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martedì 19 maggio 2009

Riflessioni politiche d'inizio millennio

Il tanto vituperato Gaber ad un certo punto (e siamo nel 1978) disse che, se fosse stato dio, si sarebbe ritirato in campagna.

La Bindi e Franceschini sono persone degnissime, probabilmente il meglio che avrebbe potuto esprimere la DC (non scherzo), e se per tempo avessero dato a loro la gestione la DC, quest'ultima non solo ci sarebbe ancora, ma sarebbe altra cosa da quel che è stata.

Lo dico da ateo e da comunista.

Con i se e i ma non si fa la storia.

Questa nuova DC che è il PD mi piace, mi piace sul serio.

Li vorrei come alleati o addirittura come avversari, anziché avere per nemici i fascisti delle libertà.

Non vorrei mai appartenere allo stesso Partito della Binetti, della Bindi e di Franceschini.

martedì 17 febbraio 2009

Sardegna, un passo avanti, due indietro

Lo so che i miei affezionati ed esigui lettori oggi avranno voglia di vedere se dico qualcosa del voto regionale sardo. Non mi esimo, anche se, ovviamente, ciò non era in cima ai miei pensieri. Fino alle elezioni politiche dell’aprile 2008 mi veniva da sposare un estratto da un monologo di Giorgio Gaber:

Adesso… adesso non c’è più il 50% a destra e il 50% a sinistra. C’è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50 virgola talmente poco… che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo. Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione. Ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di Sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di Destra. La dittatura di Centro invece... quella gli va bene. Auguri!!!

Invece, qualcosa è effettivamente cambiato. Intanto come dicevo giusto l’altro giorno, loro sono coesi, il centrosinistra no. Un dato importante che però si evince, a caldo, è che, analogamente al voto del Lazio, l’uomo fa la differenza: passa Zingaretti alla Provincia e non passa Rutelli al Comune, con una differenza di ben 50.000 voti. In Sardegna, Soru si attesta sul 43%, mentre i Partiti della sua coalizione raggiungono appena il 39%. In voti, 125 mila in meno. Viceversa, Cappellacci registra un 52%, i suoi Partiti il 57%. Ed in voti, invece, i suoi Partiti hanno preso 85 mila in meno. Cioè, per chiunque uno abbia votato, c’è una marea di gente che ha votato l’uomo, ma ha votato per tutt’altro Partito.

Vediamole, queste coalizioni. Vediamo come era andata appena un anno fa, sempre in Sardegna, alle politiche. Il centrodestra aveva il 50% (491 mila voti) ed ha il 56% (370 mila voti). Il centrosinistra aveva il 45% (440 mila voti) ed ha il 39% (255 mila voti). E vediamo i Partiti. Il PDL passa dal 42 al 31%, ma l’UDC passa dal 6 al 10%. In compenso, il PD passa dal 36 al 24%, l’IDV dal 4 al 5% e le schegge sedicenti sinistre dal 4 al 9%.

Insomma, al di là dell’inveire sul popolo ebete mediasettizzato, nel centrosinistra dovrebbero riflettere di più su chi e cosa propongono. Continuano, questi ultimi, a sbracciarsi da anni, decenni, a voler dimostrare di non essere diversi, terrorizzati dall’idea di poter essere accusati di essere comunisti, ed i comunisti dall’idea di poter essere accusati di veterostalinismo. Ma se non sono diversi, perché uno dovrebbe votare loro, dilettanti, anziché gli altri, professionisti del malcostume? Guardate che questa la dico fin da quando, a Milano, il candidato del centrosinistra era Nando Dalla Chiesa (un sindaco con i baffi…), tutto teso, al Circolo della Stampa di Corso Venezia, a dimostrare di non essere comunista. All’epoca, chiesi a Rifondazione, a cui ero allora iscritto – a Rifondazione, mica al PDS-DS – chi avesse deciso di presentare quel candidato. Mi si disse che se ne parla dopo le elezioni. Dopo la sconfitta, appunto, chiesi di riparlarne, volevo la testa di quei mirabili geni della politica. Mi si rispose di non rivangare il passato.

