sabato 21 maggio 2005

Tamerlano a Taškent

Gli Stati Uniti e il loro dittatore "speciale"

di Pepe Escobar

L'appoggio politico ed economico dell'amministrazione Bush al dittatore uzbeko Islam Karimov

"Sono felicissimo di essere tornato in Uzbekistan. Ho avuto un'interessante e proficua discussione con il presidente … l'Uzbekistan è un paese chiave della coalizione globale impegnata nella guerra al terrorismo. Ho portato al presidente i saluti del presidente Bush e il nostro apprezzamento per il coraggioso sostegno che questo paese dà alla lotta al terrore … I nostri rapporti sono eccellenti e lo saranno sempre di più".

Donald Rumsfeld a Taškent, capitale dell'Uzbekistan, febbraio 2004

Anch'io sono felice di essere tornato in Uzbekistan, nel 2003. Ho trovato un Paese tranquillo, dove i ragazzi, biondi, bruni, bianchi, olivastri, con gli occhi a palla, con gli occhi a mandorla, come i loro coetanei europei, all'uscita di scuola vanno nei bar coi tavolini all'aperto e si siedono a grappoli in venti su otto sedie.

Vedo che continua a prevalere la logica per la quale "l'amico del mio nemico è mio nemico". Così per Milosević, così per Ševardnadze, così per Kučma e Janukovič, così per Akaev, adesso così per Karimov (le parole di Rumsfield e di Bush sono assolutamente di circostanza, se non lo capite, o capite di politica quanto io di aramaico, o siete al soldo degli yankees), così sarà per Lukašenko, così sarà per Nazarbaev (Kazachstan), così sarà per Rachmonov (Tadžikistan), e poi Aliev (Azerbajdžan), Kočarjan (Armenia, giusto per fare un favore alla Turchia), per poi proseguire con Putin, fino ad arrivare a quelli indifendibili, tipo il turcomanno Nijazov, il nordcoreano Kim Čen Ir, e finalmente il cinese Hu Zen Tao.

Fantapolitica, la mia? Il 63% degli americani intervistati dal Time e dalla CNN ritengono che la Russia costituisca una minaccia per gli USA.

Nel novero dei Paesi che rappresentano una minaccia per gli Stati Uniti troviamo: l'Iraq (92%), la Corea del Nord (91%), l'Iran (87%), la Cina (85%) e Cuba (57%).

Fin qui, è la logica imperialista. Non capisco invece la sinistra euroccidentale. Passi per quella italiana: Berlusconi si spaccia per amico di Putin? Sillogismo ovvio: Putin è uguale a Berlusconi, se do addosso a Berlusconi do addosso anche a Putin. Che poi Putin, da buon pragmatico, intrattenga buone relazioni con ogni capo di Stato, alla sinistra europea non interessa affatto (Andreotti scrisse la prefazione alla traduzione italiana dell'autobiografia di Ceausescu). Passi anche per il complesso di inferiorità di polacchi, ungheresi e baltici. Ma i tedeschi, i francesi, gli inglesi, i belgi, gli olandesi? Tutti che devono passare dal via del portatore sano di democrazia?

Ventitre uomini d'affari della città, tuttora in sciopero della fame, sono da febbraio in carcere, accusati di "terrorismo islamico".

Uomini d'affari? O beh, certo, lo sono anche Chodorkovskij e, da Londra, Berezovskij, che finanzia il terrorismo ceceno in chiave antiputiniana. Infatti anche loro sono difesi dalla sinistra europea...

Fanno parte di Akromia, un piccolo movimento islamico il cui programma politico privilegia il successo economico oltre l'ideologia e il fondamentalismo religioso.

Ah, ecco.

Secondo Alison Gill di Human Rights Watch dell'Uzbekistan, Akromia sarà il prossimo obiettivo delle forze di sicurezza di Karimov.

Secondo me, invece, l'Uzbekistan sarà il prossimo obiettivo delle rivoluzioni di velluto pilotate dagli Stati Uniti, e Bush da un giorno all'altro saluterà il nuovo presidente "democratico" uzbeko, negando di avere mai appoggiato Karimov.

