracini (26), Tasca (29), Pastore (34).

Quello che voglio dire è che, a dar retta ai richiami al nuovo e al giovanilismo, questi giovinotti italici sono già abbondantemente âgés, senza aver combinato alcunché degno di nota. Fra cinquant'anni, difficilmente qualcuno li ricorderà ancora.

Mi è capitato, tempo fa, di discutere, qui a Mosca, con una ex compagna di università di mia moglie, nemmeno trentenne. Parlava per frasi fatte, una di queste era "il passato non esiste, conta solo il presente". Le risposi anch'io con una massima, l'unica che potesse comprendere: chi non ha passato, non ha futuro.

lunedì 8 giugno 2009

Le colpe sono sempre altrui

Il PCL, col suo 0,54% (che, se ricordo bene, è un prefisso telefonico della bassa Emilia Romagna, tipo Massalombarda, Lugo, Castel Bolognese), non avrebbe spostato nulla.

Il PCI rimproverava PdUP, DP, LC, NSU, AO di disperdere voti, ed era una gran cazzata, come è una cazzata quella del PD di lanciare queste accuse ai comunisti, e dei comunisti a SL e PCL: ciascuno deve poter votare quel che più gli è vicino, senza ricatti, e se non ti vota, evidentemente non l'hai convinto.

Persino SL, col suo 3,1%, se togliamo i Verdi, non conta un cazzo.

Parliamo di numeri: dopo che si è sciolto il PCI, i Verdi avevano il 2,8%, e Rifondazione il 5,6% (il PDS il 16,1%, meno della metà del PCI).

Rifondazione nel '96 arrivò all'8,6%, poi ci ha pensato Bertinotti a massacrarla: così, nel '99, è scesa al 4,3%, ma il PdCI ha racimolato appena il 2%.

Prima di Genova, nel 2001 il PRC era al 5%, il PdCI appena all'1,7%.

Nel 2006, dopo 5 anni berlusconiani la sinistra diede un minimo (risicatissimo) di speranza di invertire la tendenza col 5,8% al PRC e il 2,1% al PdCI.

Insomma, PRC+Verdi nel 1992 all'8,4%, PRC+PdCI+SL+PCL oggi al 7%.

E stiamo parlando, tra l'altro, di poco più di due milioni di voti.

Partiamo da qui, nel fare critiche ed autocritiche.

lunedì 16 marzo 2009

Federazione Giovanile Democratica (Cristiana?) Italiana

E così sarà, e così non poteva che essere, glielo dicevo fin dal 1991.

Ora che il PD, con Franceschini e Prodi, sarà giustamente e sacrosantamente sempre più sinistra DC illuminata e progressista, dove andranno avanti Rutelli e Parisi, che fine faranno i D’Alema, i Fassino, i Bersani, insomma tutta la dirigenza FGCI degli anni '70? Andranno a far compagnia a Veltroni in Africa? E chissenefrega.

Ma dove andranno i tanti ex militanti del PCI che hanno accettato di farsi democristianizzare dal PCI al PDS, dal PDS ai DS, dai DS al PD? Ancora in Emilia a fare le salamelle ai festival dell’Unità?

Com’è che si chiama adesso? Festa Democratica? E di qui a breve, un’idea un sacco originale: Festa Popolare! Vedrete se non ho ragione. Solo che il “Popolo”, era l’organo ufficiale della DC.

Bello, questo passaggio: da “Festa dell’Unità” a “Festa del Popolo”. All’epoca della DC, almeno, si chiamava “Festa dell’Amicizia”, ma il PD è più avanti, molto più avanti.

martedì 17 febbraio 2009

Sardegna, un passo avanti, due indietro

Lo so che i miei affezionati ed esigui lettori oggi avranno voglia di vedere se dico qualcosa del voto regionale sardo. Non mi esimo, anche se, ovviamente, ciò non era in cima ai miei pensieri. Fino alle elezioni politiche dell’aprile 2008 mi veniva da sposare un estratto da un monologo di Giorgio Gaber:

Adesso… adesso non c’è più il 50% a destra e il 50% a sinistra. C’è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50 virgola talmente poco… che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo. Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione. Ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di Sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di Destra. La dittatura di Centro invece... quella gli va bene. Auguri!!!

Invece, qualcosa è effettivamente cambiato. Intanto come dicevo giusto l’altro giorno, loro sono coesi, il centrosinistra no. Un dato importante che però si evince, a caldo, è che, analogamente al voto del Lazio, l’uomo fa la differenza: passa Zingaretti alla Provincia e non passa Rutelli al Comune, con una differenza di ben 50.000 voti. In Sardegna, Soru si attesta sul 43%, mentre i Partiti della sua coalizione raggiungono appena il 39%. In voti, 125 mila in meno. Viceversa, Cappellacci registra un 52%, i suoi Partiti il 57%. Ed in voti, invece, i suoi Partiti hanno preso 85 mila in meno. Cioè, per chiunque uno abbia votato, c’è una marea di gente che ha votato l’uomo, ma ha votato per tutt’altro Partito.