Negli ultimi quindici anni, nessuna lezione è stata appresa. Ecco perché non andrà diversamente né alle prossime Europee, né alle varie consultazioni successive.

sabato 14 febbraio 2009

Le ragioni di Berlusconi

Devo ammetterlo: stavolta sono d'accordo con lui. Stasera diceva che mai un governo della storia repubblicana italiana è stato coeso come il suo.

Va beh, esagera come suo solito. Però è uno dei più coesi, su questo non c'è dubbio: ve lo immaginate, con 'sta crisi, se il governo Prodi non fosse caduto su Ceppaloni? Sarebbe stata una corsa a saltare sul carro berlusconiano, a chi fa prima.

E' questa la ragione per cui non è che gli indecisi, quelli in bilico, votino Berlusconi perché gli piace più di tanto; è che nessuno propone qualcosa di credibile, di migliore. Di migliore non rispetto a una cosa buona, no, appunto, rispetto a Berlusconi, ma certo che se queste sono le alternative...

Parlo degli indecisi proprio perché quelli convinti, come me da una parte e, immagino, come molti dalla parte opposta, voteranno in un certo modo fino a crepare. Totale, 49,9% a testa, per cui, come diceva Gaber, chiunque vada al governo, basta che a un deputato gli venga un attacco di diarrea e casca il governo.

Paradossalmente, è la minoranza degli indecisi a decidere, altro che democrazia. Che poi, 49,9% si fa per dire: parliamo dei voti validi.

In Italia, ci sono 59 milioni di residenti. Togliamo i minorenni. Restano 49 milioni. Togliamo quelli che non hanno votato. Restano 36 milioni di voti validi. Togliamo quelli che non hanno superato lo sbarramento. Rimangono 32 milioni di elettori reali. Di questi ultimi, 17 milioni su 32 fanno il bello e il cattivo tempo. Mezzo secolo fa questa si chiamava "Legge truffa", ma lasciamo perdere.

Fatto sta che 17 milioni decidono su 59, ammesso che i 17 milioni si rendano conto di quel che fa una decina di migliaia di potentati. Meno di un terzo, il 29%, per la precisione. E se avesse vinto la cosiddetta opposizione, tutta preoccupata degli equilibri interni? Non tra i Partiti della singola coalizione, quello è scontato, in quei 16 milioni: ma proprio nei teocon di Veltroni e Rutelli, che sono 12 milioni, contro i 14 di Berlusconi e Fini (gli altri 3 sono di Bossi e Lombardo).

E' il risultato del maggioritario. Che è perfettamente utile ai padroni, ma masochista per chi fosse, non dico di sinistra, ma un atomo meno di destra di Berlusconi. E' questo, il nodo da sciogliere. Fino ad allora, non c'è nessun programma da discutere, nobile o ignobile che sia.

martedì 20 novembre 2007

Fuori la NATO e dalla NATO

di Mark Bernardini

In Aprile, quotidiano per la sinistra, continua il dibattito in vista dell'Assemblea generale di Roma dell'8 e 9 dicembre 2007 per la Sinistra unita. Sono intervenuto anch'io, a proposito di NATO e di bombardamenti in Jugoslavia.

E' ora di sbilanciarsi contro la NATO. Bisogna sporcarsi le mani, berlinguerianamente, senza paure di perdere voti, poltrone, convenienze. Si chiama onestà intellettuale. La difesa europea, inquadrata nell’ONU, verrebbe da se. Ed anche l’ONU, se non diamo retta alla proposta di Chávez di spostare la sede da Washington, rischia di fare la fine della Società della Nazioni.

