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martedì 9 maggio 2017

Francia, elezioni presidenziali 2017

Suona scontato che personalmente io non nutra simpatia alcuna per la Le Pen, eppure sono stato costretto a doverlo premettere, peraltro con scarsi risultati (le accuse sono piovute lo stesso): chi è contro il banchiere Macron, secondo taluni, è automaticamente e disdicevolmente fautore del Front National.

Ciò detto, abbiamo assistito ad una campagna mediatica feroce contro la leader di quest’ultimo, dalle banali dichiarazioni di principio all’uso smodato di fake news, tutti insieme appassionatamente, sedicenti sinistrorsi salottieri radical chic e banchieri, sedicenti progressisti e sedicenti conservatori, sedicenti rivoluzionari e sedicenti reazionari.

Notai tuttavia una contraddizione per nulla secondaria: c’era chi diceva che la Le Pen avrebbe perso in quanto fascista come il padre, e chi, invece, che avrebbe perso perché sconfessata dal padre, che la ritiene troppo di sinistra.

Delle due l’una, tertium non datur.

E questo – dicevo – avrebbe potuto innescare un fastidio di massa tra gli elettori, al punto di votare la Le Pen nel segreto dell’urna senza poi mai dichiararlo.

Vediamo cosa è successo al primo turno, il 23 aprile.

CandidatiPartitiVoti%Indicazione
Emmanuel MacronEn Marche!8.656.32624,01%–
Marine Le PenFronte Nazionale7.679.49321,30%–
François FillonI Repubblicani7.213.79720,01%Macron
Jean-Luc MélenchonFrance Insoumise7.060.88519,58%–
Benoît HamonPartito Socialista2.291.5656,36%Macron
Nicolas Dupont-AignanAlzati Francia1.695.1864,70%Le Pen
Jean LassalleResistere!435.3651,21%
Philippe PoutouNuovo Partito Anticapitalista394.5821,09%–
François AsselineauUnione Popolare Repubblicana332.5580,92%–
Nathalie ArthaudLotta Operaia232.4280,64%–
Jacques CheminadeSolidarietà e Progresso65.5980,18%–
Validi36.057.78375,78%
Elettori47.581.118100,0%
Astenuti10.577.57222,23%
Votanti37.003.54677,77%
Bianche659.3021,78%
Nulle285.4310,77%

Avrei da dire due paroline gentili ai compagni Poutou e Arthaud, con i voti dei quali, se non fossero malati di protagonismo (in Italia è un fenomeno storico, quello della gemmazione dei Partiti comunisti), Mélenchon sarebbe arrivato al 21,31%, mettendo i francesi davanti alla scelta non già Macron-Le Pen, centro o destra, bensì Macron-Mélenchon, centro o sinistra.

Fatto sta, per il ballottaggio Poutou e la Arthaud hanno invitato all’astensione, mentre Mélenchon non ha dato indicazioni, ma “basta che non votiate la Le Pen”.

Insomma, parte dell’elettorato di sinistra si sarà astenuto, parte avrà votato Macron “turandosi il naso”, ben pochi avrebbero potuto votare la Le Pen.

Abbiamo sentito ripetere, come un mantra, che Putin, tramite i suoi onnipresenti hacker, avrebbe tentato di influenzare e snaturare le elezioni statunitensi, austriache, olandesi, ora francesi, poi inglesi, tedesche, italiane…

Prove?

Zero: non importa che una cosa sia vera, basta ripeterla spesso perché lo diventi.

E non vi faccio il torto di ricordarvi la paternità di questo principio.

In compenso, abbiamo visto e sentito Obama, la Merkel, Renzi, Gentiloni, il Fondo Monetario Internazionale, le grandi banche statunitensi, i media nordamericani, britannici ed europei chiedere apertamente, pubblicamente ed ufficialmente di votare Macron.

Adesso tutti contenti.

Cosa avranno da festeggiare?

La Le Pen ha preso molti più voti rispetto al primo turno, mentre tutti gli altri hanno votato contro di lei e non hanno raggiunto la loro sommatoria del primo turno.

CandidatiVoti IVoti IIDiff. voti% I% IIDiff. %
Emmanuel Macron8.656.32620.703.694+12.047.34824,01%66,06%+42,05%
Marine Le Pen7.678.49110.637.120+2.957.69021,30%33,94%+12,64%
Validi36.054.39431.340.814-4.713.58075,78%66,05%-9,73%
Elettori47.582.18347.448.929––––
Astenuti10.578.45512.041.313+1.462.85822,23%24,89%+2,66%
Votanti37.003.54635.407.616-1.595.93077,77%75,11%-2,66%
Bianche659.9973.006.106+2.346.1091,78%8,49%+6,71%
Nulle289.3371.060.696+771.3590,77%3,00%+2,23%

Riassumiamo.

La Le Pen, con Dupont-Aignan, avrebbe dovuto avere 9.374.679 voti, invece ne ha avuti 10.637.120, cioè 1.262.441 in più (+13,47%).

Macron, con Fillon e Hamon, avrebbe dovuto avere 18.161.688 voti, invece ne ha avuti 20.703.694, cioè 2.542.006 in più (+14%).