Vediamole, queste coalizioni. Vediamo come era andata appena un anno fa, sempre in Sardegna, alle politiche. Il centrodestra aveva il 50% (491 mila voti) ed ha il 56% (370 mila voti). Il centrosinistra aveva il 45% (440 mila voti) ed ha il 39% (255 mila voti). E vediamo i Partiti. Il PDL passa dal 42 al 31%, ma l’UDC passa dal 6 al 10%. In compenso, il PD passa dal 36 al 24%, l’IDV dal 4 al 5% e le schegge sedicenti sinistre dal 4 al 9%.

Insomma, al di là dell’inveire sul popolo ebete mediasettizzato, nel centrosinistra dovrebbero riflettere di più su chi e cosa propongono. Continuano, questi ultimi, a sbracciarsi da anni, decenni, a voler dimostrare di non essere diversi, terrorizzati dall’idea di poter essere accusati di essere comunisti, ed i comunisti dall’idea di poter essere accusati di veterostalinismo. Ma se non sono diversi, perché uno dovrebbe votare loro, dilettanti, anziché gli altri, professionisti del malcostume? Guardate che questa la dico fin da quando, a Milano, il candidato del centrosinistra era Nando Dalla Chiesa (un sindaco con i baffi…), tutto teso, al Circolo della Stampa di Corso Venezia, a dimostrare di non essere comunista. All’epoca, chiesi a Rifondazione, a cui ero allora iscritto – a Rifondazione, mica al PDS-DS – chi avesse deciso di presentare quel candidato. Mi si disse che se ne parla dopo le elezioni. Dopo la sconfitta, appunto, chiesi di riparlarne, volevo la testa di quei mirabili geni della politica. Mi si rispose di non rivangare il passato.

Negli ultimi quindici anni, nessuna lezione è stata appresa. Ecco perché non andrà diversamente né alle prossime Europee, né alle varie consultazioni successive.

sabato 14 febbraio 2009

Le ragioni di Berlusconi

Devo ammetterlo: stavolta sono d'accordo con lui. Stasera diceva che mai un governo della storia repubblicana italiana è stato coeso come il suo.

Va beh, esagera come suo solito. Però è uno dei più coesi, su questo non c'è dubbio: ve lo immaginate, con 'sta crisi, se il governo Prodi non fosse caduto su Ceppaloni? Sarebbe stata una corsa a saltare sul carro berlusconiano, a chi fa prima.

E' questa la ragione per cui non è che gli indecisi, quelli in bilico, votino Berlusconi perché gli piace più di tanto; è che nessuno propone qualcosa di credibile, di migliore. Di migliore non rispetto a una cosa buona, no, appunto, rispetto a Berlusconi, ma certo che se queste sono le alternative...

Parlo degli indecisi proprio perché quelli convinti, come me da una parte e, immagino, come molti dalla parte opposta, voteranno in un certo modo fino a crepare. Totale, 49,9% a testa, per cui, come diceva Gaber, chiunque vada al governo, basta che a un deputato gli venga un attacco di diarrea e casca il governo.

Paradossalmente, è la minoranza degli indecisi a decidere, altro che democrazia. Che poi, 49,9% si fa per dire: parliamo dei voti validi.

In Italia, ci sono 59 milioni di residenti. Togliamo i minorenni. Restano 49 milioni. Togliamo quelli che non hanno votato. Restano 36 milioni di voti validi. Togliamo quelli che non hanno superato lo sbarramento. Rimangono 32 milioni di elettori reali. Di questi ultimi, 17 milioni su 32 fanno il bello e il cattivo tempo. Mezzo secolo fa questa si chiamava "Legge truffa", ma lasciamo perdere.

Fatto sta che 17 milioni decidono su 59, ammesso che i 17 milioni si rendano conto di quel che fa una decina di migliaia di potentati. Meno di un terzo, il 29%, per la precisione. E se avesse vinto la cosiddetta opposizione, tutta preoccupata degli equilibri interni? Non tra i Partiti della singola coalizione, quello è scontato, in quei 16 milioni: ma proprio nei teocon di Veltroni e Rutelli, che sono 12 milioni, contro i 14 di Berlusconi e Fini (gli altri 3 sono di Bossi e Lombardo).

E' il risultato del maggioritario. Che è perfettamente utile ai padroni, ma masochista per chi fosse, non dico di sinistra, ma un atomo meno di destra di Berlusconi. E' questo, il nodo da sciogliere. Fino ad allora, non c'è nessun programma da discutere, nobile o ignobile che sia.

domenica 4 gennaio 2009

Italiani stranieri

Stasera, in Facebook, parlavo con una mia amica, una mia compagna (nel senso più politico possibile del termine). Io mi sono iscritto alla FGCI nel '76, e segretario di Roma era Veltroni, quello che dice di non essere mai stato comunista. Lei, invece, è stata la mia prima segretaria di cellula al liceo scientifico Newton di Roma. Ma non è di questo che volevo parlare.

Di palo in frasca (non abbiamo parlato di questo), mi è venuto in mente di quante volte i miei amici italiani mi hanno imputato di non essere abilitato a parlare di cose italiche, non vivendoci. E poco conta l'averci vissuto 27 anni su 47, o essere italiano per metà. Perché sono andato via che c'era ancora la lira, roba da secolo scorso, o addirittura millennio. Più o meno quanto mi dicevano i miei amici russi quando vivevo in Italia. A nessuno viene in mente che uno possa essere davvero parte integrante di due Paesi e due popoli europei contemporaneamente, persino vivendo in Uganda, per dire.

