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lunedì 10 gennaio 2011

TG 3 menzognero

Il TG 3 deve sempre distinguersi per faziosità russofoba, inseguendo la logica per la quale "l'amico del mio nemico è mio nemico". Nell'edizione delle 19 del 7 gennaio 2011, un servizio a firma di Margherita Ferrandino dal titolo programmatico Dalla Russia con amore (per Berlusconi) ci racconta un film:

Agenti segreti russi salvano Berlusconi da terroristi islamici che vogliono ucciderlo durante il G8. Non è realtà, ma solo un film russo, voluto da Putin e prodotto dall'Fsb, il servizio segreto di Mosca, per migliorare l'immagine non molto seducente degli eredi del Kgb

Ed ecco la trascrizione completa dell'audio del servizio:

Salvare Silvio Berlusconi è la missione difficile affidata ai servizi segreti russi, che hanno il compito di proteggere il primo ministro italiano da un attentato terroristico durante il G8 a Roma. Un'impresa rischiosa e una trama avvincente per una spy story che potrebbe intitolarsi "Silvio e Vlad", ma che invece si intitola "Conto alla rovescia", ed è un film uscito in Russia nel 2004 con un successo al botteghino di 7 milioni di rubli, ma ancora sconosciuto al resto del mondo. Un action movie che ruota intorno ad un oligarca russo, ispirato a Boris Berezovskij, grande amico di Putin, che rappresenta il genio del male, che, alleandosi con terroristi arabi e ceceni, progetta di distruggere la città eterna, simbolo della cristianità. Ma a vegliare sulla capitale e il capo del governo, interpretato da Orso Maria Guerrini, ci sono gli aitanti agenti segreti russi, giovani, machi e vincenti, che si lanciano in singolari inseguimenti in Ferrari fra la capitale e la Costa Smeralda, due luoghi a caso. E nel film non mancano certo le belle ragazze, un po' spie, un po' no. "Conto alla rovescia" è stato ideato e prodotto dall'ex KGB su richiesta di Putin, deciso a rafforzare la sua immagine anche attraverso il cinema e la TV, e trascinando con se anche l'amico Silvio, che, quando si tratta di show, non si tira mai indietro.

Ohibò, mi sono detto, io in Russia ci vivo, eppure 'sto film non l'ho mai sentito nominare. E comunque ho notato subito non solo la somma risibile degli incassi (7 milioni di rubli sono appena 175 mila euro), ma anche e soprattutto uno strafalcione tanto lampante quanto infame: Berezovskij amico di Putin? E' una menzogna, è come dire che Berlusconi sia amico di Bersani, o di Vendola. Wikipedia italiana ci dice che:

Berezovskij, attualmente residente a Londra, è noto sia per essere stato uno dei primi miliardari del periodo post-sovietico sia per essere stato accusato - in un articolo sulla rivista Forbes e successivamente in un suo libro "Godfather of the Kremlin" ("Il padrino del Cremlino") - dal giornalista Paul Klebnikov (assassinato a Mosca nel 2004) di essere un boss della mafia russa.

Aggiungiamo anche che, con El'cin, è stato proprietario del Primo canale TV privatizzato (ricorda qualcuno?), nonché del giornale Kommersant (ricorda qualcosa?), e del giornale Nezavisimaja Gazeta (ricorda qualcosa e qualcuno?), poi vicesegretario del consiglio di sicurezza della Federazione Russa nel 1996-1997, segretario esecutivo della Comunità degli Stati Indipendenti nel 1998-1999 e deputato nel 1999-2000. Il primo procedimento penale contro di lui è stato intentato dal governo di Primakov nel 1999. Dal 20 settembre 2001 è ricercato dalla Russia con l'accusa di truffa, riciclaggio e tentativo di presa del potere con l'uso della forza (punibile con una reclusione da 12 a 20 anni). Il mandato di cattura fo spiccato dal Brasile (guarda un po' il caso) tramite l'Interpol per l'accusa di truffa e riciclaggio tramite la squadra di calcio Corinthias di San Paolo. Inoltre, dal 1999 è indagato dalla Procura svizzera, sempre per i reati di truffa e riciclaggio, che da allora lo ha dichiarato "persona non grata", impedendogli l'ingresso nel territoruio elvetico. Dal settembre 2003 risiede permanentemente in Gran Bretagna come rifugiato politico, e dispone del "Travel document" a nome di Platon Elenin. Nel 1996 aveva rinunciato alla cittadinanza israeliana per occupare le cariche statali citate all'inizio.

Paul Chlebnikov, che, nonostante il cognome, era cittadino statunitense, come la Politkovskaja, nel 1996 aveva accusato Berezovskij di avere assassinato il noto anchorman Vlad List'ev. Anni dopo, anche Chlebnikov è stato assassinato, nel 2004. Tuttora, sono sconosciuti mandanti ed esecutori.

Potrei continuare per pagine e pagine, visto che, oltre che in Brasile e in Svizzera, ci sono vari procedimenti giudiziari contro di lui anche in Olanda e in Francia, ma non è questo l'oggetto del presente articolo. Anche se sarebbe anche da ricordare che in Inghilterra è coproprietario di una Società fondata dal fratello minore di George Bush Jr., e che egli stesso ha dichiarato di avere finanziato le cosiddette "rivoluzioni arancioni" in Georgia e Ucraina, nonché le formazioni armate in Cecenia. Evito accuratamente di dare giudizi, ma quello che conta è che, alla luce di quanto sin qui esposto, affermare che Berezovskij sia amico di Putin ha decisamente del surreale. Un'offesa per la quale potrebbe arrabbiarsi non solo Putin, ma Berezovskij stesso, che, a differenza di Putin, è noto per essere piuttosto "sanguigno".

E allora, come mio solito, mi sono documentato. Intanto, per i proventi del film. Come dicevo, la somma mi pare risibile: "Vacanze di Natale in Sud Africa", in quattro settimane, ha incassato 17 milioni di euro. Non so se mi spiego. Incuriosito, dalla rete locale di quartiere internet mi sono scaricato il film spacciato per una produzione del KGB (non sarebbe male, se, nel fare di queste affermazioni, si citassero le fonti), ovviamente in russo. Mi sono dovuto sorbire 105 minuti d'azione, e personalmente non sono un cultore del genere.

L'oligarca spacciato per Berezovskij dal TG 3 risiede in una qualche villa del comasco o del lago di Garda. Ma Berezovskij quello vero, come già detto, risiede a Londra. Ed è basso, moro, pelato, con gli occhi marroni e con la pancetta. L'oligarca del film è alto, asciutto, biondo e con gli occhi chiari.

Tutta la scena col primo ministro italiano dura circa un minuto, verso la fine del film, è assolutamente incidentale rispetto alla trama, poiché il film si svolge quasi tutto in Russia. Il primo ministro italiano non viene mai citato per nome, ed è interpretato dal sempre apprezzabilissimo interprete teatrale Orso Maria Guerrini. I cultori di "Spazio 1999" lo ricorderanno giovanissimo in una delle puntate. I più, invece, lo ricordano nello spot pubblicitario della birra Moretti. Insomma, la somiglianza con Berlusconi è inesistente, e non solo per i baffi, ma per la voce profonda, e soprattutto per l'indole.

C'è un modo di dire russo che ben si adatta a questa bufala del TG 3: высосать из пальца (vysosat' iz pal'ca), letteralmente succhiare qualcosa da un dito, e sta per "inventare di sana pianta".

domenica 7 novembre 2010

La casta mediatica

Leggo sull’Unità, a firma di Marina Mastroluca, che i giornalisti ammazzati dal 2000 in Russia sarebbero 35.

Sia ben chiaro, anche uno solo già sarebbe troppo.

