martedì 23 agosto 2005

Scalfarotto? Non scherziamo

Il buonismo non fa parte dei miei difetti. Mi sono sorbito un quarto d'ora di filmato di Scalfarotto per ricavarne le seguenti deduzioni:

1)Scalfarotto-Mascia, ovvero dio li fa e poi li accoppia. Perché non li accoppa? Sul carrierista Mascia, candidato trombato del 2001, ne ho da dire a iosa, ne riparlerò prossimamente.

2)Un italiano 100%, per non scontentare nessuno, terrone ma innamorato di Milano, la Milano da bere. E poi c'ha una nonna bergamasca, quindi lo possono votare anche i leghisti. Milano città aperta? Vorrei conoscere il suo pusher.

3)Candidato povero, dietro cui non ci sono i ricchi Partiti. Un candidato talmente povero che faceva il bancario prima in Comit, poi Ambroveneto, Citibank. Di più: da capo del personale a capo delle risorse umane. Insomma, un servo dei padroni.

4)Candidato povero ma moderno, che usa internet. Tenta di intercettarlo, 'sto popolo di internet. E 10.000 firme raccattate in internet sono le uniche genuine. Fosse sufficiente saper scrivere un'email ed aprire un sito, saremmo milioni, in Parlamento. Candidato che condivide, che divide con gli altri, una sorta di messia. Un candidato diverso dai politici. Perché i politici, per definizione, sono il male. Quindi, facciamo fare politica a chi non fa politica. E facciamo fare I bancari a chi non è bancario, ed il cuoco a chi non capisce un cazzo di cucina.

5)Io non volevo candidarmi, ma me l'hanno chiesto ed io ho sentito il senso ed il dovere della responsabilità. Chi la dice, Berlusconi? No: Scalfarotto.

6)La scelta più difficile della mia vita, l'istinto di conservazione mi diceva di non farlo. Capito? Candidarsi alle primarie dell'Unione è stata la... scelta più difficile della sua vita. Non oso pensare alle difficoltà con cui si scontra, che so io, Rita.

7)Sono diverso da Prodi perché vengo dalla società civile. Infatti la società civile è quella delle banche.

8)La dittatura della maggioranza è una cosa spaventosa. Un po' come la dittatura del proletariato. Insomma, se si fa come dice la maggioranza, è dittatura. Se si fa come dice la minoranza, è una democrazia matura.

9)Sono diverso da Mastella perché non sono mai stato democristiano. Più della metà degli italiani non è mai stata democristiana, ma Scalfarotto non è mai stato democristiano più dei non-democristiani e persino dei democristiani stessi.

10)Sono diverso da Di Pietro perché sono uguale a Di Pietro. Solo che non basta l'etica, bisogna riempirla di contenuti. Dunque, Di Pietro è un etico vuoto. Scalfarotto è detentore di contenuti etici?

11)Sono diverso da Bertinotti perché non sono marxista e perciò sono moderno. Incommentabile.

12)Sono diverso da Pecoraro Scanio perché quello è monotematico ed è un politico professionista. Che poi Scalfarotto sia stato consigliere di circoscrizione a Foggia, con i verdi del Sole che ride, a fine anni '80, è del tutto trascurabile, nel teatrino attuale della politica italiota. Di più: Pecoraro Scanio non è giovane, cosa che, si sa, è una grave colpa. Pecoraro Scanio è del 1959, ha 46 anni. Scalfarotto è del 1965, ha 40 anni.

13)Sono diverso perché sono diverso. Sì, nel senso sessuale del termine. Dobbiamo intercettare i voti di internet, quelli dei bancari e quelli degli omosessuali. E le casalinghe di Voghera? Con chi ciascuno di noi vada a letto, purché adulto e consenziente, sono affaracci suoi. Esattamente come è irrilevante che uno sia negro, con gli occhi a mandorla o albino viso pallido. Augh. E la gente è avanti perché in realtà se ne frega, mentre la politica (i politici) sono indietro perché non se ne frega. Ecco perché l'Italia ha bisogno di Scalfarotto.