Infatti, generalmente, per dimostrarmi il contrario, gli uni e gli altri mi chiedono: che passaporto hai? Li ho entrambi: la legge italiana non ne parla e, in uno Stato di diritto, ciò che non è espressamente proibito, è implicitamente lecito; per la legge russa, non è una legge: è la Costituzione, la legge suprema di ogni Stato. L'articolo 62 principia con queste parole: ogni cittadino della Federazione Russa ha diritto di essere cittadino di un altro Stato (doppia cittadinanza).

Allora, mi chiedono: dove sei nato? Fregati! Non sono nato in nessuno di questi Paesi, sono nato a Praga, in uno Stato che non esiste più, la Cecoslovacchia, eppure non sono né ceco, né slovacco. Se pensate che io non sia né russo, né italiano, cosa sono, apolide? La domanda è retorica, ovviamente.

Insomma, tutto questo per un ragionamento. Io ho la parabola. Vedo più canali RAI di quanti non se ne vedano in Italia via etere, nel senso che vedo anche RAI News 24, RAI Edu, RAI Med (RAI Italia), RAI Nettuno, RAI Gulp (per mia figlia, sperando che diventi bilingue madrelingua come me), e poi Mediaset (La 7 no, hanno cambiato satellite, così li vedono solo negli Stati Uniti, non in Europa), e poi Camera e Senato, e tutte le TV locali dal Trentino alla Sicilia, che però ho cancellato perché trasmettono solo televendite.

Quando, scemo, accetto qualche traduzione scritta anziché limitarmi a quelle orali simultanee, mentre scrivo, ascolto la radio. Italiana. Mi tiene compagnia. Certo, anche qui, a parte RAI, Radio Popolare e il quinto canale della filodiffusione, il panorama è deprimente.

Io leggo via RSS cinque giornali italiani al giorno: Corriere, Repubblica, Sole 24 Ore, Stampa, Unità. Non leggo gli altri perché mi rompono le scatole. E persino i cinque giornali citati li trovo barbosi, ma devo, anche per professione, tenermi aggiornato. Concorderete che il processo di Cogne non è esattamente quanto si vorrebbe sapere.

Pian piano, a forza di stare "all'estero" (rispetto all'Italia), svariate volte, ma per la prima volta da sette anni nella mia vita adulta, mi sono reso conto che quanto uno può capire dell'Italia contemporanea basandosi su amici, compagni, blog, gruppi, giornali, televisione, radio, altri italiani emigrati, è decisamente diverso da quel che appena sette anni fa percepivo vivendo nello Stivale.

Sicuri che ciò dipenda dalla lontananza chilometrica? Voglio dire: non sembra anche a voi di vivere in un incubo, in Italia o all'estero, guardando canali italiani, che sia? Siete proprio certi che la percezione all'estero sia falsata rispetto a quella in Italia? Viviamo in un mondo globalizzato, nostro malgrado, se stasera Berlusconi gli spunta un foruncolo, domattina lo scrive sia il Giornale del fratello di Berlusconi, sia l'Economist di Londra, sia il New York Times, sia il Bukedde di Luganda. E anche se un terzo delle famiglie italiane non arriva alla terza settimana del mese senza aver esaurito i soldi. Anzi: il Giornale di Paolo Berlusconi non lo scrive, sono invenzioni dei comunisti.

Paradossalmente, gli italiani all'estero hanno una visione più completa dell'Italia: infatti, non si sognano nemmeno di tornare. Eppure, sono altrettanti di quanti sono in Italia: 60 milioni circa. In Argentina, ci sono più calabresi che in Calabria, giusto per fare un esempio.

lunedì 10 novembre 2008

Il compagno Obama

A me fa piacere che sia stato eletto Obama, per carità: che un discendente degli schiavi africani portati con la violenza tra gli indiani da dei fottuti inglesi, ad un fottuto comunista come me può solo far piacere.

Io mi sono assolutamente rotto che da sei mesi a questa parte in Italia non si parla d'altro che di elezioni americane, manco fosse il 51° Stato USA.

Secondo me, manco a Porto Rico se ne parla così tanto e da così tanto tempo.

E comunque, in Italia se ne parla più che delle elezioni italiane, e qui già si capisce tutto.

A me Obama sembra simpatico e sveglio.

Anche Clinton sembrava simpatico, anche se un po' meno sveglio, tipo bamboccione.

Poi, per non far parlare di un pompino, ha fatto bombardare, nell'ordine: Jugoslavia, Afghanistan, Iraq.

Con buona pace dell'ex comunista autorinnegante Veltroni, non sta scritto da nessuna parte che i repubblicani americani siano il male ed i democratici americani siano il bene.