L'esercito del dittatore uzbeko Islam Karimov venerdì scorso ha aperto il fuoco ad Andijan - Ferghana Valley - contro migliaia di manifestanti disarmati [...] Martedì scorso, un gruppo di furibondi dimostranti vicini ai 23 imprenditori ha organizzato una rivolta armata con l'obiettivo di liberarli e ha preso il controllo del palazzo sede dell'amministrazione locale, dove, fra l'altro, in molti hanno richesto l'arrivo di Karimov.

Manifestanti disarmati che organizzano una rivolta armata. Bel colpo.

L'unica religione di stato è la vodka, capace di alleviare persino le difficili condizioni economiche in cui versa il paese.

Certo. E gli italiani son tutti mafiosi, suonano il mandolino, mangiano gli spaghetti e preparano la pizza. Ragazzi, avete mai provato a bere un qualsiasi superalcolico dai 40° in su quando la temperatura raggiunge i 40°C?

La Casa Bianca non fiaterà. Il Cremino non fiaterà, come accaduto per i fatti di Andjian.

Ho già detto, per quel che riguarda la Casa Bianca. Per il Cremlino, invece, faccio notare che non è intervenuto nemmeno in situazioni ben più importanti per il proprio assetto geopolitico, come nei Paesi confinanti Ucraina e Georgia. La ragione? Semplice: perché, a differenza degli Stati Uniti, la Russia non esporta la democrazia né con i carriarmati, né con i moderni cacciabombardieri americani. Dunque, il Cremlino può esprimere "viva preoccupazione", talvolta "esecrazione", ma niente più.

lunedì 9 maggio 2005

Un cielo di pace per la vittoria

Poi qualcuno dice che sbaglio a sentirmi a casa, in Russia. E' da un anno, dal 9 maggio 2004, che la televisione scandisce quotidianamente, impietosa: "mancano 364 giorni alla vittoria", "mancano 363 giorni alla vittoria", ecc. E' stato un crescendo di importanza. Sì, dite pure che è una macchinazione mediatica. Per strada, sempre meno cure dimagranti e yogurt, e sempre più appelli ai veterani ad indossare le proprie medaglie, "perché il Paese è orgoglioso" di loro. Gli annunci sui mezzi pubblici vengono frammezzati dagli auguri ad avere un cielo di pace. Chissenefrega della Presidente della Lettonia (manco mi ricordo come si chiama, sai che tragedia), nata e cresciuta negli Stati Uniti, che non viene a Mosca e pretende le scuse della Russia per la presunta "occupazione sovietica". Chissenefrega di Saakašvili, Presidente georgiano, anch'esso formato all'Università negli Stati Uniti, che non viene manco lui. Chissenefrega di Tony Blair, che aveva promesso di venire in caso di vittoria ed ha ora dichiarato di avere altro da fare. Chissenefrega di Juščenko, la cui moglie, di origine ucraina, è nata e cresciuta negli Stati Uniti e lavorava al Dipartimento di Stato degli USA (insomma, con Condoleeza Rice ed affini) ed ha avuto la cittadinanza ucraina non appena il marito ne è diventato Presidente con un colpo di Stato. In realtà, chissenefrega d'ogni pusillanime opportunista e d'ogni sciovinista in odor di fascismo. Almeno questo giorno, è nostro.

Ne ho sentite, viste e lette di tutti i colori, in questi giorni, sugli organi di informazione di massa occidentali. La più puerile è quella di Oświęcim (Auschwitz) liberata dagli americani.

Bush dice che "la fine della Seconda Guerra Mondiale ha significato per l'Europa Occidentale la liberazione. Per i Paesi dell'Europa Orientale e del Baltico, invece ha significato occupazione ed imposizione del comunismo". Capita, l'antifona? Gli USA hanno portato liberazione, l'URSS - schiavitù.

Il Los Angeles Times dice che, "mentre la Germania si scusa periodicamente di fronte ai popoli d'Europa per i crimini di Hitler e sborsa miliardi alle vittime del nazismo, la Russia caparbiamente si rifiuta la propria responsabilità per 10, forse 20, milioni di persone vittime di Stalin".