Però, vivendoci, non mi risultava.

Allora sono andato sul sito del Committee to Protect Journalists, che non è esattamente un’organizzazione russofila, ed è anzi apertamente finanziata degli USA.

Ne risultano 34.

Senza voler togliere nulla al loro nobilissimo lavoro, depennerei i fotografi e i cameraman.

Ne restano 29.

Andiamo avanti: il Caucaso è da considerarsi quasi un territorio di guerra, non si renderebbe un buon servizio alla verità nel mettere assieme i giornalisti ammazzati durante operazioni belliche e quelli invece assassinati su commissione politica propriamente detta (o presumibile tale).

Ne restano 13.

Poco più di un terzo.

L’impressione è che ci sia una gara a chi la spari più grossa.

Un altro era un deputato della Duma, difficile considerarlo giornalista a tutti gli effetti.

Un paio di cittadini USA (Paul Chlebnikov e Anna Politkovskaja).

Insomma, è su una decina in una decina di anni che si deve ragionare.

Una cifra mostruosamente alta.

Perché parlo di casta mediatica?

Uno può essere stato ammazzato per rapina, per questioni di eredità, o per aver messo le corna alla moglie, per essere andato a letto con la moglie altrui, per un diverbio autostradale, o anche per ragioni politiche, e decine di altre casistiche.

Se però di mestiere faceva il giornalista, finisce su tutti i mass-media come combattente per la libertà d’informazione.

Un corporativismo, in questo caso, estremamente macabro.

venerdì 21 marzo 2008

Omicidi di Stato

Su RAI News 24 si dice che sia stato assassinato un giornalista russo, ed essendo caucasico, subito campeggia una foto di Putin.

Come dire: è lui il mandante d'ogni omicidio dei giornalisti democratici (peccato che non fosse italiano, vero?), tant'è che si cita - a sproposito - Anna Politkovskaja.

Il fatto che nello stesso giorno sia stato assassinato, direttamente in Dagestan, un anziano amato da tutti, che, per caso, era il capo della sede locale della televisione di Stato (governativa per definizione), a cui peraltro apparteneva anche l'altro giornalista, di tutto questo non si trova menzione.

Dunque, Putin masochista? O, più probabilmente, giornalisti italiani infami?

venerdì 1 dicembre 2006

Litvinenko 2

Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietàda MoviSol

27 novembre 2006 – La storia secondo cui il presidente russo Vladimir Putin avrebbe “ordinato” l'assassinio di Aleksandr Litvinenko a Londra è talmente screditata che persino qualche giornale britannico, come il Daily Telegraph, si è cominciato a chiedere se il giornalista non sia stato “sacrificato” proprio per scatenare una campagna contro Putin.

I fatti salienti del caso:

1. I tempi: il caso Litvinenko è esploso subito dopo che Russia e Inghilterra hanno sottoscritto un trattato straordinario che renderà possibile l'estradizione dell'oligarca russo Boris Berezovskij e del leader dei ribelli ceceni Achmed Zakaev. La notizia della morte di Litvinenko è giunta il 23 novembre, nel momento in cui ad Helsinki si teneva il vertice Russia-UE con la partecipazione di Putin. Il caso non poteva ottenere maggiore risonanza.

2. Tutti gli amici di Litvinenko sono sulla busta paga di Berezovskij. Il suo vicino ed amico Zakaev lo ha portato all'ospedale all'apparire dei sintomi dell'avvelenamento. Ambedue vivono in abitazioni che avrebbero ottenuto da Berezovskij. All'ospedale Litvinenko ha ricevuto la visita di Andrej Nekrasov, il produttore cinematografico impegnato in un documentario sulla Russia insieme a David Satter dell'Hudson Institute. Le public relations di Litvinenko sono state svolte da lord Timothy Bell, anch'egli sulla busta paga di Berezovskij. In passato Bell si è occupato delle PR di Margaret Thatcher, quando questa era domiciliata a Downing Street, e di quelle di lord MacAlpine, quando questi ospitò diversi anni fa il capo dei ribelli ceceni.

3. Tutte le dichiarazioni e interviste rilasciate sul letto di morte da Litvinenko, in cui questi ha accusato Putin di averlo fatto avvelenare, sono state rilasciate ad Aleksandr Gol'dfarb, un russo che a New York dirige l'International Foundation for Civil Liberties di Berezovskij. Prima di ciò Gol'dfarb aveva lavorato in una delle tante fondazioni di George Soros.

4. Il ruolo più equivoco in tutta la vicenda è quello di Mario Scaramella, il quale avrebbe incontrato Litvinenko in un ristorante londinese ed avrebbe riferito a Scotland Yard di averlo informato di essere sulla stessa lista della giornalista russa Politkovskaja, recentemente assassinata, assieme naturalmente allo stesso Scaramella e Berezovskij. Una squadra dei servizi russi FSB sarebbe stata messa alle loro calcagna da Putin, ha riferito Scaramella a Scotland Yard. La RepubblicaScaramella ha riferito che le notizie provengono da Evgenij Limarëv, ex funzionario del FSB, che vive tra Parigi e Venezia. Ovviamente Limarëv ha prontamente negato le asserzioni di Scaramella in una intervista a La Repubblica.

5. Scaramella è parte di una struttura privata d'intelligence che vanta collegamenti con il vice presidente USA Dick Cheney. Egli lavora infatti per la Environmental Crime Prevention Program (ECPP) di Washington. Questa, secondo Limarëv, “nasce nel 1997 su accordi personali tra soggetti che, nei rispettivi paesi, hanno appoggi istituzionali in materia di intelligence militare, civile, ambientale”. Limarëv riferisce che Scamarella gli aveva detto che “possono contare sul team di Cheney alla Casa Bianca”. Attraverso l'ECPP Scaramella ha cercato di coinvolgere sia Limarëv che Litvinenko nel fabbricare dei dossier contro i politici contrari alla guerra in Italia, fatti arrivare alla Commissione d'indagine “Mitrochin” del Parlamento. Scaramella è consigliere di Paolo Guzzanti, presidente della Commissione.

6. Fonti del governo e mezzi d'informazione in Russia hanno indicato in Berezovskij il probabile mandante contro Litvinenko. “Se vi chiedete chi ha beneficiato maggiormente da tutto ciò la risposta può essere soltanto Berezovskij”, ha detto una fonte del Cremlino al Sunday Times il 26 novembre. Komsomolskaja Pravda ha scritto: “Questa morte è nell'interesse di coloro che vogliono rovinare i rapporti tra la Russia e l'occidente”.

7. Alla conferenza stampa che ha dato al termine dell'incontro di Helsinki, il presidente Putin ha fatto riferimento per la terza volta all'assassinio di Paul Khlebnikov (il genero del banchiere John Train molto vicino a Berezovskij). Ricordando l'assassinio della Politkovskaja, Putin ha detto: “Dobbiamo anche pensare ad altri assassinii di questo tipo. E' stato assassinato anche un altro giornalista, l'americano Paul Khlebnikov. L'indagine è stata aperta e il caso è stato portato di fronte alla giustizia. Purtroppo gli accusati sono stati liberati dalla giuria. La procura ha riaperto il caso. Ma non dobbiamo dimenticare i crimini politici in altri paesi europei”.

* * *

l'UnitàAdesso «si è superato il limite». A differenza del quotidiano inglese The Sun che definiva «bizzarra» la notizia di un capo del governo italiano «spia della Russia», Prodi non le ha prese come uno scherzo le notizie delle indagini Mitrochin nei suoi confronti. Il Presidente del Consiglio, ieri, ha valutato per ore l´ipotesi di rivolgersi alla magistratura. Alla fine ha rotto gli indugi e ha dato incarico ai suoi legali perché procedano «contro gli autori di dichiarazioni e di atti lesivi» della sua «dignità di cittadino e di rappresentante delle istituzioni in relazione al cosiddetto caso Mitrokhin».