La guerra civile americana la iniziò il democratico Buchanan, e la terminò il repubblicano Lincoln. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La partecipazione americana alla prima guerra mondiale, alla Grande Guerra la decise e la gestì il democratico Wilson. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Corea la iniziò il democratico Truman (che fondò anche la NATO, mentre il Patto di Varsavia fu fondato solo nel 1955, come risposta alla NATO, contrariamente a quanto tuttora fa intendere in Occidente la propaganda yankee), e la terminò il repubblicano Eisenhower. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Vietnam la iniziò il democratico Kennedy, e la terminò il repubblicano Nixon, tanto vituperato - giustamente, ma per altre cose - dalla mia sinistra italiana. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Jugoslavia la iniziò il democratico Clinton, e la terminò il repubblicano Bush. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Afghanistan la iniziò il democratico Clinton, ed è tuttora in corso. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

La guerra in Iraq, iniziata sotto il repubblicano Bush, ha avuto le prime avvisaglie sotto il democratico Clinton. Sappiamo con che risultati e a quale prezzo, ma non importa.

A me fa piacere che sia stato eletto Obama, per carità: che un discendente degli schiavi africani portati con la violenza tra gli indiani da dei fottuti inglesi, ad un fottuto comunista come me può solo far piacere.

Però non dimentico che Obama, ancor prima che negro (o "abbronzato", come dice Berlusconi), è statunitense.

Dunque, lo attendo al varco, alla prova dei fatti.

Attendo che dimostri di non soffrire del complesso di inferiorità a non dover dimostrare di essere troppo di sinistra.

Attendo che mandi fuori le sue truppe da invasore dalla Jugoslavia, dall'Afghanistan, dall'Iraq, che non rompa i coglioni in Iran, che non mostri i muscoli con la Russia, che vada fuori dai coglioni dalla Germania, dal Giappone, dalla Corea, da Bruxelles, dalla Kirgizia, dalla Georgia, dall'Ucraina, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia, dai Paesi Baltici, e soprattutto dall'Italia: da Vicenza, dalla Sardegna, da Comiso, da Anzio.

Poi, dopo - e solo dopo - potremo riparlarne.

giovedì 25 settembre 2008

Costituente per la sinistra

Le mie risposte non possono essere sempre puntuali, vi chiedo di tenerlo in considerazione: ad esempio, voi ieri eravate a cena, mentre il sottoscritto andava a letto; viceversa, io ho già finito la lettura dei giornali e ho iniziato a lavorare, mentre voi probabilmente state prendendo a pugni la sveglia, bestemmiate scivolando nella vasca o ustionandovi con la moka.

Veniamo alla parte politica. E cominciamo con Occhetto. Nel '68, era segretario della FGCI, che contava mezzo milione di iscritti. Ebbe la geniale idea di sciogliere la FGCI nel Movimento. Quando, durante l'autunno caldo del '69, il PCI comprese l'errore e la ricostituì, il danno era fatto, si arrivo ad appena 140.000. Occhetto, per punizione, venne mandato a fare il segretario regionale del PCI in Sicilia. Bella fesseria, anche questa: per lui, piemontese, era certo una punizione, ma perché punire i compagni siciliani?

Ricordo un bel libro (bello nel senso che si doveva capire subito dove volevano andare a parare), "A dieci anni dal '68", intervista di Walter Veltroni ad Achille Occhetto. Era tutto un parlare di socialismo.

Nel '91, eravamo in piena Tangentopoli. Finalmente crollava la Balena Bianca, insieme all'altra Banda Bassotti, quella del PSI. In pratica, era la prova provata di tutto quello che il PCI aveva detto per decenni. Ed erano crollati anche il muro di Berlino e l'URSS. In pratica, era anch'essa la prova provata di tutto quello che il PCI aveva detto dalla Primavera di Praga in poi.

E il nostro Occhetto? Immaginandosi una sorta di Gorbačëv mediterraneo, solo un po' più sfigato, che fa, pur di entrare nella storia? Scioglie il PCI. Quando ci si accorge della cazzata, anche stavolta, è troppo tardi: PDS e MRC (di cui sono stato uno dei fondatori, dal Brancaccio, per intenderci) raccolgono insieme metà dei voti ed un quarto degli iscritti del PCI.

Insomma, Occhetto non è che porti sfiga: è corrosivo, nel senso che quel che tocca, scioglie.

Veniamo a Vendola. Lo ricordo segretario della FGCI barese, all'inizio degli anni '80. Bari, per quanto importante, è pur sempre un capoluogo di regione, non tutta la nazione. Eppure, meritò sull'organo settimanale della FGCI, "La Città Futura", direttore Ferdinando Adornato (!!!), un'intervista di due pagine. Nulla del genere per il segretario di Torino, Piero Fassino, o per quello di Milano prima di diventare segretario nazionale, Marco Fumagalli, o per quanti si avvicendarono a Roma, Goffredo Bettini, Carlo Leoni, Maurizio Sandri, Nicola Zingaretti (e, in quegli anni, in segreteria a Roma c'era anche, come responsabile del servizio d'ordine, Norberto Natali, che ricorderete in galera pochi anni fa con l'accusa – falsa! – di terrorismo). La ragione? Beh, ricordate "Palombella Rossa" di Nanni Moretti? Noi siamo diversi, ma siamo uguali, ma siamo diversi, ma siamo uguali, ma siamo diversi, mamma, portami a casa! Vendola, per ingraziarsi i "gruppettari" (li chiamavamo così), portava il "chiodo", con le borchie ed una vistosa piuma color giallo canarino nell'occhiello, ma soprattutto... E' omosessuale.