Coloro che hanno dato esplicitamente indicazione di astenersi o votare scheda bianca o nulla al secondo turno sono 1.460.531, invece, sottraendo le astensioni, le bianche e le nulle del primo turno da quelle del secondo, sono 4.580.326, cioè 3.119.795 in più.

Come già detto, i voti di Mélenchon, ben 7.060.885, sono andati parte in astensione, parte in bianche, parte in nulle, e, intuitivamente, in larga misura a Macron, sicuramente a coprire i due milioni e mezzo di incremento di quest’ultimo.

Insomma, in ogni caso, il dato di fatto è che la Francia ha ora come Presidente un centrista espresso dal 43,63% degli elettori (meno della metà) ed un’opposizione solo di destra espressa dal 22,42% degli elettori (poco più di un quinto).

Sono questi i benefici democratici delle primarie, del maggioritario, del ballottaggio e di ogni altra diavoleria euroccidentale e occidentale in genere che si inventano da un quarto di secolo a questa parte.

Fra un mese in Francia ci sono le elezioni parlamentari.

Azzardo una previsione, a bocce ferme, se si votasse domani (nel frattempo, può succedere tutto e il contrario di tutto): la costituenda neoformazione di fusione tra Front National e Debout la France arriverà al 30% (contro il 26% attuale), En Marche di Macron al 25% (contro il 24% attuale, quindi con un effetto presidenziale trascurabile), La France Insoumise di Mélenchon al 25% anch’essa (contro il 19% e mezzo attuale, avendo dimostrato alle presidenziali che funziona), il rimanente 20% tra tutti gli altri.

D’accordo, la Francia è una repubblica semipresidenziale, ma se io avessi ragione, vedremo come sarà governabile e governata.

venerdì 15 luglio 2016

Nizza, promenade des anglais

E’ passato poco più di un quarto di secolo, mio padre all’epoca aveva poco più dei miei attuali 54 anni. Lui e sua moglie, da Roma, decisero di concedersi il Capodanno 1990 a Nizza (che diede i natali a Garibaldi e dove morirono Paganini, Matisse e Isadora Duncan), e mi invitarono a raggiungerli da Milano.

Passammo la notte al Casinò, ma senza eccessi. Quasi all’alba, tornammo in albergo in una delle tante avenue perpendicolari alla promenade des anglais. Verso le dieci del mattino, io e mio padre facemmo una passeggiata (cosa impensabile, per chi conosce mio padre) sulla promenade assonnata, ovattata, semideserta. Qualche vecchio già prendeva il sole in spiaggia. Alle undici, decidemmo di fermarci per un caffè in uno degli innumerevoli bistrot con i tavolini all’aperto lungo la promenade. Nonostante la stagione, faceva abbastanza caldo, eravamo carezzati dal sole.

A mia memoria, fu una delle nostre chiacchierate più lunghe, del più e del meno, delle disgrazie della vita, del comunismo (c’era ancora l’Unione Sovietica e il Partito Comunista Italiano, sciolti entrambi un anno dopo), delle mie prospettive di vita che io, a 28 anni, mi ostinavo a non vedere, né me ne curavo più di tanto. Per lo sforzo intellettuale, ci venne fame, e decidemmo di “fregare i frati”, come si dice a Roma quando si pranza prima di mezzogiorno.

Nel leggere il menù del bistrot, arrivammo entrambi contemporaneamente alla stessa riga: “le plat des carnivores”. Sollevammo i nostri sguardi l’uno verso l’altro in silenzio, con un ghigno entusiasta e con un’estasi quasi religiosa.

– Pardon, monsieur, – chiedemmo al cameriere, – le plat des carnivores, c’est quoi?

Il cameriere, con sguardo stupito ma complice, ci spiegò che si trattava di un filetto al sangue, appena scottato, alto due dita.

– Et bien, monsieur, en effet, nous sommes deux véritables carnivores…

L’uomo ci sorrise, comprensivo, e tornò con due filetti che si scioglievano in bocca, ancora oggi entrambi li ricordiamo come una delle maggiori delizie in vita nostra.

Da pochi anni in Francia (ma in realtà anche in Italia) avevano scoperto Paolo Conte, era un idolo. Non ricordo se in quel momento lo sentimmo da dentro il locale o ci venne in mente per conto nostro, fatto sta che il nostro inno di quel giorno fu una canzone di cui riporto solo le frasi legate a quel contesto:

Jimmy, non credi che possiamo
offrici un pranzo da pascià,
a questo punto della nostra vita,
vento d'autunno, quindi entriamo qua,
Jimmy, non so se sei d’accordo,
abbiam mangiato una bontà,
e caso mai possiamo farci anche un bel giro
con quelle due, ma ci vedi tu fin là?
[…]
Jimmy, non pensare,
zitto, che il nemico ci ascolta,
Jimmy, non giurare
con te stesso: è l’ultima volta,
ne abbiam viste tante di regine
andare sull’altro marciapiedi
al sole e noi all’ombra,
ombra e sole,
è sempre così.
Jimmy, ridendo e scherzando,
non vorrei dire, però,
ci meritiamo, di più…

Nell’anniversario della presa della Bastiglia, il 14 luglio 2016, un terrorista franco-tunisino a bordo di un TIR ha massacrato quasi un centinaio di persone ignare ed innocenti sulla promenade des anglais. Non ci saranno più sogni al davanzale…