Per quanto riguarda la Jugoslavia, cosa diavolo vuol dire “DOVETTE intervenire la NATO”? Gliel’ha ordinato il medico? L’ONU ha fatto fior di risoluzioni, in nessuna – IN NESSUNA! – è mai stato dato mandato alla NATO di fare da gendarmi. Infatti, l’ONU voleva mandare i caschi blu. Ma non è solo questo. Immaginiamo quel cerebroleso di Bossi iniziare sul serio la sua paventata secessione. Immaginiamo i carabinieri che arrestano i dinamitardi trentini e gli alpinisti veneziani (mi riferisco a quegli imbecilli che salirono sul campanile di San Marco), immaginiamo che, dopo la caccia all’immigrato, già in atto, si ritorni alla caccia al terrone, ma stavolta con linciaggi in piazza; solo che i matrimoni misti, il meticciato (sto usando volutamente tutta terminologia loro), è talmente diffuso che iniziano anche le ronde meridionali di autodifesa proletaria, che partono da Quarto Oggiaro per bastonare le signore impellicciate di corso Buenos Aires, mogli di quei padani che intanto continuano ad impiccare pugliesi e calabresi ai pali della luce di piazzale Loreto. Interviene l’esercito, che però è anch’esso misto. Ecco che si passa alla guerra fratricida, di trincea: non più sassi e bastoni, ma FAL e Garand (l’esercito italiano continua ad essere all’avanguardia, in fatto di armamenti). I cadaveri vengono ammassati lungo i marciapiedi, non si fa in tempo a seppellirli né tantomeno a riconoscere le spoglie, comincia a diffondersi il tifo, il colera e, vista la zona climatica, la malaria, si rischia una rigurgito endemico della peste di secoli fa.

Ecco che l’ONU si indigna, con gran dignità, esecra e condanna. E discute se sia il caso di inviare i caschi blu. Nel frattempo gli USA, pardon la NATO, con il pretesto di difendere a)le proprie basi militari in territorio italiano; b)i propri interessi strategici nel Mediterraneo e nello scacchiere internazionale (leggi: avamposto per bombardare qua e là in Medio Oriente); e c)la democrazia nel mondo, comincia a bombardare Milano, e poi Torino, e poi Padova (cazzo c’entra Padova? Niente, ma bombardare Venezia non serve a un cazzo, tanto basta aspettare e affonda da sola), e giù Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari (la Maddalena no, altrimenti l’anno prossimo Berlusconi va in vacanza a Manhattan), Palermo (no, Palermo no, ché s’incazzano quelli di Little Italy. Va beh, allora facciamo Catania o Messina). Di più: alla NATO si unisce, per poi dividere le fette di torta al tavolo delle trattative, Francia, Austria e Svizzera (cazzo, dalla Svizzera chi se l’aspettava?). E persino… Indovinate? La Slovenia, la Croazia e la Serbia! Grande! Eh, un po’ per uno, è la legge del contrappasso, o, per meglio dire, del menga…

Che dite, ho spiegato le ragioni per cui per me i bombardamenti NATO ed italiani in particolare in Jugoslavia sono stati una roba da vigliacchi macellai?

Una difesa europea autonoma deve costituire un’alternativa all’Alleanza Atlantica esistente. E’ un falso storico, infatti, che la NATO sia stata costituita per proteggere l’Europa occidentale dal blocco sovietico. E’ vero il contrario: il Patto di Varsavia fu costituito nel 1955 in risposta alla costituzione della NATO nel 1949. Come che sia, il Patto di Varsavia non esiste più dal 1991, come non esistono più tre Paesi che ne facevano parte (Cecoslovacchia, RDT ed URSS), ciò nonostante la NATO continua a dettare legge all’interno dei Paesi che la compongono (tra cui anche alcuni Paesi che, a vario titolo, erano membri del Patto di Varsavia, quali la Bulgaria, la Repubblica Ceca, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia, la Romania, la Slovacchia e l’Ungheria, oltre alla Slovenia, che faceva parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia), e nessuno pensa di scioglierla, pur se essa ha esaurito i compiti per i quali era stata costituita.

E la Russia? La Russia non ha mai, dico mai, fatto parte della NATO. La NATO ha bombardato la Jugoslavia. La Russia no. La NATO ha bombardato l’Iraq. La Russia no. La NATO ha bombardato l’Afghanistan. La Russia no (lo fece l’URSS, altra storia). La NATO bombarderà l’Iran. La Russia no. La NATO bombarderà la Corea del Nord. La Russia no. Come politica di difesa, pace e disarmo ha decisamente del perverso.