Per me, finché si tratta di esseri umani, adulti, maggiorenni e consenzienti, ciascuno può farlo come gli pare e con chi gli pare. Non ne ho mai fatto e non ne faccio una bandiera. Analogamente, detesto chi, essendo donna, parla solo delle problematiche femminili e femministe, essendo negro (che in spagnolo vuol dire "nero": i colorati siamo noi "bianchi", che diventiamo blu per il freddo, verdi per avvelenamento, rossi per la vergogna) parla solo di razzismo, essendo operaio parla solo di sindacato e di contratti. E' un'auto ghettizzazione.

Qui sono già le nove del mattino, devo lavorare, anche se vorrei dire ancora molte cose. Concludo però con un paio di considerazioni. La prima è che l'assise per la costituente della sinistra, svoltasi a Roma il 20 settembre, mi è sembrata un raduno di trombati dei congressi dei rispettivi Partiti. E se a quello del PRC avesse vinto Vendola, all'assise sicuramente avrebbe partecipato Ferrero. Quel Ferrero che era segretario della FGEI, ovvero della Federazione Giovanile Evangelica Italiana. Ed io sono ateo e manco battezzato, per cui detesto anche chi porta le proprie impostazioni religiose tra le file comuniste. Sono marxista, che volete farci, l'oppio dei popoli continua ad essere quello delle credenze, le più variegate.

La seconda è che, una costituente per la sinistra vera, deve essere un progetto alternativo, "Nuova sinistra", appunto, che deve ripartire da zero e mandare ramengo i tromboni e i trombati. E cosa ti trovo? Una serie di truppe cammellate che continuano a tirarsi tra loro una coperta che comunque resta troppo corta, anziché cercare di tessere la tela assieme. Sì, lo so che "truppe cammellate" è offensivo, ma una rosa è una rosa è una rosa, e quelli che si spargono in ogni dove per portare il verbo del vate di turno restano truppe cammellate, le parole hanno un senso…

giovedì 17 luglio 2008

Lasciare un’impronta nella storia

Come è piuttosto intuibile, ero contrario e contrariato per le impronte coatte dei bambini zingari, ordinate dal batterista padano che, con un male interpretato sense of humour, il cantante da piano bar delle crociere di lusso ha voluto mettere a capo degli affari interni. Vista la sconfessione da parte del Parlamento Europeo, più che fare dietro-front, la notiziona è che dal 1 gennaio 2010 le impronte verranno prese a tutti, e riprodotte sulle carte d'identità.

Nel 1976, in Spagna muore l'ultimo dittatore fascista d'Europa, Francisco Franco (poco tempo prima, la rivoluzione dei garofani in Portogallo), lasciando ai colonnelli fascisti greci, golpisti del 1974, il primato dell'anacronismo nel vecchio continente: gli stadi di sterminio del cileno Pinochet erano lontani un oceano.

Subito, rientra dall'esilio a Madrid Santiago Carrillo, segretario generale del Partito Comunista Spagnolo (che alle prime elezioni democratiche del 1977 avrebbe preso quasi il 10%). Viene arrestato sotto bordo dell'aeromobile, per essere poi rilasciato di lì a qualche giorno.

Fatto sta che, come Federazione Giovanile Comunista Romana, subito organizziamo una veglia notturna sotto l'ambasciata spagnola, in piazza di Spagna. Eravamo tutti un po' massimalisti ed un po' uguali, barba (quelli a cui già cresceva), capelli lunghi, false Clark ai piedi, eskimo. Si distingueva un ragazzino dall'aria "secchiona", con gli occhiali Rayban da vista, con cravatta e giacca di raso rosa scuro, che al megafono spiegava tutta la nostra esecrazione, con pacatezza, moderatamente, ma anche serenamente. Chiesi chi fosse, e mi dissero che era il nostro segretario della FGCR, tale Valter Veltroni. Sì, l'attuale segretario del Partito Democratico, quello che dice di non essere mai stato comunista.

Eppure, il fascismo interiore spagnolo non era stato ancora estirpato. Nel 1981, il colonnello Tejero entra in Parlamento armi in pugno, prendendo in ostaggio i deputati, con tanto di diretta televisiva. Ricorda molto la macchietta di Ugo Tognazzi nel film "Vogliamo i colonnelli". Fu in quell'occasione che il re Juan Carlos, pur essendo un monarca, dimostra di essere un sincero democratico, negandogli ogni appoggio e giustificazione, facendogli terra bruciata attorno. Il golpe si sgonfia nel giro di poche ore.

Ricordo quando, nel 1980, al mio primo campo internazionale di volontariato antincendio, conobbi per la prima volta dei ragazzi spagnoli. Le loro carte di identità erano già plastificate, cosa che in Italia sarebbe accaduto ben quindici anni dopo, ed erano già della dimensione di una carta di credito, cosa che in Italia è arrivata solo in questo millennio, e nemmeno dappertutto. Ma c'era una cosa che metteva i brividi: l'impronta digitale. La mente correva alle leggi razziali fasciste italiane del 1938, alle schedature a seguito delle quali mezzo milione di zingari vennero gasati nei campi di sterminio: Germania, Italia e Repubblica di Vichy.