14)Non sono un malandrino perché non ho rubato la scena ai politici. Da una parte loro che ancora non mi si filano, dall'altra io. Davide e Golia.

Ho già avuto modo di dire che ultimamente voto contro, non per. Questo non vuol dire non essere c-attivi. Io voglio c-attivamente arrecare dànno alla candidatura di tutti quelli come Scalfarotto, poiché è anche per colpa loro che abbiamo perso e, forse, perderemo. I padroni sanno far bene il loro mestiere, noi invece, nel nostro, continuiamo ad essere degli incompetenti, degli apprendisti stregoni.

http://r-esistenza-settimanale.blogspot.com/2005_08_07_r-esistenza-settimanale_archive.html

http://r-esistenza-settimanale.blogspot.com/2005_08_14_r-esistenza-settimanale_archive.html

sabato 20 agosto 2005

Questione di paletti

Ho ricevuto una richiesta di commento:
Mark non ero un simpatizzante del cavaliere e tanto meno vorrei esserlo oggi però una domanda semplice mi sorge spontanea e la faccio a tutti quelli che "odiano" il cavaliere: chi metteresti al suo posto? ....mi auguro di ricevere una risposta intelligente ( ....premetto però che rispondere Prodi o D'Alema o Fassino e via discorrendo le ritengo risposte da deficienti !) ....avanti, oltre a Mark da cui mi aspetto una risposta un po` articolata, gli altri possono tranquillamente rispondere con il semplice nome.
Da anni sono ridotto a votare non già per qualcuno, ma contro qualcun altro. Sarà che ho troppe pretese, ma voterei Prodi, D'Alema, Fassino, voterei pure Mastella contro Berlusconi. Essere PER qualcuno è ben altra cosa. Molti anni fa la chiamai la mia personale teoria dei paletti, ultimamente ho letto che qualcuno la spaccia per farina del suo sacco. Non importa. Per teoria dei paletti intendo che ciascuno, di paletti, ha i suoi. Come le corna. In base ai propri personalissimi paletti, ciascuno di noi può dire: "ecco, fin qui mi spingo, oltre non vado". Nel mio caso specifico, vuol dire che, il giorno che dovessi scegliere tra Berlusconi e Mastella, voterei per quest'ultimo; ma il giorno che dovessi scegliere tra Berlusconi e Fini, non voterei Berlusconi in quanto non-fascista, in quanto "meno peggio": semplicemente, non voterei. I miei paletti arrivano lì. Quelli tuoi magari da un'altra parte, e quelli di Alessio da una terza parte ancora. Non importa: l'importante è che ciascuno li abbia, 'sti paletti, e li rispetti.
Dicevo che la domanda è mal posta. Opinione personale, s'intende. Opino appunto che a destra Berlusconi abbia puntualmente azzerato ogni tentativo di concorrenza, un po' come nelle televisioni private, nella stampa, nelle assicurazioni, nell'edilizia ed il dio in cui non credo solo sa in quant'altro. Questi però sono affaracci loro. A sinistra, invece, pure. E questo già mi riguarda di più. Puntualmente, cfr. post- ultime Regionali, la sinistra fa di tutto per perdere, quasi come se la partita fosse truccata (odio i paragoni calcistici, ma per una volta mi sia concesso). Il tanto vituperato Gaber disse, una decina d'anni fa: "Tutto è cominciato nel 1948. Se si fanno bene i conti tra la destra (DC, liberali, monarchici, missini, ecc.) e la sinistra (comunisti, socialisti, socialdemocratici, ecc.)... viene fuori un bel pareggio. Da allora è sempre stato così. Oggi invece è diverso. Per forza, è successo di tutto. Sono spariti alcuni partiti, c'è stata quasi una rivoluzione, le formazioni politiche hanno leaders e anche nomi diversi. Infatti, oggi non c'è più il 50% alla destra e il 50% alla sinistra. Ma c'è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50... virgola talmente poco che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo. Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione... Ha paura che se vincono troppo quelli di là viene fuori un regime di sinistra. Se vincono troppo quegli altri viene fuori un regime di destra. Il regime di centro invece... quello gli va bene. Auguri!". Chi metterei al suo posto, mi chiedevi. Chiunque più onesto e più democratico, persino la sora Mariuccia che pulisce le scale nel condominio accanto (figura inventata cumulativa). Ma non è questa la risposta, giacché, come già rilevato, non è questa la domanda.