E' poi un crescendo. Su Q&A Wiki trovate che "il vincitore principale sono gli USA". Di più: "l'Unione Sovietica è responsabile del 70% dei morti civili della Germania". In realtà, "la guerra è stata vinta dagli Stati Uniti. Senza di essi Hitler avrebbe conquistato rapidamente la Gran Bretagna, e solo dopo avrebbe spostato buona parte delle truppe sul fronte orientale, la Russia non avrebbe resistito ad un attacco così possente. Hitler è stato sconfitto dagli americani"...

Sono anni che si va avanti così. Due anni fa avevo già scoperto che "senza gli USA il mondo parlerebbe tedesco" e che "la Russia non deve essere prevenuta nei confronti di coloro che l'hanno salvata dal fascismo".

Prima o poi faremo i conti con tutti, non ho altro da aggiungere.

domenica 1 maggio 2005

1° Maggio rosso e proletario

Sì, lo so, mo' co' 'sta parabola vi sto tediando. Mi sto guardando il Primo Maggio. Che tristezza.

Non mi riferisco al concerto, ma a Scampia, Napoli. Vedete, la mia generazione è cresciuta sulle lezioni di storia, Trade Unions e compagnia danzante. Bella ciao. Fa impressione vedere Pezzotta che dice che i lavoratori non hanno libertà di manifestare in Russia Bianca. Fa impressione perché non è vero. Fa impressione perché è un Paese intero ad essere povero, non c'è un padrone contro cui lottare come organizzazione dei lavoratori. Ed è povero perché in Italia c'è un sindacato debole incapace di dire le cose pane al pane e vino al vino, e cioè che se non si lotta contro il padrone in uno dei sette Paesi più ricchi del mondo, a risentirne sono il 90% della popolazione del mondo. Invece, lo si scarica su Lukašenko. Complimenti. Il sindacato democristiano CISL. Non me ne frega niente che molti compagni preferiscono stare nella CISL anziché nella CGIL. Ciascuno risponda di fronte alla propria coscienza.

E intanto c'è il papabile locale che, ad ogni parola del capo, sul palco, applaudiva ed annuiva, cercando approvazione da parte dei circostanti, papabili come lui. Che infatti gli davano ragione. Scommettiamo che sarà il prossimo segretario locale? Non andremo avanti così. Sì, magari alle prossime elezioni ci leviamo di torno il Merda, ma giusto per beccarci Fini di lì ad un lustro. Perché rammollirsi negli agi non salva dalla globalizzazione. E la globalizzazione, checché ne dica la sinistra (definita tale) italica, vuol dire che lo sfruttamento del XIX secolo e ancora lì. Anzi: è qui. Qualcuno, che "tiene famiglia", è capace e disposto a condannare se stesso e la famiglia di cui prima alla fame in nome di quanti lo circondano? Perché solo così, facendo massa, non ci sarà bisogno di fare la fame individualmente. E' pronto a rinunciare agli agi il papabile che poggiava il gomito sul podio di Pezzotta? E' pronto a farlo il corrispondente di RAI 3 Maurizio Mannoni, ex figgicciotto e mio coetaneo o giù di lì, ex Video Uno (TV locale di Roma) di Paese Sera, che citava sul lavoro l'attuale Papa, ex esseesse? Caro Maurizio, che tristezza vedere la tua testa canuta, tu che eri il morettino fulminante idolo delle ragazzine. Capisco: anche tu hai da perderci qualcosa. Non c'è nulla di male ad incanutire. Però io, la mattina, quando mi faccio la barba, non mi vergogno a guardare me stesso negli occhi.

mercoledì 27 aprile 2005

La parabola

Lungi dal parlarvi delle innumerevoli parabole cristiane, a cui sono sinceramente, fieramente indifferente. E non mi riferisco nemmeno a y=ax²+bx+c. Dopo tanti anni, oggi mi sono finalmente deciso a mettere la parabola televisiva qui a Mosca. Sarà utile per praticare il verbo italico a mia moglie, ma soprattutto sarà essenziale affinché mia figlia, nata all'estero e destinata a crescervi grazie all'accanimento berlusconiano, nonché alla pusillanimeria della sinistra, personalmente nei miei confronti, nel 2001, quattro anni fa, non perda il suo 25% italiano.