Il premier vuole «chiarezza». E chiede «che si vada fino in fondo» per capire le reali finalità del lavoro svolto dal presidente della Commissione bicamerale d´inchiesta, Paolo Guzzanti. Dal quale, tra l´altro, Prodi si considera diffamato anche per una lettera indirizzata a Bertinotti e Marini con la quale l´ex presidente della Commissione Mitrochin tornava sul sequestro Moro e sul covo Br di via Gradoli. Una querela a firma Prodi, quindi, dopo la pubblicazione sui quotidiani delle telefonate tra Guzzanti e Scaramella che tradivano l´intenzione di trascinare l´allora candidato premier dell´Unione dentro trame targate KGB. A Palazzo Chigi, ieri, quelle notizie non sono state prese sotto gamba. Prima Telekom Serbia, poi l´affare Telecom, quindi lo spionaggio preelettorale di finanzieri incuriositi dalla situazione patrimoniale della famiglia Prodi, Infine il caso Mitrochin - e il tentativo di coinvolgere anche il verde Pecoraro Scanio - che pone domande inquietanti perfino sui fondi di una commissione parlamentare stornati per indagare sul leader dell´opposizione.

«Sono molte le domande che ci poniamo in queste ore - spiega il portavoce di Prodi, Silvio Sircana - Per questo vogliamo costruire una risposta politica, e non solo, molto forte». Poi una frase che rimanda indirettamente alle conversazioni tra Guzzanti e Scaramella che facevano riferimento a un «capo» - che in quel momento (febbraio 2006) si trovava «in Sardegna» e al quale riportare «la notizia» di un Prodi coltivato dal KGB. «Siamo interessati a capire il contesto politico dentro il quale si è verificata una vicenda di questo genere», sottolinea Sircana. Insomma, Prodi «non vuole lasciar correre».

E la maggioranza scende in campo per chiedere che su Mitrochin si faccia chiarezza. «È insieme gravissimo e triste che nella passata legislatura ci sia stato il tentativo di costituire e utilizzare delle commissioni parlamentari di inchiesta con l'obiettivo di infangare i leader dell'opposizione - attacca Dario Franceschini, capogruppo dell´Ulivo a Montecitorio - Crediamo che da un lato la magistratura e dall'altro il Parlamento, devono fare chiarezza fino in fondo perché non resti nessun velo di dubbio su ciò che è accaduto nei passati cinque anni». Per il socialista Roberto Villetti, «l'esperienza delle commissioni Mitrochin e Telekom Serbia appare essere stata molto più improntata alla propaganda politica piuttosto che alla ricerca della verità».

«La vicenda Mitrochin conferma quel che il caso Telekom Serbia aveva fatto emergere - spiega Piero Fassino - è stata perseguita un'azione di denigrazione personale e di destabilizzazione istituzionale con cui si puntava a colpire e delegittimare il centrosinistra e i suoi principali esponenti politici». Per il segretario DS «non sono più tollerabili reticenze e ambiguità» ed «è tempo che si faccia chiarezza e si individuino le responsabilità politiche e personali di chi ha tentato di stravolgere la vita democratica del Paese».

Il verde Bonelli chiede «l'apertura immediata di un'indagine per fare chiarezza». Quello «che ci indigna», aggiunge,«è l'uso politico indecente fatto della commissione Mitrochin teso a screditare l'opposizione e a costruire un disegno destabilizzante del Paese. Paolo Guzzanti, intanto, rinvia «a data da concordare» la prevista audizione presso il Copaco, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Il pretesto? La dichiarazione di un componente l'organismo parlamentare, Gianclaudio Bressa, che sarebbe «di tenore sprezzante e irrispettoso nei miei confronti - spiega Guzzanti - nel vano tentativo di farmi apparire come un "convocato" che obbedisce a un ordine».

lunedì 27 novembre 2006

Litvinenko 1

Pravdada: Pravda on line

Siccome i media occidentali ne dicono di tutti i colori, salvo non dirne una vera, vi presento due articoli (il primo tradotto da me) dalla Pravda. Potete anche non credergli, ma almeno potete ascoltare una voce fuori dal coro...

Delitto rituale N°2

24.11.2006 Fonte: Pravda.Ru URL: http://www.pravda.ru/politics/authority/205115-0

Mentre in Occidente sputano bava sul tema famigerato della "mano del Cremlino" nella morte di Litvinenko, tenente colonello dell'FSB (servizio federale di sicurezza, ex KGB, il corrispettivo del SISMI italiano, prima, in ordine decrescente di tempo, SID 1965-1977, SIFAR 1949-1965, SIM 1927-1943, Ufficio I 1900-1927), sfuggito alle indagini, dandone la colpa personalmente al presidente Putin, le edizioni della stampa britannica degna di tale nome delineano un quadro completamente diverso: la questione non è così univoca, come tentano di descriverla gli abitanti evasi della "Mosca sul Tamigi".

Intanto, il decesso di Aleksandr Litvinenko sul letto d'ospedale non fa onore alla medicina britannica, che, da quando questo malato il 1° novembre si è rivolto ad essa, non è riuscita ad individuare né le cause dell'avvelenamento, né l'avvelenamento stesso. La malattia è stata circondata via via da nuovi attributi di cospirazione, a partire dalla protezione armata presso la corsia d'ospedale e fino alle affermazioni di avvelenamento ora semplicemente con tallio, altamente tossico, ora col suo isotopo radioattivo, e finalmente con un composto di vari veleni... Alla fine i medici britannici hanno fatto una dichiarazione che i massmedia russi cosiddetti liberali hanno preferito ignorare, non rientrando nel tema prediletto dell'intelligence di sangue.

Frattanto, lo stato di salute misterioso del grave malato assomigliava sempre più alla sintomatologia di un cancro al quarto, ultimo, stadio. E' diventata chiara anche la causa della repentina caduta dei capelli del paziente. E' risultato che sia stato sottoposto ad un'intensa chemioterapia, per la quale Litvinenko si è sentito ancora peggio. Non occorreva essere dei luminari della medicina per capire un'ovvietà: negli avvelenamenti non si usa la chemioterapia.

Ma ecco una citazione letterale odierna da un autorevole giornale londinese, non scandalistico: "Secondo quanto appreso dai corrispondenti del Guardian, ieri mattina la polizia ha preso in considerazione l'ipotesi dell'autoavvelenamento. Immediatamente prima della morte di Litvinenko Scotland Yard ha dichiarato che non c'è alcuna "indagine su un eventuale attentato alla vita. In ultima analisi, gli altolocati pubblici ufficiali di polizia dubitano che quest'ultimo sia stato veramente vittima di un complotto del Cremlino".

Immediatamente prima vuol dire la sera del 23 novembre. La mattina seguente riscalda l'opinione pubblica con una notizia sensazionale buttata a brutto muso: di lì a poco, ecco che il morto ha dettato lui stesso come stanno le cose, aspettate un attimo che lo rendiamo di dominio pubblico. Pareva che nel frattempo la missiva dal letto di morte venisse "limata". "Lei è riuscito a tapparmi la bocca, ma a caro prezzo. Si è mostrato da barbaro impietoso quale è e quale la ritengono i suoi oppositori. Si può far tacere una persona. Ma l'ondata di protesta si spanderà per tutto il mondo...". Non hanno avuto il coraggio nemmeno di muovere le loro accuse o esprimere i propri sospetti in prima persona: si sono coperti con un morto, da cui nessuno pretenderà più alcunché.