martedì 16 agosto 2005

Il pudore alla Berlinguer

Non mi piace la politica italiana in generale, a destra come a sinistra, basata sull'americanismo e sul personalismo. La mia generazione era stata educata ad un maggior pudore, indipendentemente dagli schieramenti. Facevi campagna elettorale per il tuo Partito, ed il Partito presentava i suoi candidati, fra cui magari anche te. Mai il contrario. Il contrario sul serio: adesso è il Partito che fa campagna elettorale per te, e tu presenti il tuo Partito quando va bene, se non addirittura i TUOI Partiti. Provo una tristezza angosciante, e preferisco non pensarci. Così, me ne sto buono buono all'estero...

martedì 21 giugno 2005

Venimmo dall'est

Un tempo si diceva che ciascuno ha un proprio sud (De Crescenzo in "FFSS ovvero che mi ci hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?"). Parafrasandolo, pare che ora ciascuno abbia un proprio est.

Solo che non si capisce dove sia, 'sto est, e dove termini l'Europa, oltre la quale ci si possa considerare orientali: al confine crucco-catto-polacco, ovvero il vecchio confine UE? Al confine russo-polacco, ovvero il nuovo confine UE? Lungo gli Urali, come dicono gli studiosi di geografia? A Vladivostok, come dice chi vorrebbe una Russia membro dell'UE? Soprattutto, ovunque passi 'sto confine, dove sono gli operai? Alla ricerca dell'operaio perduto. La classe operaia va in purgatorio. In Polonia ce n'è ancora abbastanza, ma fin da Walesa passano più tempo a genuflettersi e baciar pile che a lavorare, 'sti scansafatiche reazionari. In Russia già ce n'è meno, anche se più che in Italia, ma comunque meno in proporzione rispetto alla popolazione. Ancora più a est? Boh, c'è la Mongolia, lì però vanno a cavallo, sono nomadi e pastori. Poi c'è la grande Cina che come sempre è vicina, Paese prettamente agricolo di produzione artigianale di borsette Gucci. Ancora più a est? Ma ragazzi, allora si risale a nord nella mia Russia, si fa una bella nuotata corroborante nello stretto di Bering, si oltrepassa il Klondike, che tanto ormai non c'è rimasta una sega, si saluta la tomba dell'ultimo dei Mohicani, ciao-còmprati-Arrapaho... Devo continuare?

giovedì 2 giugno 2005

No Europa?

Me ne duole, ma il voto francese ed olandese non è stato contro QUESTA Costituzione Europea: è stato contro l'Unione Europea, contro l'internazionalismo, contro l'ingresso affrettato dell'Europa Orientale ex-Comecon, contro la Turchia. A parte l'internazionalismo, su tutte le altre ragioni sono perfettamente d'accordo. Qui però non si votava per questo, bensì per una Costituzione che a me non piaceva, ma che nessuno conosce. Nessuno l'ha letta, poche palle. Un po' come se al referendum italiano sulla procreazione assistita del 12 giugno la gente votasse pensando alla 194 sull'aborto. Le parole hanno un senso. Si badi bene, a me non dispiacerebbe affatto un'umiliazione degli slavi neomembri, magari si renderanno conto che, volenti o nolenti, si debbono creare due Europe, per ragioni oggettive, che piaccia o meno: quella occidentale e quella slava.