Mi corre l’obbligo citare il vituperato Gaber, in epoca non sospetta:

…Non c‘è popolo più giusto degli americani. Anche se sono costretti a fare una guerra, per cause di forza maggiore, s’intende, non la fanno mica perché conviene a loro. No! È perché ci sono dei posti dove non c‘è ancora né giustizia, né libertà. E loro… Eccola lì… Pum! Te la portano. Sono portatori, gli americani. Sono portatori sani di democrazia. Nel senso che a loro non fa male, però te l’attaccano. L’America è un arsenale di democrazia.

venerdì 23 febbraio 2007

E' il '77 che si ripete

di Mario Ferrandi

Mario è mio amico da una dozzina d'anni. Questa qui sotto è l'intervista che gli ha fatto oggi Fabrizio Gatti.

Mark Bernardini

Una democrazia a sovranità limitata. Emarginazione e iniquità sociale in aumento. Così torna la tentazione di impugnare le armi. Parla l'ex di Prima linea. Colloquio con Mario Ferrandi

Trent'anni dopo il '77, altri ragazzi hanno scelto la lotta armata: perché succede ancora? "Perché un pezzo importante della storia nazionale", risponde Mario Ferrandi, 51 anni, ex terrorista ora iscritto nei Verdi, "è stato buttato come un mozzicone acceso sotto il tappeto".

Quale sarebbe questo pezzo importante? "La guerra fredda, gli anni Settanta, la peculiarità italiana di una società che sembra reggersi su un sistema di doppia verità".

La guerra fredda non è finita? "È quello che probabilmente si chiedevano più di centomila persone alla manifestazione di Vicenza. Noi abbiamo un pezzo di storia nazionale segnata da percorsi politici, culturali, collettivi, nazionali e internazionali che sono stati rimossi. Per una convenzione di comodità e di mutuo interesse tra generazioni coinvolte in questi eventi". Un pezzo di quella storia mai chiarita passa da piazza Navona a Roma. Il 12 maggio '77 i radicali organizzano un sit-in per celebrare l'anniversario del referendum sul divorzio. I colpi sparati dalla zona occupata da polizia e carabinieri centrano due studentesse. Giorgiana Masi, 19 anni, muore poco dopo. Il 14 maggio Milano risponde con un giorno di guerra. In via De Amicis un gruppo di manifestanti spara sulla polizia. Muore il vicebrigadiere Antonino Custrà. Le foto della battaglia diventeranno il simbolo degli anni di piombo. In quelle immagini c'è Mario Ferrandi. Nel 1977 ha 21 anni e una 7.65 sotto il giubbotto. Un passato da liceale al Manzoni, in classe con Enrico Mentana. E un futuro in Prima linea. Ferrandi ha scontato la condanna per concorso in omicidio del vicebrigadiere, si è dissociato dal terrorismo. La sua rivolta comincia con gli amici all'oratorio in via Pezzotti a Milano, il gruppo Gente dei giovani di Azione cattolica. Poi l'insurrezione. Dal movimento alla lotta armata. Come i 15 arrestati il 12 febbraio tra Torino Milano e Padova.

Quali sarebbero le similitudini tra la vostra esperienza e gli ultimi arresti? "Il fatto che giovani operai, giovani precari trovino oggi, a trent'anni da quei tempi, realistico o vivibile o preferibile un'esperienza di quel tipo. Un'esperienza che fin dall'inizio è segnata dall'impossibilità di incidere nella trasformazione della società".

Altri punti in comune? "Ce ne sono, sì. Noi abbiamo per convenzione stabilito che iniziamo a datare questa faccenda con le stragi di piazza Fontana, con Feltrinelli, con la paura dei colpi di Stato. La mia generazione politica è vissuta all'ombra degli studenti di Atene asseragliati dentro l'università e presi a mitragliate dai golpisti. Siamo cresciuti con questa idea della fascistizzazione del Mediterraneo. Però nella realtà l'afflusso di massa più grande all'idea che la politica fosse scontro fisico, fosse implicazione di clandestinità, di armi, di morte, io onestamente posso solo datarla dal discorso di Berlinguer dopo il colpo di stato in Cile. Quando disse: 'Noi non possiamo governare in Italia neanche col 51 per cento'. Cioè era l'idea che la democrazia fosse un'impalcatura, una simulazione. E che tutti noi fossimo marionette dentro una cupola di ferro internazionale che stabiliva i nostri destini. Una generazione politica che non ha interiorizzato la democrazia come un valore, l'ha interiorizzata come una farsa. Questo è importante perché se non viene capito, non si capisce neanche la trasmissione negli anni di questa visione".

