venerdì 9 marzo 2007

Il calcio è quello delle ossa

di Mark Bernardini

A me del calcio me n’è sempre fregato sideralmente meno di nulla. Ovviamente, avendo vissuto in Italia per svariati decenni, ho dovuto averci a che fare. Ed ho anche giocato a pallone, a Roma, ai giardinetti di via Sannio, coi ragazzini vicini di casa, quando ogni isolato era come un villaggio a sé, come allo stadio della Romulea, quando ancora esisteva la serie “D”. Pochi anni prima, quando in Italia venivo solo d’estate, dall’Unione Sovietica, un quarto d’ora dopo l’inizio del secondo tempo, agli inizi di giugno ed a fine agosto, ci facevano entrare gratis, a me, mio padre ed un’altra dozzina di sfaccendati, verso le dieci e mezzo del mattino.

A metà degli anni Settanta quando ero alle medie, mio padre aveva riallacciato i rapporti con i suoi compagni delle medie. Fu così che un giorno andammo allo stadio assieme a loro ed i loro figli miei coetanei. Ricordo ancora: Lazio–Cagliari. Nel Cagliari c’era il leggendario Gigi Riva, il portiere era Albertosi, secondo della Nazionale, svariati lustri prima dello scandalo del calcio scommesse. Quello della Lazio era Pulici, terzo della Nazionale, e c’era Giorgione Chinaglia, Wilson, Oddi, Garlaschelli, Nanni, Frustalupi, e la buonanima di Re Lecconi, che pochi anni dopo entrò da un amico gioielliere ed esclamò per scherzo “fermi tutti questa è una rapina”, beccandosi una pallottola in fronte, poiché lo sventurato amico gioielliere subiva la terza rapina in un mese. Quell’anno, invece, la Lazio vinse lo scudetto.

Io e gli altri ragazzini riempimmo le nostre lattine vuote con i sassolini dei viali di accesso allo stadio, e le sbattevamo tra loro, incuranti degli sguardi scandalizzati degli altri spettatori adulti e del fatto che il massimo del casino, nel raggio di una dozzina di metri, era quello procurato da questi quattro–cinque ragazzini ritmanti e vocianti.

Fu l’ultima volta, almeno così credevo. Vent’anni dopo, ho avuto la ventura di accompagnare allo stadio due delegazioni di sindaci russi, a distanza di due settimane una dall’altra. Prima il Milan a San Siro, poi la Roma all’Olimpico. Eravamo nelle tribune “privilegiate”, quelle che costano un sacco di soldi, più o meno al centro campo. Era d’inverno, perciò i sindaci mi hanno amato, quando gli ho proposto di assaggiare una bevanda tipicamente italiana, molto in voga agli stadi, il caffè “Borghetti”. Non ho contato le bottigliette, ma credo che il totale ammontasse a svariati litri. Nel frattempo, lo spettacolo era più che altro l’odore acre dei lacrimogeni che invadeva il campo ed anche le nostre tribune, le botte nelle rispettive curve, i seggiolini di plastica che andavano a fuoco a frotte. Per i sindaci era “esotico”, io invece provavo vergogna per un Paese che comunque rappresenta metà della mia essenza. Un branco di selvaggi.

Racconto tutto questo per ragioni inimmaginabili. Il Presidente russo, Putin, ha fatto una ramanzina pubblica contro la Lega Calcio russa ed il circuito satellitare a pagamento NTV Pljus, che appartiene alla TV “in chiaro” NTV, privata, un tempo di proprietà dell’oligarca Gusinskij, riparato a fine anni ’90 in Israele ufficialmente perché il Cremlino era in mano ai comunisti (El’cin?! Oh, Gesù…). La ragione dell’arringa putiniana? Incredibile: la Lega e la TV hanno concluso, pensate un po’ un contratto, per cui le partite del campionato (che qui, per ragioni climatiche, inizia di marzo) in televisione per la prima volta si potranno vedere solo sul satellitare. Per intenderci, è come il digitale terrestre in Italia, solo che la parabola è molto più diffusa ed a buon mercato, in Russia.

Ricorda niente? Che so io, le partite criptate non solo su Mediaset, ma persino sulla RAI, pubblica, quando si tratta delle trasmissioni per gli emigranti sparsi in tutto il mondo e che guardano la RAI come unico contatto con il proprio Paese d’origine giusto via satellite. Incredibile, dicevo. No: incredibile è quel che è accaduto nel giro di meno di ventiquattr’ore dal rimbrotto di Putin. Sì, molto diretto, nient’affatto diplomatico, quello che in Occidente viene definito il “pugno forte” dovuto ai suoi trascorsi nei servizi di sicurezza (pochi ricordano o vogliono ricordare, invece, che per anni è stato vicesindaco di San Pietroburgo, quando il sindaco era Sobčak, tanto adorato dagli occidentali…). Personalmente prediligo le repubbliche parlamentari, ma questa però – la Russia – è una repubblica presidenziale, come la Francia, per intenderci. Dunque, Putin conta un filo più di Ciampi o Napolitano.

Ebbene, il governo ha annullato d’autorità il contratto menzionato, almeno per un anno. Me lo immagino, in Italia: comunisti! Questi però vanno in chiesa e si fanno il segno della croce. Tutti, dal primo all’ultimo, fa parte del bon ton. Le televisioni private (chiamiamole finalmente col loro nome: “commerciali”, altro che “libere”) hanno gridato allo scandalo: che succederà, hanno detto, se anche i genitori pretenderanno di far vedere gratis i cartoni animati "d'autore" ai loro pargoli? Giuro, non è una mia congettura. Che succederà? Mah. Forse che vivremo in un mondo migliore, dove ci sono alcuni valori (i cartoni, mica il pallone) che non sono commercializzabili?

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