Siamo diversi, facciamocene una ragione. Anche perché la Kamčatka, ad 11 (!!!) fusi orari da voi e che voi conoscete giusto perché giocate a Risiko, confina con gli Stati Uniti attraverso lo Stretto di Bering, oltre il quale c'è l'Alaska (russa anche quella, se quel coglione dello zar non l'avesse simbolicamente venduta per 1 - un!!! - dollaro). Se quella è Europa, io sono azteco. E la Russia non è il Lussemburgo.

Questi non sono né gatti né topi: sono dèi. Nel senso che faranno morire centinaia di milioni di innocenti, da Mosca a Falluja, dalle torri gemelle (incazzatevi pure, tanto è così lo stesso) a Kabul, e camperanno alle vostre, alle mie ed alle spalle di tutti noi poveri cristi che il pane dobbiamo guadagnarcelo solo perché ce lo rubano proprio loro. E voi religiosi del cazzo, pensando di adorare chissà quali divinità in cielo, state adorando queste emerite teste di cazzo che stanno perfettamente in terra.

venerdì 27 maggio 2005

Un Paese normale

Io sono per la Prima Repubblica con correzione alla grappa, dove ci sia una destra che non metta le bombe pagata dai servizi segreti dello Stato (cioè pagata con i nostri soldi); dove ci sia un centro, con o senza riferimenti alla cristianità, che non c'entra un tubo ed alla quale il riferimento politico serve come serve ad un pesce una bicicletta; una forza socialista moderata, senza decisionisti che concedono favori ai loro amici palazzinari in odor di televisione; infine una grande forza comunista, dove vengano banditi i giochetti democristiani di cui stanno diventando maestri gli attuali PRC e PdCI, ed ovviamente in cui il marxismo sia un valore ed un mezzo a cui restituire concretezza storica, senza paure che i palazzinari di cui sopra l'accusino di parentele embrionali col georgiano baffuto. Ritengo che tale sistema aderisca verosimilmente agli umori italici senza i lacciuoli della contingenza.

Questa organizzazione comunista l'avevamo già, fino a vent'anni fa. C'erano però anche i figli di papà, che per contestare i genitori si buttavano più a sinistra della sinistra. Molti ora, bastonato il PCI, si son messi proni sotto i palazzinari. Lenin li aveva scoperchiati molto bene, a suo tempo (la famosa "malattia infantile"). Noi, invece, abbiamo scambiato i mestieri: la destra che fa centro, la sinistra che fa centro, il centro... No, loro restano coerenti e fanno centro. Insomma, un Paese di centro globale, altro che bipolarismo.

Diciamola più semplice, nello schema che preconizzavo all'inizio: i DS non sono di destra, che facciano pure i socialisti. La Margherita non è di destra, che faccia pure il centro, e lo chiami DC o come diavolo gli pare. I fascisti facciano pure la destra: se è quella alla Fini la smetteranno di picchiare, sparare e bombare. I comunisti, per la miseria, facciano i comunisti! E che non ci sia compressione alcuna, ma espansione, di PRC e PdCI: in un PCI vero, sarebbero comunque due infime minoranze.

giovedì 26 maggio 2005

Mitrochin

Il 7 gennaio scorso è deceduto a Mosca Lev Mitrochin (nessuna parentela con il Mitrochin della famosa Commissione voluta da Berlusconi). Era nato il 16 febbraio 1930. Il suo curriculum era ricco di titoli accademici, di decine di libri pubblicati e tradotti, di collaborazioni con importanti riviste. I vecchi lettori di Rassegna Sovietica forse ricorderanno qualche recensione a qualcuno dei suoi libri dedicati agli Stati Uniti o ai "problemi dell'ateismo". Già, perché il suo interesse preminente di studioso era, sì, rivolto da sempre alla religione, al rapporto tra marxisti e credenti, particolarmente alle tematiche della teologia della liberazione. Ma fino all'avvento della perestrojka di Gorbačëv chi in URSS voleva occuparsi di questi argomenti doveva per forza farlo sotto la copertura dell'ateismo. Ricordo la stima che lo circondava tra gli esponenti della filosofia sovietica. Una volta, negli anni Settanta, durante una cena a Roma con importanti filosofi russi della corrente cosiddetta "italianista", parlando di lui rivelai un fatto di carattere personale: eravamo stati sposati, io e Lëva, con due sorelle e in quel momento eravamo entrambi divorziati. Come risposta, venne la proposta allegra e goliardica dei sovietici - in sintonia con l'atmosfera conviviale - di brindare alla mia salute "in quanto ex parente" di Lëva Mitrochin.