Lo storico segretario del Pci però è morto da 23 anni. "Sì, ma a me è gelato il sangue, lo dico francamente, sentire Prodi che dice qualcosa di analogo al discorso di Berlinguer con riferimento a Vicenza o all'Afghanistan. Cioè che non esiste una possibilità per intere generazioni politiche di decidere il destino del proprio Paese, di sviluppare la partecipazione, ma nel senso più semplice e banale che descriveva Giorgio Gaber. Se non dentro un immenso gioco di simulazione".

Quindi la manifestazione di Vicenza è stata una simulazione? "La manifestazione a Vicenza no. E ancora prima, la rivolta contro un progetto folle di trapanare la Val di Susa piena di amianto per costruire dei titanici corridoi che portino merci improbabili verso Est, travolgendo le popolazioni locali. Questa è la siderale distanza di una sinistra al governo che sembra non capire, come non capiva il ceto politico che proibiva 'Dio è morto' dei Nomadi, che impediva alla gente di vedere un film negli anni '70 o che considerava il divorzio un'aberrazione. Oggi i nostri figli si trovano incredibilmente a rivivere qualcosa che gli somiglia drammaticamente. A cominciare dalla testimonianza in ultima analisi morale di chi sceglie le armi che, ripeto, non ha alcuna progettualità politica realistica".

Testimonianza morale? In che senso? "Come un bisogno disperato di giustizia. Una sorta di moderno martirio nel senso greco del termine, di testimonianza appunto: io taglio i ponti che mi legano a questa intollerabile ipocrisia, a questa percezione di menzogne universale, a questo sistema di doppia verità che devo respirare perfino in famiglia. Certo, questo non è ciò che la gente di solito vuole sentirsi dire da un ex terrorista. Mi servirebbe una sorta di immunità diplomatica. È ovvio che io sono contro il terrorismo. Ma il problema è interrogarsi su che tipo di civiltà stiamo costruendo. È ciò che io definisco un modello di società di sommersi e di salvati".

Chi sono i sommersi? "Rispondo con le parole di un responsabile della Camera del lavoro di Sesto San Giovanni. Era il 1994. Dico: ho otto anni di contributi, avrò la pensione? Mi ha detto no: noi abbiamo dovuto scegliere, non potevamo garantire a tutti un sistema pensionistico a ripartizione, passeremo a un sistema contributivo. Significa che gli altri sono fottuti. Le case popolari poi. Abbiamo a Milano l'Istituto case popolare più grande d'Europa ma queste case dove vivo io sono del 1905. È un secolo, dalla nascita del partito socialista dopo i fatti di Bava Beccaris che a Milano si è capito che occorreva garantire a tutti un percorso possibile per costruire una vita dignitosa. Ma a partire dalla fine degli anni Ottanta se ti presenti a fare una richiesta di assegnazione di case popolari ti dicono: i bandi sono chiusi".

Lei si sente sommerso o salvato? "Sommerso. Per colpa mia. Ma quello che i primi anni credevo fosse un mio problema dovuto ai miei errori di gioventù, ogni anno che passa lo ritrovo tra miei coetanei che hanno rigato dritto e si trovano espulsi dal mercato del lavoro. Perché se non hai qualifiche, nel mercato del lavoro entri solo per conoscenza. Pensiamo all'ufficio di collocamento. Scomparso. Pilastri di un ordine socioeconomico, civile, moderno, in Italia sono stati cancellati nell'arco di un lustro. Nel passaggio dalla cosiddetta prima Repubblica alla seconda. E per un'area crescente di giovani le prospettive di costruire una traiettoria di vita solo paragonabile a quella dei genitori è zero".