Il modulo della carta d'identità italiana, tuttora, è quello del Ventennio mussoliniano. Il rettangolino bianco in basso a sinistra sotto alla foto, laddove finora viene scritto il prezzo, era destinato, appunto, all'impronta digitale del detentore del documento. Se ho bene interpretato le disposizioni di legge, tra un anno e mezzo torneremo indietro di settant'anni.

Coi tempi che corrono, mi si potrebbe obiettare, bisogna pur identificare ogni essere umano, se si vogliono evitare ulteriori stragi che continuano ad insanguinare il pianeta. Oggi esistono molti altri mezzi tecnologici, dalla lettura dell'iride a quella del DNA. Decisamente, farebbe meno impressione. Una questione psicologica? Probabile: il fascismo è ancora troppo vicino, troppe sono ancora le sue sue vittime viventi (compreso il sottoscritto, che non è esattamente un vecchio, con i suoi 46 anni).

Del resto, è piuttosto evidente ed oggettiva la progressiva, ancorché repentina, militarizzazione della penisola italiana, dall'invio dell'esercito a Roma per il mantenimento dell'ordine pubblico, al divieto di mangiar panini nelle piazze (chi di noi non l'ha fatto, da studente senza un soldo bucato?), passando per il sequestro dei borsoni contenenti merci, cosa che, ovviamente, danneggia solo i soliti poveracci morti di fame, mica i negozianti di via Montenapoleone o di via del Corso.

E' un fascismo (per ora) latente, che percepisco persino nel vedere passare elicotteri ogni mezzora sopra le spiagge, a differenza di appena un anno fa. Il Parlamento Europeo, che certo non è un covo di comunisti sovversivi, per ora è un argine che 35 anni fa non avevamo. Ma quanto resisterà, ancora, a fronte degli interventi di razzisti di Mario Borghezio (quello che spruzzava il DDT sulle prostitute negre sul treno Torino-Milano) e Roberto Fiore (uno dei fondatori di "Terza Posizione", quella dei Fioravanti, della Mambro, di Alibrandi)?

martedì 1 luglio 2008

Non ci saranno più sogni al davanzale

Stufo di vedere il ciuffo scompigliato di Berlusconi nella conferenza stampa da Napoli su Sky, sono passato all’intervista di Veltroni da Roma sempre su Sky. Che palle!

Io ho sempre votato comunista, si sa. Beh, Veltroni, pensando di protestare tra un quadrimestre (tra un Manhattan ed uno Screw Driver) e fagocitare gli antiberlusconiani, sbaglia tempi ed obiettivi. Per i tempi, sarà – ma secondo me è già, da ben un quindicennio – troppo tardi, per gli obiettivi, o beh, l’obiettivo non è ingrassare il suo Partito, e questo proprio non gli entra nella sua borghesissima zucca. “Salari, stipendi, pensioni”, manco fosse un anatema. Il salario è una “remunerazione periodica, spettante al lavoratore dipendente”; lo stipendio è una “retribuzione fissa, corrisposta a chi presta continuativamente un lavoro subordinato”. “Presta”, ma lasciamo stare, questo discorso ci porterebbe troppo lontano. Forse faceva differenza tra operai ed impiegati, ed invece è troppo tardi, alla terza settimana non ci arriva alcun dipendente ordinario. Forse, invece, intendeva la differenza tra chi è fisso, e chi di mese in mese non sa se potrà sfamare la famiglia il mese successivo, ed infatti non si fanno più figli.

Insomma, ad ottobre una manifestazione di protesta che non avrà pari, più bella che prìa. Veltroni! Non sarà tua! Ecco perché, ben venga la manifestazione a cui ha aderito (non “della”) Italia dei Valori di Di Pietro. Mi spiace solo che io arriverò in Italia il giorno dopo, il 9 luglio. Per Veltroni, qualunque cosa non abbia il suo “possumus”, è da combattere, ufficialmente perché fa il gioco del nemico (ops, “dell’avversario di cui non pronuncio il nome”), realmente perché “non siamo stati consultati”. Veltroni ha consultato Di Pietro nell’indire la manifestazione di ottobre? Già, ma il PD è molto più grande. Sicuro che prossimamente sarà ancora così? In altre parole, il patrimonio del PCI, tra gli amerikani di Veltroni, i craxiani di Bertinotti ed i carrieristi del PdCI, è ormai (definitivamente?) disperso.

mercoledì 30 aprile 2008

Le ragioni del fascismo dilagante

Gli 80 mila che alla Provincia hanno votato Zingaretti e al Comune non hanno votato Rutelli sono incazzati perché pensano che Veltroni li abbia traditi. Ma Veltroni è di destra, perciò la sinistra può e deve allearsi con il PD, ma non può pretendere che Veltroni e D'Alema diventino di sinistra. E anche Veltroni e D'Alema sbagliano, perché vogliono conquistare il centro, senza rendersi conto che per i benpensanti loro sono comunque considerati rossi, comunisti, e il voto dei centristi non lo avranno mai.