Un altro episodio che mi piace ricordare risale ai primi anni della perestrojka. Un gruppo di quelli che in Russia sarebbero poi diventati famosi con il nome di "oligarchi", i nuovi ricchi, organizzò una crociera "culturale" nel Mediterraneo di cui ancora oggi non sono stati chiariti molti aspetti. Il fatto è che vennero invitati a parteciparvi - gratuitamente - alcuni degli intellettuali russi più prestigiosi, tra cui Sergej Averincev e lo stesso Lev Mitrochin. Andai a ricevere Lëva nel porto di Civitavecchia. La nave russa era ancorata vicino alla banchina, c'era un via vai di gente che saliva a bordo e scendeva, nessun controllo da parte delle autorità italiane. Qualcuno portava pacchi di non si sa che cosa. Io e la mia compagna Flora prelevammo un Lëva alquanto smarrito, forse un po' alticcio, e lo portammo a cena a Roma.

Un tratto del suo carattere da non dimenticare era la sua generosità. Quando lui era già un autore di successo - e in epoca sovietica, come si sa , la pubblicazione di un libro comportava onorari considerevoli - mentre io ero un povero studente dell'Università di Mosca, era sempre lui a pagare il conto ogni volta che si andava in compagnia al ristorante.

La sua seconda moglie era una giovane laureata in filosofia, ambiziosa, dominata - si capì poi - da un suo sogno americano. Riuscì a convincere il marito ad accettare il modesto incarico di secondo segretario d'ambasciata a Washington, lui che aveva il titolo accademico di doktor nauk. L'importante per lei era andare negli USA e partorirvi un figlio, la via legale più sicura per ottenere la cittadinanza americana. Un giorno, dopo il lavoro, tornato nella sua casa di Washington, Lëva la trovò piena di agenti della CIA e del KGB. La moglie li aveva convocati dicendo che lei e suo marito avevano "scelto la libertà". Lëva, sorpreso, dichiarò di essere assolutamente estraneo a quella decisione della moglie. I due servizi segreti aprirono un'indagine e il risultato fu che la moglie e la figlia di Lev Mitrochin rimasero a Washington e lui tornò a Mosca. E qui lo aspettava un'altra sorpresa. La sua casa moscovita era totalmente vuota. Il fatto è che poche settimane prima la moglie aveva fatto una scappata a Mosca e aveva venduto tutto, mobili, letto, frigorifero, la bellissima collezione di dischi di Frank Sinatra, Benny Goodman e tutti i classici del jazz americano, che Lëva aveva raccolto in tanti anni. Insomma, l'unica cosa che non era stata venduta era la proprietà dell'appartamento, e solo perché era intestata a Lëva, che dovette ricominciare a mettere su casa facendosi prestare per prima cosa una brandina dagli amici.

Nonostante questa vicenda, nella biografia di Lev Mitrochin il legame con gli Stati Uniti era rimasto forte. Dolorosa era stata per lui la perdita in un incidente automobilistico del giovane rampollo della dinastia Rockefeller, suo caro amico fraterno. Era anche un appassionato estimatore del film Casablanca. Immancabilmente, ogni volta che ci si vedeva a Mosca o a Roma, mi diceva: "Dino, tu che hai orecchio, mi canti la canzone di Sam?".

Addio, Lëva, amico mio. Per noi vecchi atei non c'è consolazione.