E questo giustifica la scelta delle armi? "No. Questo però crea un'area di emarginazione e una percezione di iniquità talmente feroce. E qui il grilletto che ti può portare a una ribellione selvaggia è quando viene negata l'evidenza da parte di quello stesso ceto politico in cui tu avevi riposto la speranza in un cambiamento. Questo meccanismo di divisione tra sommersi e salvati è aggravato addirittura da una intenzionale emarginazione politica".

Chi emargina i sommersi? "Quando il ceto politico parla della sinistra radicale come di un nemico che rende impossibile l'adeguamento dell'Italia agli standard anglosassoni, essenzialmente dice che a coloro che devono essere già esclusi dalla distribuzione dei diritti sostanziali, deve essere negata anche la rappresentanza politica. Quello che vedo è una riproposizione perfino in peggio di quanto accadeva in quegli anni".

Cosa è peggiorato? "Il peggio è la distruzione della credibilità della democrazia come sistema equo e sostenibile per il cittadino comune. Il lavoro è pagato pro forma. Tu farai lo stagista, lavorerai sei mesi sì sei mesi no. Scordatevi il posto fisso, il discorso drammatico che ha fatto anni fa D'Alema affiancandolo però al fatto che lui la barca la scarica sull'allora modulo 101 perché lui è un dipendente. Questo cinismo a mio avviso provoca delle reazioni comprensibili. Il fatto è se assumono uno sbocco razionale o irrazionale".

Suo figlio è rimasto coinvolto in una lite con un gruppo di fascisti di Forza Nuova e a 20 anni è stato arrestato. "Sul muro di una scuola avevano scritto ebrei al rogo. Mio figlio è antifascista nel Dna. Le risultanze processuali hanno dimostrato che era stato aggredito".

Lei lo sostiene? "Francamente sono diviso. Perché una parte di me vorrebbe che lui non si immischiasse. Un'altra parte però lo capisce perché ci ritroviamo a 60 anni dalla Liberazione, come è successo nell'ultima campagna elettorale, con gruppi neofascisti dentro le liste... La verità è che sono orgoglioso di lui".

(22 febbraio 2007)

© 1999-2007 Gruppo Editoriale L'Espresso Spa

domenica 30 aprile 2006

Fischi alla Moratti

Un mio amico, Claudio Fedi, diceva in questi giorni che secondo lui "sono stati non sbagliati in se, ma sbagliati perchè strumentalizzabili dalla destra". La Moratti non è mica scema: non sarà mica andata lì per accompagnare suo padre? Sveglia, è candidata a sindaco di Milano, e si vota tra un mese!
Sarà che è domenica, sarà che domani è il 1° maggio rosso e proletario, ma mi vien da sviluppare sinteticamente il concetto. Parimenti al 25 aprile, secondo voi, perché adesso il Merda e i suoi berluscones fanno di tutto per procrastinare ad libitum dapprima l'elezione dei presidenti parlamentari, ora di quello repubblicano ed infine del consiglio dei ministri? Davvero giusto ripicca puerile? Ve l'ho già detto, non ci sono coglioni: faccio mio un verso di Paolo Conte, "era un mondo di adulti, si sbagliava da professionisti". Quello che voglio dire è che sono un po' preoccupato che nessuno dei "nostri" (si fa - molto - per dire) abbia alluso a che questa mandria di farabutti stia cercando di spremere al massimo il limone, con nomine intra- ed interministeriali, statali, parastatali "ed affini" (Gaber). Nomine ed assunzioni spavalde, e non solo per rendere gli ultimi favori promessi (delle promesse non gliene importa un accidente): come è noto, questi prezzolati neoassunti non si potranno licenziare, pena l'accusa della vendetta e dell'essere contro i lavoratori. Per inciso: io li licenzierei seduta stante, chissenefrega delle accuse, tanto me le farebbero lo stesso e le ascolterebbe solo chi è già comunque col Merda e contro le persone per bene come me. Lo scopo è paralizzare l'attività ad ogni livello pubblico, dai ministeri alle scuole, dagli ospedali ai trasporti. A quel punto, vita facile all'obsoleto "sono tutti uguali", "si stava meglio quando si stava peggio" e finzillacchere ignobilmente simili. Torniamo all'inciso di cui pocanzi: chi dà retta alle loro accuse di essere nipotini di Stalin è già dei "loro", tanto vale infischiarsene e fare quel che davvero potrebbe cambiare intrinsecamente, intellettualmente, eticamente quest'Italia sprofondata nella cialtroneria del grande fratello col toupet e i rinforzini nei tacchi.