Il problema è a monte: hanno voluto eliminare i comunisti genuflettendosi al centro? Ma il centro, in Italia, è tendenzialmente fascista! Chi semina vento... Vaglielo a raccontare, agli operai che votano destra, che per vincere bisogna comportarsi come la destra: e quelli votano la destra direttamente, che a far la destra son più professionali. Mica vorranno dire che è di nuovo colpa dei comunisti? O non è, piuttosto, che Roma è di nuovo fascista fino al collo? Piazza Venezia nel Ventennio era piena...

venerdì 11 aprile 2008

Voto disgiunto no grazie

Posto che si chiama così, e non "voto utile" (utile a chi?), l'idea di votare un Partito grosso per non far vincere l'altro grosso Partito, o, peggio ancora, il Partito "del cuore" alla Camera e uno grosso più vicino alle proprie idee al Senato, ha del perverso.

Mi spiego. Noi, elettori dell'Unione, abbiamo dato il sedicente "voto utile" nel 2006. Il risultato è stato avere al governo una serie di personaggi che hanno fatto cadere quest'ultimo in meno di due anni. E non mi riferisco certo a quella che, caparbiamente, entrambi i Partiti grossi si ostinano a chiamare "sinistra radicale" (il PD ci tiene ad essere di centro e non di centrosinistra, quindi, se la "sinistra radicale" è tale, non si capisce più quale sia la "sinistra" e basta): mi riferisco, invece, a quegli individualisti centristi che, amando le proprie consorti (cosa di per se lodevole), han fatto cadere il governo su Ceppaloni anziché su Kabul.

In altre parole, nel 2006 abbiamo "utilmente" votato non già "per", ma "contro". Contro il centrodestra, non voglio sprecare epiteti. Abbiamo votato in base ad un programma che ci avevano promesso di realizzare, esposto in 262 pagine. Una volta eletti, si sono riuniti ed hanno stabilito che le 262 pagine fossero carta straccia, e che invece avrebbero realizzato "12 punti", decisamente in contrasto con le citate 262 pagine, e che peraltro, ovviamente, noi non abbiamo votato, perché nessuno ce l'ha chiesto.

Allora, supponiamo che effettivamente a votare il PD si sbarri il passo a Berlusconi. A che pro? A che pro, quando ci sono decine di deputati pronti a fare il salto della cavallina di lì a qualche giorno e quando su temi fondanti, etici (pace, 194, coppie di fatto, legge elettorale, contratti nazionali del lavoro, previdenza sociale, tasse e loro destinazione, sanità pubblica, pubblica istruzione, pensioni, ambiente, informazione, conflitto d'interessi, giusto per limitarci ai più chiacchierati) i programmi sembrano fatti con una macchina fotocopiatrice?

L'alternativa, quindi, non è "Veltroni o Berlusconi": l'alternativa è votare con la propria testa E col proprio cuore, oppure votare per avere solo democratici e repubblicani al potere, con un secolo di ritardo rispetto al grande fratello yankee. Cosa sia stata e sia tuttora la caccia alle streghe (come la Santa inquisizione vaticana, pochi secoli prima), ovvero al diverso, in questa anziana colonia britannica, spero lo sappiamo tutti. Tertium non datur? Datur, datur, dipende tutto da noi.