Dino Bernardini (da Slavia N°2 del 2005)

sabato 21 maggio 2005

Tamerlano a Taškent

Gli Stati Uniti e il loro dittatore "speciale"

di Pepe Escobar

L'appoggio politico ed economico dell'amministrazione Bush al dittatore uzbeko Islam Karimov

"Sono felicissimo di essere tornato in Uzbekistan. Ho avuto un'interessante e proficua discussione con il presidente … l'Uzbekistan è un paese chiave della coalizione globale impegnata nella guerra al terrorismo. Ho portato al presidente i saluti del presidente Bush e il nostro apprezzamento per il coraggioso sostegno che questo paese dà alla lotta al terrore … I nostri rapporti sono eccellenti e lo saranno sempre di più".

Donald Rumsfeld a Taškent, capitale dell'Uzbekistan, febbraio 2004

Anch'io sono felice di essere tornato in Uzbekistan, nel 2003. Ho trovato un Paese tranquillo, dove i ragazzi, biondi, bruni, bianchi, olivastri, con gli occhi a palla, con gli occhi a mandorla, come i loro coetanei europei, all'uscita di scuola vanno nei bar coi tavolini all'aperto e si siedono a grappoli in venti su otto sedie.

Vedo che continua a prevalere la logica per la quale "l'amico del mio nemico è mio nemico". Così per Milosević, così per Ševardnadze, così per Kučma e Janukovič, così per Akaev, adesso così per Karimov (le parole di Rumsfield e di Bush sono assolutamente di circostanza, se non lo capite, o capite di politica quanto io di aramaico, o siete al soldo degli yankees), così sarà per Lukašenko, così sarà per Nazarbaev (Kazachstan), così sarà per Rachmonov (Tadžikistan), e poi Aliev (Azerbajdžan), Kočarjan (Armenia, giusto per fare un favore alla Turchia), per poi proseguire con Putin, fino ad arrivare a quelli indifendibili, tipo il turcomanno Nijazov, il nordcoreano Kim Čen Ir, e finalmente il cinese Hu Zen Tao.

Fantapolitica, la mia? Il 63% degli americani intervistati dal Time e dalla CNN ritengono che la Russia costituisca una minaccia per gli USA.

Nel novero dei Paesi che rappresentano una minaccia per gli Stati Uniti troviamo: l'Iraq (92%), la Corea del Nord (91%), l'Iran (87%), la Cina (85%) e Cuba (57%).

Fin qui, è la logica imperialista. Non capisco invece la sinistra euroccidentale. Passi per quella italiana: Berlusconi si spaccia per amico di Putin? Sillogismo ovvio: Putin è uguale a Berlusconi, se do addosso a Berlusconi do addosso anche a Putin. Che poi Putin, da buon pragmatico, intrattenga buone relazioni con ogni capo di Stato, alla sinistra europea non interessa affatto (Andreotti scrisse la prefazione alla traduzione italiana dell'autobiografia di Ceausescu). Passi anche per il complesso di inferiorità di polacchi, ungheresi e baltici. Ma i tedeschi, i francesi, gli inglesi, i belgi, gli olandesi? Tutti che devono passare dal via del portatore sano di democrazia?

Ventitre uomini d'affari della città, tuttora in sciopero della fame, sono da febbraio in carcere, accusati di "terrorismo islamico".

Uomini d'affari? O beh, certo, lo sono anche Chodorkovskij e, da Londra, Berezovskij, che finanzia il terrorismo ceceno in chiave antiputiniana. Infatti anche loro sono difesi dalla sinistra europea...

Fanno parte di Akromia, un piccolo movimento islamico il cui programma politico privilegia il successo economico oltre l'ideologia e il fondamentalismo religioso.

Ah, ecco.

Secondo Alison Gill di Human Rights Watch dell'Uzbekistan, Akromia sarà il prossimo obiettivo delle forze di sicurezza di Karimov.