Francamente, ne avrei fatto volentieri a meno. Non ho bisogno di vedere nuovamente Mediaset e la sua brutta copia RAI, con i soliti spot più meno subliminali di pannolini, assorbenti, detersivi, gazzose yankee, merendine, yogurt dimagranti, acque diuretiche, creme e cremine, supermercati onnifamiliari, polizze, i commenti d'ogni ragazzotto investito di televisionite che ritiene d'essere il miglior commissario tecnico come peraltro ogni avvinazzato del bar sport, le risate costruite di sottofondo ad ogni trasmissione in cui se non si sorride si è dei tristi comunisti, e poi i preti e i baciapile, naturalmente pagati con i soldi dei contribuenti, quanto tornate a casa tate ceffone a fostri pampini, e poi ancora schiume da barba, emollienti da barba, dopobarba, gel per barba, lamette da barba, lozioni da barba (cristo, ma la barba cresce così tanto a tutti, non solo a me?!), dentifrici, dentifroci, gomme americane che sono meglio dei dentifrici, spazzolini che sono meglio delle gomme americane, automobili, automoto, motorola, motoauto, motorette, mototutto, caffè, caffè deccafeinato, sciampo, balsamo, emolliente, e le ficzion, e le previsioni del tempo, ché quando ci sono un paio di gradi soprazero siamo al gelo siberiano e se si superano i trenta è il Sahara che avanza, la mamma che è sempre la mamma e che uccide il bambino, il bambino che uccide la mamma, il padre che va a puttane e la puttana ammazzata dal padre...

Che noia. Tant'è, questa è la lingua, questo è il Paese, questo è il popolino. Però mi sto guardando in diretta le dichiarazioni di voto e le votazioni del Berlusconi ter sul canale della Camera dei Deputati. Direte voi che forse son meglio le merendine. Mica tanto: la Camera, per ora, non trasmette ancora la pubblicità. Va beh, mia figlia non guarderà Follini, Casini, La Russa, Bondi e Mastella. Chissà quali altri fenomenali farabutti ci saranno quando crescerà.

Usando una paragone derivantemi dai miei studi matematici di vent'anni fa, speriamo che la parabola non si trasformi in iperbole.

martedì 29 marzo 2005

Kirgizia 2

L’altro giorno la televisione russa mostrava uno dei leader dell’opposizione kirgiza manifestare la propria amarezza perché la rivoluzione dei tulipani è già morta, speravano di cambiare il Paese ed invece ai vertici sono andati gli stessi uomini del potere riciclati. Tutto il servizio durava poche decine di secondi ed era palesemente preso dai circuiti televisivi internazionali. Non risulta che sia stato trasmesso dalla televisione italiana o da Euronews.

Il signore in questione si chiama Nikolaj Ivanovič Bajlo ed è il capo del Partito dei Comunisti del Kyrgyzstan, da non confondersi col Partito Comunista del Kyrgyzstan (anche in Kirgizia i comunisti sono piuttosto litigiosi). Stupisce che ciò non sia stato specificato.

Bajlo ha ragioni da vendere: Kurmanbek Salievič Bakiev, proclamato capo del governo e facente funzioni del Presidente della Repubblica, è stato capo del governo con Akaev dal 21 dicembre 2000 al 22 maggio 2002. Esattamente come Juščenko con Kučma e Saakašvili con Ševardnadze. Peccato che entrambi i Partiti Comunisti Kirgizi si siano accodati abbondantemente ai fomentatori dei disordini della scorsa settimana.

Chi semina vento, raccoglie tempesta. Bajlo in particolare era portavoce a tutti gli effetti, assieme agli altri Partiti di opposizione, alla assemblea che fu tenuta presso la sede di Biškek dell’OSCE/ODIHR con gli osservatori internazionali il 26 febbraio 2005, ovvero il giorno prima del primo turno delle elezioni parlamentari kirgize.