venerdì 14 marzo 2008

Una testa, un voto

Berlusconi dice: noi siamo il nuovo, e se votate per altri Partiti del centrodestra, farete vincere Veltroni.
Veltroni dice: noi siamo il nuovo, e se votate per altri Partiti del centrosinistra, farete vincere Berlusconi.
In Italia ci sono 58.751.711 abitanti (dati ISTAT 2007).
In Italia ci sono 49.805.563 elettori (dati Ministero degli Interni 2006). L'85%. Dipende dall'invecchiamento demografico occidentale, pazienza.
In Italia ci sono 40.436.294 votanti (dati Ministero degli Interni 2006). Il 69%. O l'81% degli elettori. Non male, rispetto alle cosiddette democrazie occidentali.
I sondaggi, di media statistica (Politicalink, SWG, Demoskopea, Crespi, Clandestino, Lorien, ISPO), danno il PDL al 37%.
I sondaggi, di media statistica (Politicalink, SWG, Demoskopea, Crespi, Clandestino, Lorien, ISPO), danno il PD al 34%.
Insieme, fanno il 71%. Infatti, sottovoce, alludono entrambi che si metteranno d'accordo, Grosse Koalition.
Insieme fanno, a conti fatti, 28.669.332 voti. Il 49% del Paese. Sì, d'accordo (?): chi se ne frega di chi non può votare, anche se son quelli che voteranno dopo che avremo tirato le cuoia.
La prima domanda, se si mettono d'accordo, è perché non si mettono assieme: se il programma è talmente simile da consentire un accordo, non si capisce perché non facciano un programma comune.
La seconda domanda, è perché ci facciano votare: loro, al 49%; tutti gli altri, al 51%, ma frammentati in una miriade di percentuali pari a dei prefissi telefonici.
Sentite, voi potete anche governare tutti assieme, e noi contiamo, come suol dirsi, quanto il due di coppe quando regna bastoni. Ma, almeno, dateci la possibilità di votarvi contro, no? Altrimenti, a cosa vi serviamo? Solo ad illudere qualche minus habens che serva ancora a qualcosa?
Mio nonno s'è fatto anni di confino ed è stato torturato dalla banda Koch, affinché tutti avessero il diritto di votare, donne comprese (solo dal 1946, nella vituperata URSS dal 1918), purché la testa di ciascuno valesse un voto. Ma così come propongono i Veltrusconi non funziona. E prima o poi finisce male.
Malissimo. Mica perché il popolo bue si ravvede: è che prima o poi la festa finisce. Ed anzi, la festa pare ormai finita: sto pensando a quanti sclerano alla terza settimana del mese, senza rendersi conto che vivono da pascià, non dico rispetto all'Uganda, e manco rispetto alla Siberia, ma rispetto ai dieci nuovi membri dell'UE. Il popolo bue stava meglio nel Comecon? Sì, poche palle.
Mi rendo conto che con questo mi rendo parecchio antipatico, ma, scusate, non sono qui per presentarmi piacione.
Io ero, sono, resto comunista, e me ne impipo delle accuse di veterostalinismo. Mai stato filo sovietico, e per questo gli attuali piddìni, quando erano nel PCI, mi accusavano di essere socialdemocratico (un'accusa mortale). Non costringetemi a fare nomi e cognomi: se mi scasso, non farei solo quelli di coloro che sono nel gotha (Veltroni, mio segretario della FGCI Romana; D'Alema, mio segretario della FGCI nazionale; Berlusconi, del PSI; Giuliano Ferrara, cresciuto all'hotel Lux di Mosca; Adornato direttore del settimanale della FGCI "La Città Futura", povero Gramsci), ma decine di altri nomi comunque più o meno noti, per addetti ai lavori, da Bettini a Bondi, passando per gente che trovereste comunque nei motori di ricerca in internet.
Insomma, sto parlando di cosa sia, oggi, essere persone per bene. Persone per bene, per noi popolino, è essere brave persone nel quotidiano, dal chiedere lo scontrino al rilasciarlo senza attendere che te lo chiedano. Ne vedo pochi. Esserlo per quanti hanno scalato ("la fantasia distruggerà il potere", puah) è molto più vitale. Se siete uguali a quelli che dicevate di combattere, cosa ci avete coglionato a fare?

lunedì 10 marzo 2008

Soprattutto per coloro che non hanno tutto

Leggo sul Corriere della Sera di oggi un'intervista a Sergio Cofferati a proposito della vittoria dei socialisti spagnoli di Zapatero. Egli afferma che in Spagna, "già dopo Franco, hanno creato un modello in cui i partiti erano pochi e ben definiti".

Leggo però sul País che i Partiti entrati in Parlamento sono dieci. Di più: analizziamo il numero di Partiti presenti in Parlamento dalla morte di Franco in poi in Italia e in Spagna.

Anno

Italia

Spagna

1976-7

11

12

1979

12

13

1982-3

13

10

1986-7

14

12

1989-92

16

13

1993-4

7

11

1996

15

11

2000

8

12

2004-6

16

11

2008

?

10

Direi che le differenze siano minime, e comunque nel 1976, 1979, 1994 e 2001, ossia in quattro consultazioni su nove, avevamo meno Partiti che in Spagna.

Dice sempre Cofferati che "non è questione di leader: lì la politica si è semplificata".

Zapatero aveva detto che quando fosse stato eletto, la volta scorsa, avrebbe subito ritirato le truppe dall'Iraq. Detto, fatto. Non ho sentito né Prodi, né Veltroni dire e fare altrettanto. Anzi, abbiamo tuttora da rispondere su Jugoslavia, Afghanistan, Libano, Vicenza.

Sempre Cofferati afferma che "in Spagna il rapporto tra governo e Chiesa è stato spesso aspro, certo più che da noi, ma questo non ha mai prodotto la «non decisione», il rinvio, il prolungarsi della polemica senza giungere ad atti formali. Proprio questo, invece, è il tratto italiano. Noi troppe volte ci siamo fermati. È un problema serio, e non imputabile all’ingerenza della Chiesa: è interno alla politica".

Sembra quasi che si parli di qualcun altro. Chi doveva difendere i PACS, i DICO, la 194 e via discorrendo? Berlusconi, forse? La chiesa cattolica in Spagna ha dichiarato che la vittoria di Zapatero è una iattura per la Spagna. E Zapatero manda a dire un bel "chissenefrega" tutto tondo.

Prosegue Cofferati: "in Italia è in corso un lento processo che porterà a una semplificazione simile a quella spagnola".

Dieci Partiti ed una politica di sinistra? D'accordo, ci sto. Temo che però non sarà così. Cofferati mente sapendo di mentine.

Infine, "i valori ai quali ci si riferisce sono gli stessi, quelli del riformismo".

E allora perché in Spagna funziona ed in Italia no?

Concludo. Io non ritengo Cofferati uno stupido. Debbo dedurne che sia un bugiardo?