sabato 20 agosto 2005

Questione di paletti

Ho ricevuto una richiesta di commento:
Mark non ero un simpatizzante del cavaliere e tanto meno vorrei esserlo oggi però una domanda semplice mi sorge spontanea e la faccio a tutti quelli che "odiano" il cavaliere: chi metteresti al suo posto? ....mi auguro di ricevere una risposta intelligente ( ....premetto però che rispondere Prodi o D'Alema o Fassino e via discorrendo le ritengo risposte da deficienti !) ....avanti, oltre a Mark da cui mi aspetto una risposta un po` articolata, gli altri possono tranquillamente rispondere con il semplice nome.
Da anni sono ridotto a votare non già per qualcuno, ma contro qualcun altro. Sarà che ho troppe pretese, ma voterei Prodi, D'Alema, Fassino, voterei pure Mastella contro Berlusconi. Essere PER qualcuno è ben altra cosa. Molti anni fa la chiamai la mia personale teoria dei paletti, ultimamente ho letto che qualcuno la spaccia per farina del suo sacco. Non importa. Per teoria dei paletti intendo che ciascuno, di paletti, ha i suoi. Come le corna. In base ai propri personalissimi paletti, ciascuno di noi può dire: "ecco, fin qui mi spingo, oltre non vado". Nel mio caso specifico, vuol dire che, il giorno che dovessi scegliere tra Berlusconi e Mastella, voterei per quest'ultimo; ma il giorno che dovessi scegliere tra Berlusconi e Fini, non voterei Berlusconi in quanto non-fascista, in quanto "meno peggio": semplicemente, non voterei. I miei paletti arrivano lì. Quelli tuoi magari da un'altra parte, e quelli di Alessio da una terza parte ancora. Non importa: l'importante è che ciascuno li abbia, 'sti paletti, e li rispetti.
Dicevo che la domanda è mal posta. Opinione personale, s'intende. Opino appunto che a destra Berlusconi abbia puntualmente azzerato ogni tentativo di concorrenza, un po' come nelle televisioni private, nella stampa, nelle assicurazioni, nell'edilizia ed il dio in cui non credo solo sa in quant'altro. Questi però sono affaracci loro. A sinistra, invece, pure. E questo già mi riguarda di più. Puntualmente, cfr. post- ultime Regionali, la sinistra fa di tutto per perdere, quasi come se la partita fosse truccata (odio i paragoni calcistici, ma per una volta mi sia concesso). Il tanto vituperato Gaber disse, una decina d'anni fa: "Tutto è cominciato nel 1948. Se si fanno bene i conti tra la destra (DC, liberali, monarchici, missini, ecc.) e la sinistra (comunisti, socialisti, socialdemocratici, ecc.)... viene fuori un bel pareggio. Da allora è sempre stato così. Oggi invece è diverso. Per forza, è successo di tutto. Sono spariti alcuni partiti, c'è stata quasi una rivoluzione, le formazioni politiche hanno leaders e anche nomi diversi. Infatti, oggi non c'è più il 50% alla destra e il 50% alla sinistra. Ma c'è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50... virgola talmente poco che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo. Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione... Ha paura che se vincono troppo quelli di là viene fuori un regime di sinistra. Se vincono troppo quegli altri viene fuori un regime di destra. Il regime di centro invece... quello gli va bene. Auguri!". Chi metterei al suo posto, mi chiedevi. Chiunque più onesto e più democratico, persino la sora Mariuccia che pulisce le scale nel condominio accanto (figura inventata cumulativa). Ma non è questa la risposta, giacché, come già rilevato, non è questa la domanda.