Secondo me, invece, l'Uzbekistan sarà il prossimo obiettivo delle rivoluzioni di velluto pilotate dagli Stati Uniti, e Bush da un giorno all'altro saluterà il nuovo presidente "democratico" uzbeko, negando di avere mai appoggiato Karimov.

L'esercito del dittatore uzbeko Islam Karimov venerdì scorso ha aperto il fuoco ad Andijan - Ferghana Valley - contro migliaia di manifestanti disarmati [...] Martedì scorso, un gruppo di furibondi dimostranti vicini ai 23 imprenditori ha organizzato una rivolta armata con l'obiettivo di liberarli e ha preso il controllo del palazzo sede dell'amministrazione locale, dove, fra l'altro, in molti hanno richesto l'arrivo di Karimov.

Manifestanti disarmati che organizzano una rivolta armata. Bel colpo.

L'unica religione di stato è la vodka, capace di alleviare persino le difficili condizioni economiche in cui versa il paese.

Certo. E gli italiani son tutti mafiosi, suonano il mandolino, mangiano gli spaghetti e preparano la pizza. Ragazzi, avete mai provato a bere un qualsiasi superalcolico dai 40° in su quando la temperatura raggiunge i 40°C?

La Casa Bianca non fiaterà. Il Cremino non fiaterà, come accaduto per i fatti di Andjian.

Ho già detto, per quel che riguarda la Casa Bianca. Per il Cremlino, invece, faccio notare che non è intervenuto nemmeno in situazioni ben più importanti per il proprio assetto geopolitico, come nei Paesi confinanti Ucraina e Georgia. La ragione? Semplice: perché, a differenza degli Stati Uniti, la Russia non esporta la democrazia né con i carriarmati, né con i moderni cacciabombardieri americani. Dunque, il Cremlino può esprimere "viva preoccupazione", talvolta "esecrazione", ma niente più.

lunedì 9 maggio 2005

Un cielo di pace per la vittoria

Poi qualcuno dice che sbaglio a sentirmi a casa, in Russia. E' da un anno, dal 9 maggio 2004, che la televisione scandisce quotidianamente, impietosa: "mancano 364 giorni alla vittoria", "mancano 363 giorni alla vittoria", ecc. E' stato un crescendo di importanza. Sì, dite pure che è una macchinazione mediatica. Per strada, sempre meno cure dimagranti e yogurt, e sempre più appelli ai veterani ad indossare le proprie medaglie, "perché il Paese è orgoglioso" di loro. Gli annunci sui mezzi pubblici vengono frammezzati dagli auguri ad avere un cielo di pace. Chissenefrega della Presidente della Lettonia (manco mi ricordo come si chiama, sai che tragedia), nata e cresciuta negli Stati Uniti, che non viene a Mosca e pretende le scuse della Russia per la presunta "occupazione sovietica". Chissenefrega di Saakašvili, Presidente georgiano, anch'esso formato all'Università negli Stati Uniti, che non viene manco lui. Chissenefrega di Tony Blair, che aveva promesso di venire in caso di vittoria ed ha ora dichiarato di avere altro da fare. Chissenefrega di Juščenko, la cui moglie, di origine ucraina, è nata e cresciuta negli Stati Uniti e lavorava al Dipartimento di Stato degli USA (insomma, con Condoleeza Rice ed affini) ed ha avuto la cittadinanza ucraina non appena il marito ne è diventato Presidente con un colpo di Stato. In realtà, chissenefrega d'ogni pusillanime opportunista e d'ogni sciovinista in odor di fascismo. Almeno questo giorno, è nostro.

Ne ho sentite, viste e lette di tutti i colori, in questi giorni, sugli organi di informazione di massa occidentali. La più puerile è quella di Oświęcim (Auschwitz) liberata dagli americani.

Bush dice che "la fine della Seconda Guerra Mondiale ha significato per l'Europa Occidentale la liberazione. Per i Paesi dell'Europa Orientale e del Baltico, invece ha significato occupazione ed imposizione del comunismo". Capita, l'antifona? Gli USA hanno portato liberazione, l'URSS - schiavitù.