Il Guardian londinese si è preso la briga di verificare da dove sia partita l'ampia campagna, durante la quale più volte si è supposto che Litvinenko sia stato vittima di un attentato del Cremlino. I giornalisti hanno individuato un'unica fonte, semplicemente perché non ce n'erano altre. Il "piazzamento" è stato effettuato da una delle agenzie di pubbliche relazioni di Londra, a capo della quale c'è lord Tim Bell, già consulente per i rapporti col pubblico di lady Thatcher. La medesima agenzia ha diffuso la fotografia di Litvinenko calvo in letto d'ospedale ai più grandi massmedia mondiali. Come è facile intuire, il proprietario unico dell'ufficio pi-erre di lord Bell è, manco a farlo apposta, Boris Berezovskij.

In seguito si è chiarito che era unica anche la versione dell'avvelenamento di Litvinenko con i sali di metalli pesanti. Un certo dipendente del lord ha contattato il professor John Henry, il maggior tossicologo britannico. Proprio quest'ultimo ha espresso giusto una supposizione, ossia che la causa del malanno di Litvinenko potrebbe essere da ricercare nel tallio o nei suoi isotopi. Ma gli organizzatori di questa provocazione sono stati traditi dalla solita fretta e scarsa attenzione per i particolari di Berezovskij. Il fatto è che mister Henry non si è occupato delle cure di Litvinenko, e quando le sue dichiarazioni sono finite nei massmedia non poteva conoscere i risultati delle analisi di laboratorio: non erano ancora pronte. Questo è quanto è stato raccontato sempre al "Guardian" dai medici dell'ospedale. E' lecito supporre che tra gli esculapi ci sia stato un gentlemen's face-to-face meeting. Il professor Henry non è più disponibile per un qualche commento: ieri il luminare ha dichiarato che se ne lava le mani, poiché si è "già scottato una volta".

Insomma, non ci sono ragioni oggettive per parlare di un omicidio implicitamente politico con risonanza indotta, il secondo dopo la tragica fine di Anna Politkovskaja, osservatrice della "Novaja Gazeta". Allora diciamo che è stata la seconda morte di quest'autunno di un ex cittadino russo particolarmente contrario all'ordine costituito della Russia. Eppure, ci sono alcune considerazioni comuni a questi tristi avvenimenti.

Primo: entrambi i tragici personaggi erano vicini a Boris Berezovskij, forse anche troppo.

Secondo: entrambe le vittime accusavano l'entourage del presidente russo in modo aspro, senza compromessi, ma senza alcuna prova, e Berezovskij non poteva non notare che la loro efficacia andava riducendosi. Se Anna, trovandosi in Russia, almeno risultava ancora essere una punta di diamante, il funzionario dei servizi segreti aveva ormai ben poco dell'esperto, dopo sei anni di emigrazione. Non risultando più utili, questi emissari dell'influenza che fu si stavano gradualmente trasformando in fonte di pericolo, sapendo molto delle bravate del loro patron.

Intervenendo a Londra durante uno dei dibattiti sull'assassinio di Anna Politkovskaja, Litvinenko ha raccontato che il presidente russo trasmetteva le sue minacce allla giornalista tramite Irina Chakamada (ex dirigente dell'Unione delle Forze di Destra).

Quando l'ha saputo, la Chakamada si è indignata ed ha dichiarato che un delirio dalla prima all'ultima parola, poiché l'ex candidata alla Presidenza della Federazione Russa non mette piede al Cremlino da tre anni. Ha supposto che la vogliano volutamente far litigare con i "democratici": tipo, è corrotta dal Cremlino. Non ha voluto commentare la morte dell'ex ufficiale dell'FSB:

- Non so cosa combinano a Londra. E' una storia talmente torbida che non ci si può capire nulla.

Terzo: bisogna ricordare le confessioni di Berezovskij rese pubbliche dal conduttore televisivo Vladimir Solov'ëv, nelle quali dichiarava l'utilità di un assassinio "rituale" di un qualche personaggio noto, per dare uno scossone a Mosca, di modo che una folla di centomila persone spazzi via l'odioso regime di Putin... Con la Politkovskaja non è successo. Cilecca?

Ed ora, in simultanea con la prima londinese di James Bond, la prima dello "scandalo dei veleni" nel cuore della democrazia occidentale. Con consegna a domicilio, di modo che questi pigri borghesi possano percepire il tutto a livello epidermico.

Spiace ricordare Confucio con le sue stanze ed i suoi gatti neri, ma i fatti sono fatti. Non esiste un referto medico del defunto Litvinenko che parli di avvelenamento. In vita, non ha proferito parola, oralmente, tutto è interpretato da altri, comprese le dichiarazioni in punto di morte. I suoi interpreti non meritano fiducia, per definizione: basta ricordare l'omicidio di Vlad List'ev, socio di Berezovskij quando ancora era in auge a Mosca, o l'avvelenamento a Kiev di Ivan Rybkin. Viktor Juščenko ha avuto più fortuna, ma i segni del veleno sono rimasti per tutta la vita, come se dei demoni avessero tritato dei piselli sulla sua faccia... Insomma, trovarsi Berezovskij come protettore è una prospettiva piuttosto pericolosa per la propria incolumità.

* * *

Omicidio Litvinenko: la stampa russa assolve Putin

26.11.2006 Source: Pravda.ru URL: http://italia.pravda.ru/russia/3870-0

"Non intendo commentare ora la morte di Aleksander Litvinenko, parlerò la settimana prossima": al telefono con il quotidiano russo 'Komsomolskaja Pravda' il magnate in esilio Boris Berezovskij, amico dell'ex colonnello del Kgb morto avvelenato a Londra, è categorico.

Molti quotidiani moscoviti però suggeriscono che sarebbe lui il più avvantaggiato dalla morte di un collaboratore divenuto peraltro inutile e forse scomodo, mentre il presidente Vladimir Putin, che la stessa vittima ha accusato come mandante dell'omicidio, viene assolto dalla maggioranza dei commentatori.

Fa presa sulle pagine dei giornali russi la dichiarazione fatta ieri dal consigliere presidenziale per gli affari europei Sergej Jastržembskij, secondo il quale "ci sono coincidenze inquietanti fra le morti di persone che criticavano il potere in Russia e gli avvenimenti internazionali ai quali Putin è invitato a partecipare.

L'impressione è che ci si trovi davanti a una campagna bene orchestrata, o a un piano per screditare Mosca e la sua leadership". Jastržembskij ha ricordato l'uccisione il 7 ottobre della giornalista Anna Politkovskaja, proprio il giorno del compleanno del leader del Cremlino e alla vigilia di un suo importante viaggio in Germania; la morte dell'immigrato illegale Tengiz Togonidze, che era fra i deportati della 'guerra fredda' con Tbilisi, mentre il presidente era in partenza per il vertice informale dell'Ue a Lahti, in Findlandia; il drammatico decesso di Litvinenko in coincidenza con un cruciale incontro sull'energia fra Putin e l'Unione europea.

La tesi è sposata in pieno da 'Komsomolskaja Pravda', e ulteriormente elaborata dal giornale del governo 'Rossijskaja Gazeta', che analizza l'eterna domanda del 'cui prodest'. Arrivando alla conclusione che quella morte ruota comunque attorno a Berezovskij, o perché ne è il maggiore beneficiario - avalla le sue critiche alla deriva autoritaria e passatista del Cremlino - o perché alcuni gruppi criminali hanno voluto vendicarsi del tycoon. Per Nikolaj Kovalëv, ex capo dell'FSB (i servizi segreti russi) interpellato da Kommersant, "c'è la calligrafia di Berezovskij" nel delitto: "Sono certo che nessun servizio di intelligence abbia a che vedere con questa vicenda. E' opera di nemici personali del presidente russo, per metterlo sotto scacco".