Il Los Angeles Times dice che, "mentre la Germania si scusa periodicamente di fronte ai popoli d'Europa per i crimini di Hitler e sborsa miliardi alle vittime del nazismo, la Russia caparbiamente si rifiuta la propria responsabilità per 10, forse 20, milioni di persone vittime di Stalin".

E' poi un crescendo. Su Q&A Wiki trovate che "il vincitore principale sono gli USA". Di più: "l'Unione Sovietica è responsabile del 70% dei morti civili della Germania". In realtà, "la guerra è stata vinta dagli Stati Uniti. Senza di essi Hitler avrebbe conquistato rapidamente la Gran Bretagna, e solo dopo avrebbe spostato buona parte delle truppe sul fronte orientale, la Russia non avrebbe resistito ad un attacco così possente. Hitler è stato sconfitto dagli americani"...

Sono anni che si va avanti così. Due anni fa avevo già scoperto che "senza gli USA il mondo parlerebbe tedesco" e che "la Russia non deve essere prevenuta nei confronti di coloro che l'hanno salvata dal fascismo".

Prima o poi faremo i conti con tutti, non ho altro da aggiungere.

domenica 1 maggio 2005

1° Maggio rosso e proletario

Sì, lo so, mo' co' 'sta parabola vi sto tediando. Mi sto guardando il Primo Maggio. Che tristezza.

Non mi riferisco al concerto, ma a Scampia, Napoli. Vedete, la mia generazione è cresciuta sulle lezioni di storia, Trade Unions e compagnia danzante. Bella ciao. Fa impressione vedere Pezzotta che dice che i lavoratori non hanno libertà di manifestare in Russia Bianca. Fa impressione perché non è vero. Fa impressione perché è un Paese intero ad essere povero, non c'è un padrone contro cui lottare come organizzazione dei lavoratori. Ed è povero perché in Italia c'è un sindacato debole incapace di dire le cose pane al pane e vino al vino, e cioè che se non si lotta contro il padrone in uno dei sette Paesi più ricchi del mondo, a risentirne sono il 90% della popolazione del mondo. Invece, lo si scarica su Lukašenko. Complimenti. Il sindacato democristiano CISL. Non me ne frega niente che molti compagni preferiscono stare nella CISL anziché nella CGIL. Ciascuno risponda di fronte alla propria coscienza.

E intanto c'è il papabile locale che, ad ogni parola del capo, sul palco, applaudiva ed annuiva, cercando approvazione da parte dei circostanti, papabili come lui. Che infatti gli davano ragione. Scommettiamo che sarà il prossimo segretario locale? Non andremo avanti così. Sì, magari alle prossime elezioni ci leviamo di torno il Merda, ma giusto per beccarci Fini di lì ad un lustro. Perché rammollirsi negli agi non salva dalla globalizzazione. E la globalizzazione, checché ne dica la sinistra (definita tale) italica, vuol dire che lo sfruttamento del XIX secolo e ancora lì. Anzi: è qui. Qualcuno, che "tiene famiglia", è capace e disposto a condannare se stesso e la famiglia di cui prima alla fame in nome di quanti lo circondano? Perché solo così, facendo massa, non ci sarà bisogno di fare la fame individualmente. E' pronto a rinunciare agli agi il papabile che poggiava il gomito sul podio di Pezzotta? E' pronto a farlo il corrispondente di RAI 3 Maurizio Mannoni, ex figgicciotto e mio coetaneo o giù di lì, ex Video Uno (TV locale di Roma) di Paese Sera, che citava sul lavoro l'attuale Papa, ex esseesse? Caro Maurizio, che tristezza vedere la tua testa canuta, tu che eri il morettino fulminante idolo delle ragazzine. Capisco: anche tu hai da perderci qualcosa. Non c'è nulla di male ad incanutire. Però io, la mattina, quando mi faccio la barba, non mi vergogno a guardare me stesso negli occhi.