Il giornale interpella anche altri personaggi di opinione ben diversa: da Andrej Kozyrev, ministro degli esteri all'epoca di Boris El'cin, che chiede a Jastržembskij di "rivelare cosa sa del presunto complotto"; all'attivista Aleksandr Osovcov, del Fronte civile unito, per il quale il mandante è "Putin e nessun altro"; alla deputata liberale Irina Chakamada, che vede "due possibili regie: una che vuole sostenere Putin, una che vuole abbatterlo".

Quest'ultima tesi è fatta propria da un esperto straniero consultato dal quotidiano, l'ex capo del consiglio per lo spionaggio della CIA americana Fritz Hermart: "potrebbe trattarsi di una lotta interna fra vari gruppi del Cremlino, gli uni pronti allo scontro con l'Occidente, gli altri propensi alla mediazione".

L'analista statunitense identifica i 'falchi' nell'entourage di Igor' Sečin, vicecapo dell'amministrazione presidenziale. Vladimir Ryžkov, deputato liberale indipendente, lega l'uccisione di Litvinenko a quella della Politkovskaja, affermando che dietro "c'è la stessa mano".

Evgenij Jašin, ex ministro dell'economia del periodo el'ciniano, liquida la tesi del complotto contro il Cremlino con una secca battuta: "Non c'è alcun bisogno di screditare la leadership russa, lo fa già per conto suo". Infine, c'è una minoranza che parla di servizi deviati: radio "Eco di Mosca" non esclude la possibilità che dietro alla morte dell'ex colonnello del KGB vi siano semplicemente gli antichi colleghi adirati contro il 'traditore', che avrebbero deciso di agire di propria iniziativa.

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lunedì 20 novembre 2006

Anna Politkovskaja 3

di Mark Bernardini

La Pravda, per sfatare tanti ennesimi luoghi comuni occidentali, italiani e sinistrorsi, non è (non è più da quindici anni) l'organo ufficiale del PCUS. L'organo ufficiale del PCFRAnzi: di Pravde (nel senso di Verità) ce ne sono almeno due. Una è l'organo ufficiale del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR, quello di Zjuganov, per intenderci). L'altro, è un giornale di sinistra non legato ad alcun Partito. In entrambi lavorano molti (ma non solo) redattori della Pravda sovietica. Per dirla con parole loro: [...] più del novanta per cento dei giornalisti che sino al momento del tentato golpe dell'agosto 1991 lavoravano per la "Pravda", ha lasciato la redazione. Hanno fondato la loro "Pravda" la quale, sotto pressione delle istituzioni, è stata costretta piuttosto in fretta a chiudere i battenti. I collaboratori della "Pravda" sono stati così costretti a passare al mondo virtuale: nel gennaio 1999 ha iniziato la propria attività il primo giornale-Internet in Russia, la "PRAVDA On-line". Pravda on-lineRiteniamo che oggigiorno abbiano lo stesso diritto morale di proseguire la storia della testata chiusa su ordine del presidente della Russia nell'agosto del 1991, sia il giornale nuovamente registrato, che la "PRAVDA On-line". Tanto più che lo staff di ambe le edizioni è composto da un eguale numero di giornalisti che lavoravano per la "Pravda" prima che essa venne chiusa. Nonostante il fatto che i giornalisti di ambe le testate continuino a mantenere contatti reciproci, la concezione relativa al modo di informare in merito agli avvenimenti sia livello nazionale che mondiale è totalmente diversa. Il giornale "Pravda" li analizza da un punto di vista di interessi di partito, mentre "PRAVDA On-line" parte da un approccio “pro-russo” nella formazione della propria politica. Diciamoci la verità, in questo modo il mondo diventa meno monotono.

Con questa lunga ma doverosa premessa, vi riporto quanto pubblicato dalla versione italiana della Pravda il 15 novembre:

Sono passati esattamente 41 giorni dall'assassinio della giornalista Anna Politkovskaja e i suoi assassini sono ancora in libertà. Ma per quanto increscioso possa sembrare di primo acchitto, va detto che il ritratto postumo della giornalista uccisa disegnato a tinte dorate pare sia assai lontano dalla verità dei fatti, cosa confermata dalla misteriose circostanze che hanno permesso alla giornalista uccisa di ottenere a suo tempo la cittadinanza americana.

Come è comunemente noto, secondo la legislazione americana attualmente in vigore, qualsiasi bambino venuto alla luce sul territorio degli Stati Uniti, anche se in una famiglia di immigrati illegali, ottiene automaticamente la cittadinanza americana. Ma Anna Mazela (vero cognome di nascita della Politkovskaja) nacque in una famiglia di diplomatici sovietici che all'epoca lavorava a New York, e tali diritti non sono previsti nei confronti di questa categoria di bambini nati sul territorio americano.

Per questo motivo, il fatto di essere venuta al mondo sul territorio degli Stati Uniti non dava alla Politkovskaja nessun diritto di ottenere la cittadinanza americana, cosa che però in qualche modo ottenne ugualmente nel 1990, quando non era altro che una sconosciuta giornalista di una rivista settoriale a bassa tiratura chiamata "Trasporto aereo".

In che modo e in quali circostanze sia riuscita ad ottenere la cittadinanza, quali servizi possa aver reso al governo degli Stati Uniti e quali obblighi abbia preso nei confronti della propria persona, tutto questo resta ancora un mistero, sebbene, però, alcuni di essi possono essere stabiliti basandosi su informazioni ottenute da fonti prettamente americane.

Prendiamo ad esempio il giuramento di fedeltà nei confronti degli Stati Uniti che ogni persona che acquista la cittadinanza americana è tenuto a prestare. Ecco lo storico testo scritto ancor dai Padri fondatori degli Stati Uniti d'America, l'originale del quale viene tuttora conservato nella biblioteca del Congresso: "Giuro solennemente, di mia spontanea volontà e senza alcuna esitazione di rifiutare la fedeltà nei confronti di qualsiasi altro stato. Da questo giorno la mia dedizione e la mia fedeltà sono indirizzate nei confronti degli Stati Uniti d'America. Mi impegno a sostenere, rispettare ed essere fedele agli Stati Uniti e alla loro Costituzione e legislazione. Mi impegno altresì a forma di legge a difendere la Costituzione e la legislazione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, interni ed esterni, sia in servizio civile che militare. Lo giuro solennemente nel nome di Dio".

In questo modo, il giuramento di fedeltà nei confronti degli Stati Uniti comporta il rifiuto di fedeltà nei confronti di un secondo Paese, nel caso specifico della Politkovskaja, nei confronti della Russia, tanto più che negli Stati Uniti la cerimonia di giuramento per ottenere la cittadinanza avviene effettivamente in maniera assai solenne e viene considerata un momento serissimo nella vita di tutti coloro che prendono tale decisione.

Ma a proposito del modo in cui Anna Politkovskaja abbia ripudiato sia la Russia che la cittadinanza russa, la storia al momento tace. Tuttavia è lecito pensare che l'abbia fatto in maniera pienamente convincente, altrimenti la cittadinanza americana non l'avrebbe ottenuta. E a questo proposito è indispensabile sottolineare il fatto che la legislazione americana non si limita solo a non prevedere la doppia cittadinanza ma addirittura la proibisce.

Che poi tali leggi non vengano praticamente applicate e che il secondo passaporto venga considerato semplicemente un ammasso di foglietti inutili è un altro discorso. In ogni caso sarà meglio comportarsi in maniera assai accorta dal momento che si deve essere fedeli all'America e solamente all'America.

Nel caso in cui le autorità americane sospettino o di infedeltà o del fatto che un qualsiasi neocittadino abbia mentito nel momento in cui prestava fedeltà alla sua nuova patria, questo può costare al neocittadino in questione la privazione della cittadinanza americana. Per cui i "nuovi americani" faranno bene a comportarsi in maniera assai accorta, dimostrando dedizione e fedeltà nei confronti del tipo di vita, della Costituzione e della bandiera a stella e strisce americane.

Sulla base di quanto detto finora, l'intensa attività di Anna Politkovskaja sul territorio della Federazione Russa assume una sfumatura un attimo inattesa. Si tratta quindi di una cittadina americana che a suo tempo ha rinnegato di sua spontanea volontà la cittadinanza russa e che lavorava in Russia grazie al sostentamento di stati stranieri in una regione infiammata dal separatismo. E non è da escludere il fatto che lo facesse negli interessi degli Stati Uniti, trovandosi, come recita il giuramento di fedeltà, in "servizio civile".

Di conseguenza sorgono spontanee alcune domande per niente prive di logica da porre rispettivamente al ministero degli Esteri, al ministero della Difesa nonché ai Servizi di sicurezza della Federazione Russa: in che modo questa giornalista straniera si spostava liberamente lungo il territorio della Federazione Russa sino alla zona teatro dei combattimenti incontrandosi per giunta con i rappresentanti delle forze separatiste? Ed in che modo viene regolata per legge la presenza di cittadini stranieri nelle zone definite a stato di emergenza? Perché gli americani in Iraq sin dall'inizio delle ostilita' belliche hanno rigidamente limitato la presenza di giornalisti fra le truppe, mentre in Cecenia si poteva recare chiunque lo desiderasse? Ed infine l'ultima domanda, probabilmente la più importante: qualche funzionario del ministero degli Esteri russo ha mai per caso letto il testo del giuramento che dà diritto ad ottenere la cittadinanza americana? E se per caso l'ha letto non ha forse capito che tutti i cittadini russi in possesso della doppia cittadinanza americana, a loro tempo hanno ufficialmente ripudiato quella russa?

A questo di mio posso aggiungere solo un'esperienza personale. Sono cittadino italiano dalla nascita, ovvero dal 1962. Sono stato cittadino sovietico sempre dal 1962 al 1978: a sedici anni, quando in URSS veniva consegnato ufficialmente il passaporto, io ero a fare cortei con la FGCI a Roma. Ho riacquisito la cittadinanza, ormai russa, solo nel 1996, trentaquattrenne, sicuro di essere ormai militesente (farlo due volte, no grazie).

La legge italiana manco menziona l'eventualità della doppia cittadinanza. In uno Stato di diritto, quale dovrebbe essere l'Italia, ciò che non è espressamente proibito è automaticamente e tacitamente lecito. La Russia, invece, non si è limitata ad una legge qualsiasi, lo ha affermato nell'art. 62 della Costituzione: [...] Il cittadino della Federazione Russa può essere cittadino di altro Stato [...].

Nessuno, a parte la naja, in Italia o in Russia, si è mai sognato di pretendere da me ipocriti giuramenti di fedeltà, né tantomeno di ripudiare Paesi terzi. Perché, giova ricordarlo, la democrazia non è nata in un saloon tra un whisky ed una sfida all'OK Corral, né sui galeoni che trasportavano pezzi di formidabili delinquenti con cui espropriare nel sangue i legittimi abitanti di un continente cosiddetto nuovo.

giovedì 9 novembre 2006

Anna Politkovskaja 2

di Mark Bernardini
Come è noto, sono stato ai funerali della Politkovskaja.
Cosa ne pensi personalmente, l'ho già scritto tempo addietro.
Ho saputo che in Italia c'è chi, come sempre "a sinistra", propone di intitolare alla Politkovskaja tutte le vie d'Italia dove siano presenti Ambasciata, Consolati e Rappresentanze Commerciali della Federazione Russa. Nella pratica del "re-intitolamento" di vie preesistenti finora hanno eccelso Stalin, Mussolini e El'cin. Se non si ritene imbarazzante siffatta congrega, ci si accomodi. Voglio ora riportare alcune voci "fuori dal coro", giuntemi in queste settimane.
Anna Politkovskaja, pur esaltata come martire della verità a destra e sinistra, non era che una spia al servizio dell'imperialismo. Intima di Eltsin e della sua banda di criminali mafiosi, non ha mai denunciato il minimo malaffare di quei distruttori dell'URSS e della Russia, nè dell'ubriacone venduto a Washington, nè dei suoi oligarchi che si sono mangiati i russi vivi e si sono venduti perfino i cimiteri. Regolare collaboratrice del circuito radio "Liberty" (ricordate Radio B-92 e Otpor???) gestito dalla Cia fin dal 1948 per destabilizzare i paesi socialisti, è stata il megafono dei terroristi ceceni finanziati e armati dalla Cia e dal Mossad per sottrarre il petrolio caucasico alle rotte e al controllo dei russi. Pessima scrittrice, non è accettabile che una sinistra non corrotta come quella di Bertinotti o di parte del manifesto si allinei passiva e acritica agli sterotipi falsi della propaganda imperialista gestita dai gangster di Washington, Tel Aviv e UE. La Politkovskaja era la Fallaci o il Magdi Allam russo. Niente di più. Una vera schifezza.
Fulvio Grimaldi
A me personalmente, Grimaldi non è mai piaciuto: inutilmente maleducato e violento verbalmente, ottiene lo scopo opposto a quello che si prefigge. Tuttavia, "deflorato" delle intemperie lessicali, ha ragione da vendere: i morti non hanno sempre ragione per il solo fatto di essere morti. E radio Svoboda (Liberty), che in URSS era ascoltata da tutti sulle onde corte, di nascosto in cucina, analogamente alla radio "Voice of America", era finanziata apertamente ed ufficialmente dal Congresso statunitense e trasmetteva da Berlino Ovest, per poi spostarsi a Praga dagli anni '90 e fino ai nostri giorni.
A proposito dell’assassinio di Politkovskaja di Movisol.org L’assassinio della giornalista russa dissidente Anna Politkobvskaya va inquadrato nel contesto della serie di assassinii avvenuti nelle ultime settimane, evidentemente miranti a ledere la stabilità politica del presidente Vladimir Putin. Tutti gli assassini in questione sono stati condotti da “professionisti”. E’ noto che il crimine organizzato russo è collegato con i vari oligarchi latitanti dalla giustizia russa. Il più famoso degli oligarchi è Boris Berezovsky che ha ottenuto “asilo politico” in Inghilterra. * Il 14 settembre è stato assassinato Andrei Kozlov, vice presidente della banca centrale russa. Deciso sostenitore della politica del governo, Kozlov era impegnato contro il riciclaggio del denaro ed aveva ordinato il ritiro di alcune licenze bancarie. * Il 30 settembre è stato assassinato Enver Zighashin, ingegnere capo della TKN BP, la sussidiaria russa della British Petroleum. Si tratta di un assassinio che certamente non ha risolto gli attriti tra Russia e imprese petrolifere occidentali ma li ha piuttosto aggravati. * Il 7 ottobre è stata assassinata Anna Politkovskaya. * Il 10 ottobre è stato assassinato Alexander Plokhin, direttore della branca moscovita della Vneshtorgbank, banca di stato che riveste un ruolo importante nei rapporti economici che la Russia intrattiene con Africa, Asia, America Latina ed Europa, in particolare quelli promossi dallo stesso Putin. La Vneshtorgbank ha recentemente acquistato il 5% del gigante aerospaziale europeo EADS, proprietario di Airbus. L’acquisto ha suscitato una notevole controversia, sia a motivo delle implicazioni economiche che quelle di sicurezza. * Il 16 ottobre è stato assassinato Anatoly Voronin, esperto immobiliare della Itar-Tass. Alexander Lebedev che è comproprietario, con Michail Gorbaciov di Novaya Gazeta, il giornale su cui scriveva la Politkovskaya, ha pubblicato un commento intitolato: “Chiunque abbia sparato alla Politkovskaya mirava ai suoi avversari” — in altre parole mirava al regime di Putin. La Politkovskaya era così nota come oppositrice del regime, scrive Lebedev che è fin troppo facile sospettare coloro che lei criticava. “Ma non dobbiamo considerare attentamente la possibilità che chi ha ordinato l’assassinio voleva che noi facessimo proprio questo? Forse un’ondata di rabbia contro coloro che la giornalista criticava è proprio l’effetto su cui contavano i killer? Così sparando alla giornalista miravano ai suoi avversari”. Nel corso della sua visita in Germania, tra il 10 e l’11 ottobre, il presidente Putin ha fatto due volte riferimento al grave episodio. A Dresda il presidente ha detto, secondo quanto riferito dalla Pravda: “Non molto tempo fa fu ucciso un altro giornalista, Paul Khlebnikov. Dopo la pubblicazione del libro intitolato «Conversazioni con un barbaro», in cui i personaggi principali sono posti in cattiva luce, lui è stato ucciso. Non so chi l’abbia uccisa [Anna Politkovskaya], ma è chiaro che chi si sta sottraendo alla giustizia ha valutato l’opportunità di sacrificare qualcuno per incoraggiare i sentimenti anti russi nel mondo”. Nell’intervista concessa l’11 ottobre al Sueddeutsche Zeitung, pubblicata integralmente solo sul sito Kremlin.ru, Putin ha detto: “Saprete che diversi anni fa un giornalista americano di origini russe, Paul Khlebnikov è stato ucciso in Russia. Si era occupato dei problemi della Repubblica di Cecenia ed aveva scritto un libro intitolato «Conversazioni con un barbaro». Stando alle indagini, i protagonisti del libro non erano contenti di come Khlebnikov li ha presentati e lo hanno distrutto”. Il “barbaro” in questione è Khodj-Akhmed Nukhayev, il finanziatore del separatismo del Caucaso Settentrionale: Oggi Nukhayev vive in Israele, fa affari con il lord inglese McAlpine ed è sospettato di collegamenti con Boris Berezovsky. Khlebnikov era il genero di John Train, personaggio di Wall Street impegnato nelle operazioni contro Lyndon LaRouche. Nel 2005 Anna Politkovskaya ha ricevuto il “Premio per il coraggio civile” del Northcote Parkinson Fund di John Train.
Ecco un guizzo di genio dall'impareggiabile Michele Serra, a proposito delle dichiarazioni stizzite di Putin sulla mafia:
L'amico Putin, seppure coi suoi modi da steppa, per una volta ha detto una cosa ahimé giusta: quanto a mafia, l'Italia non ha le carte in regola per dare lezioni agli altri. Ma la politica dev'essere davvero una specie di droga se è vero, come è vero, che le reazioni italiane sono state perfino più stonate del prevedibile. La sinistra, che di mafia parla da quando è nata come di un cancro che corrode il paese, e da Portella della Ginestra fino a noi conta tra i suoi uomini la grande maggioranza delle vittime di mafia, si è inalberata come se Putin avesse detto chissà quale enormità. Viceversa Berlusconi e molti dei suoi soci, che in cinque anni di governo hanno stabilito un vero e proprio record di omertà politica rispetto alla questione mafiosa (e stendiamo un velo pietoso su Mangano e Dell'Utri), ha difeso a spada tratta l'amico Putin. Cioè: se a dire "mafia" è un pm italiano, che magari rischia la pelle, nel centrodestra si grida al giustizialismo. Se lo dice Putin, allora è una verità da applaudire. Non saprei proprio, in questo quadro insieme penoso e stravagante, quali delle due parti politiche si sia maggiormente distinta per incoerenza. Diciamo solo che, come spesso accade, la sinistra immalinconisce, la destra fa morire dal ridere. Michele Serra, Repubblica, 25 ottobre 2006
Ma proprio l'Unità, unico giornale italiano ad avere indicato in Putin il mandante dell'omicidio della Politkovskaja fin dal primo giorno, riporta pochi giorni fa, inconsapevole delle proprie contraddizioni interne:
Rispetto al 2005, siamo scesi di altre cinque posizioni nella classifica della corruttibilità, passando dal 40° posto al 45°, dopo il Botswana, la Giordania, la Corea del Sud. A fotografare l´amara situazione, il Rapporto 2006 di Transparency International (Ti), l´organizzazione non governativa che è impegnata nella lotta alla corruzione e che ogni anno stila una classifica che registra la percezione della corruzione in 163 paesi del mondo. Nella scala di voti, da 1 a 10, l´Italia non sfiora nemmeno la sufficienza, fermandosi al 4.9. Al primo posto, con un 9.6, la Finlandia, seguita dagli altri paesi scandinavi (Danimarca, Svezia, Norvegia) ma anche da Nuova Zelanda, Singapore e Australia. Il resto dei paesi europei ci distacca di molto: il Regno Unito si posiziona all´11° posto, la Germania al 16°, la Francia due postazioni più in basso. I cittadini statunitensi percepiscono un grado di corruzione che fa classificare gli Usa al 20° posto, ancora lontanissimo dall´aria corrotta che si respira in Italia. L'Unità, 7 novembre 2006
Insomma, pongo retoricamente per la terza volta una domanda. In certi esercizi ginnici eccelle in particolare l’Unità, probabilmente per un malcelato (e male interpretato) senso di peccato originale, protesa spasmodicamente a dover dimostrare di essere più antisovietica dei sovietici. Legittimo. Purtroppo, finisce regolarmente col trascendere in russofobia. [...] Quali sono gli obiettivi della sinistra italiana e dell’Unità?

lunedì 23 ottobre 2006

La Russia, l'eterno cattivo

di Mark Bernardini
Ormai in Occidente la Russia è un tormentone. Breve rassegna stampa.
Repubblica
Il presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell, non lo aveva accolto nel più caloroso dei modi, ricordandogli la preoccupazione dell'Unione per il deterioramento dei dritti umani in Russia, poi il minuto di silenzio osservato dai deputati per l'assassinio della giornalista Anna Politkovskaya, e il cenno alle difficoltà sofferte dalle Ong russe. "Facciamo affari con Paesi peggiori del suo - gli aveva poi detto - ma con voi vogliamo unirci e per questo è necessario che condividiate certi valori". Putin, palesemente irritato, si è difeso con l'attacco. Il Cremlino, ha detto - secondo quanto riferito dalle fonti citate da El Pais - non può accettare lezioni di democrazia da Paesi come la Spagna, in cui molti sindaci sono sotto inchiesta per corruzione, o dall'Italia, "dove è nata una parola come 'mafia'". Il premier spagnolo Jose Luis Zapatero, e quello italiano Romano Prodi, secondo le fonti, sono rimasti senza parole, mentre Putin rispondeva anche alle preoccupazioni europee per la situazione in Georgia e Cecenia: pensate a quello che avete combinato in Jugoslavia, ha detto.
Express
Les propos de Poutine ont été rapportés dès lundi dans la presse européenne, notamment par le quotidien espagnol El Pais. En réponse aux critiques qui lui ont été adressées, Poutine a stigmatisé la "corruption des maires espagnols" et déclaré, à l’attention de l’Italien Romano Prodi, "la mafia est un mot qui est née en Italie et non pas en Russie".
Unità
D'Alema: Putin perde prestigio. Sulla Cecenia non tacciamo
Repubblica
D'Alema e Bertinotti a Putin: "Si discuta della Cecenia"
Corsera
D'Alema-Bertinotti, critiche e accuse a Putin Il presidente della Camera sulla gaffe del leader russo: «Parole squalificanti». Il ministro: «Così non giova al suo prestigio»
ANSA
Nessun attacco a Italia e Spagna. Per fonti diplomatiche russe, Putin ha solo detto che 'la parola mafia non e' nata nella Federazione Russa'.
Francamente, io, oltre alla Jugoslavia, avrei ricordato che ultimamente nella Repubblica Ceca i Giovani Comunisti (la FGCI, per intenderci) sono stati messi fuori legge, e che in Lettonia un quinto della popolazione è apolide in quanto di etnia russa. Ma in realtà, nessuno in Italia riferisce che l'ignobile gazzarra premeditata orchestrata contro Putin con l'intento di "rovinargli la cena" (parole non mie), dividendosi giorni prima gli argomenti su cui punzecchiarlo, erano una scusa, ed in realtà della Politkovskaja, della Cecenia e della Georgia non gliene frega un tubo a nessuno. L'oggetto del contendere vero erano le forniture di gas e petrolio russi all'Unione Europea. Insomma, l'intento era di mostrare chi comanda in Europa. Solo che la musica viene orchestrata da Washington: è da quest'estate che Chainey e la Rice scorazzano in lungo e in largo nel vecchio continente con la stessa solfa. Per la Georgia, evidentemente Barroso non ricorda più il concetto di Stato sovrano. La Commissione Europea può pontificare sull'esecuzione delle proprie disposizioni internamente all'UE. Dell'Unione Europea, tuttavia, non fanno parte né la Russia, ma neanche la Georgia. Spetta dunque alla Russia decidere, chi far entrare in Russia e chi no. Ma il problema non sono i rapporti russo-georgiani, bensì della Georgia con l'Abchasia e l'Ossezia del Sud. In Abchasia vivono in tutto 150 mila persone, in Ossezia del Sud - 70 mila, di cui 40 sono profughi, grazie alla ponderata e lungimirante politica georgiana. Viceversa, vale la pena ricordare che l'UE non ha ancora risolto l'annosa questione dei visti con la Federazione Russa: l'argomentazione per cui i russi invaderebbero l'Europa come gli arabi suona un po' ridicola. Per la Cecenia, ai Bertinotti di destra e di sinistra gioverebbe ricordare che la guerra è finita da un pezzo, ed è rimasta solo nelle teste dei nostalgici opinion-makers occidentali. Maggiore risposta non meritano. Per la Politkovskaja, con che diritto si pretende da Putin alcunché? Quando in Italia hanno ammazzato Marco Biagi, qualcuno ha chiesto conto a Berlusconi? E già: "esecriamo, condanniamo"... Sembra quasi che la Russia abbia risposto: "Non ci passa manco per l'anticamera del cervello di cercarne gli assassini". Vediamo di tornare al vero oggetto del contenzioso, altro che "difesa della democrazia", "libertà di parola", "repressione delle ONG", "diritti dell'uomo": la questione vera è la ratifica della Carta energetica, che prevede l'accesso delle compagnie europee al gas ed al petrolio russi senza garantire in cambio qualsivoglia partecipazione della Russia alle tubature europee. I più inaciditi sono, ovviamente, i nuovi membri dell'UE, dai Paesi baltici a quelli dell'Europa orientale. No, non per aver fatto parte dell'URSS e del Comecon: è che a qualcuno è stata chiusa la tubatura, a qualcun altro la tubazione passerà intorno, ad altri ancora la Russia non compra più le acciughe, gli ortaggi, la carne... In brevis. Le maggiori esportazioni russe in Europa riguardano le risorse energetiche: il 57%. La Russia copre il 25% del fabbisogno europeo. Il 44% del gas importato dall'UE viene dalla Russia. Ovvero: in realtà, la Russia dipende dai consumatori europei ben più di quanto questi ultimi dipendano dalla Federazione Russa. Viceversa, il 34% delle esportazioni europee verso la Russia sono automobili e macchinari. Si parla molto di Sachalin-2. Nessuno tiene conto dell'esigenza di preservare l'ecologia di quella regione. Eppure, è noto che ultimamente il Congresso USA ha proibito alla BP di fare alcunché in Alaska, proprio per ragioni ecologiche. La Federazione Russa, per ora, non ha vietato alcunché a chicchessia. Il problema, allora qual è? Eccolo: i partner occidentali vogliono raddoppiare unilateralmente le loro spese dichiarate. Traduzione: siccome gli accordi prevedono che la Russia non percepisca alcun utile finché non verranno coperte tutte le spese, la Federazione Russa, in anni di estrazione petrolifera, finora non ha guadagnato un soldo. Ergo, col raddoppio delle spese, continuerà a non guadagnare nulla per altri dieci anni. Di che spese si tratta? Consulenze legali, personale straniero, missioni all'estero e via discorrendo. Gli accordi prevedono l'impiego del 70% di mano d'opera, materiale e macchinario locali (russi), invece non raggiungono manco il 50%. Tutti dettagli che rimangono nascosti, a copertura di coloro che cambiano vagamente gli argomenti, da economici a politici. Un'ultima ciliegina la cogliamo dal servizio da Mosca del corrispondente RAI Alessandro Cassieri, secondo il quale, parole testuali, "nessun giornale russo ha nemmeno menzionato la polemica tra l'UE e Putin". Ecco, al contrario, un breve elenco. Innanzitutto, il sito ufficiale del Capo dello Stato russo. Pravda.ru, in italiano. Vedomosti, in collaborazione con Wall Street Journal e Financial Times. Izvestija. Kommersant. Giusto per citare i più importanti, spero che basti: non ho citato il gazzettino di Tambov, come non ho citato la Padania, mi scuserete. Una domanda s'impone: incompetenza o malafede?

domenica 8 ottobre 2006

Anna Politkovskaja 1

A proposito dell'omicidio di sabato 7 della giornalista Anna Politkovskaja a Mosca, analizziamo i titoli dei maggiori massmedia.
Quelli russi:
NTV: Anna Politkovskaja resta un ideale di onestà
Rossijskaja Gazeta: A Mosca, nel proprio portone lungo la via Lesnaja, è stata uccisa la giornalista Anna Politkovskaja
Quelli francesi:
Libération: Une journaliste d'opposition abattue à Moscou
Le Monde: Une figure du journalisme russe d'opposition assassinée à Moscou
Nouvel Obsérvateur: Une journaliste abattue à Moscou
Quelli spagnoli:
El País: Asesinada en Moscú Anna Politkóvskaya, periodista rusa crítica con el Kremlin
La Vanguardia: Asesinan a Anna Politkóvskaya, periodista rusa crítica con el Kremlin
Quelli italiani:
Ansa: Russia: uccisa una giornalista
Corriere della Sera: Russia: uccisa reporter anti guerra in Cecenia
Repubblica: Giornalista assassinata a Mosca, denunciò l'orrore della guerra cecena
Solo l'Unità si spinge all'indicazione del mandante:
L'Unità: Uccisa la giornalista che denunciò la guerra di Putin
Giusto venerdì 6, dicevo:
...In questi esercizi ginnici eccelle in particolare l’Unità, probabilmente per un malcelato (e male interpretato) senso di peccato originale, protesa spasmodicamente a dover dimostrare di essere più antisovietica dei sovietici. Legittimo. Purtroppo, finisce regolarmente col trascendere in russofobia. [...] Quali sono gli obiettivi della sinistra italiana e dell’Unità?