Traduciamo quindi dal politichese: la partecipazione dei comunisti locali ai disordini era motivata dal malcontento del non essere tenuti in debita considerazione da Akaev e dalla speranza di una maggiore considerazione in caso di vittoria – avvenuta – dell’opposizione (peraltro organizzata a tavolino nello spazio d’un mattino). E siccome Akaev ha perso e l’ex opposizione sta esautorando i comunisti dal novero degli oppositori, per paura di non essere gradita all’Occidente, ecco i comunisti kirgizi prendere in mano la bandiera di oppositori all’ex opposizione.

Quanta confusione sotto il cielo della via della seta. Eppure, esiste una definizione tanto elementare quanto antica per definire l’accaduto ed il presente: si chiama spartizione delle poltrone.

giovedì 24 marzo 2005

Kirgizia 1

Conosco la Kirgizia, per averci lavorato svariati mesi in epoca sovietica (1987). Poi due anni fa, col Parlamento Europeo, quando ho visitato anche altri tre Stati che conoscevo in epoca sovietica: il Kazachstan, l'Uzbekistan ed il Tadžikistan. Infine, sono stato in Kirgizia giusto tre settimane fa, sempre col Parlamento Europeo, come interprete con status di osservatore OSCE/ODIHR al primo turno delle elezioni parlamentari.

Tutto questo giusto per la cognizione di causa.

La Kirgizia faceva parte della via della seta di Marco Polo. Non posso garantire per le altre località del Paese, né per la precedente campagna elettorale nell'insieme del Paese, ma posso assicurare, avendo fatto incursioni random in una decina di seggi, che nella capitale Biškek e nella sua provincia pedemontana, checché ne abbia detto l'OSCE, le elezioni sono passate in modo del tutto democratico e senza brogli. Sicuramente, in modo ben più trasparente che in Iraq, in Afghanistan ed in Florida. Di parere diverso, evidentemente, è la Reuters, nota agenzia di burattini imperialisti, che, anziché informare, ritiene di essere dispensatrice di assiomi di democrazia: "Akayev, che sta affrontando violente proteste nel sud del paese per presunti brogli elettorali, ha provocatoriamente sostenuto oggi che il voto è stato legittimo". Provocatoriamente? Non è forse uno schierarsi, questo, da parte della Reuters?

Ha ragione Akaev a non aver rinnovato l'offerta di negoziazioni. Ha ragione da vendere: Oš e Džalal-Abad non sono in mano all'opposizione, come si va affermando in Occidente, ma a bande di criminalità organizzata, che l'opposizione stessa non sa come e non è in grado di fronteggiare. Provate a guardare le cartine di cui pocanzi vi ho riportato i link: il Paese ha la conformazione di un'orma di mulo, nella cui parte interna si va incuneando la parte orientale dell'Uzbekistan. L'insieme si chiama Valle di Ferganà, e dall'ultima cartina noterete che si tratta della più rigogliosa, forse l'unica, regione di questa parte del mondo, stretta da montagne ed aree desertiche. Oš e Džalal-Abad sono esattamente dentro tale cuneo, ed è significativo verificare come le diverse mappe non concordino nel tracciare i confini tra i due Stati. Vi invito anche a fare mente locale sui filmati riportati dalle troupes televisive occidentali: i più attenti avranno notato un copricapo piuttosto alto di colore bianco, molto diffuso. E' il tipico copricapo kirgizo. Quelli ancor più attenti avranno però notato, quando si trattava di Oš e Džalal-Abad, che prevaleva un copricapo basso con base quadrata e punta piramidale. E' la tjubetejka uzbeka. Chi sta innescando tutto questo forse ancora non si è reso conto che rischia di provocare uno scontro interetnico in una regione delicatissima, che dista dall'Afghanistan più o meno quanto Roma da Firenze. Non siamo né in Ucraina, né in Georgia, qui la rivoluzione non sarebbe né degli aranci, né delle rose, ma, al limite, delle pietre e delle piccozze.

Akaev è un intellettuale e continua ad essere il Presidente più democratico di tutti gli Stati asiatici postsovietici. Un presidente particolarmente pragmatico, che, facendo di necessità virtù, ha salvato il proprio Paese dalla variante Far West, quando, nel 1999, per porre fine alle incursioni di bande organizzate di rapinatori, ha invitato in casa russi ed americani. Letteralmente. L'aeroporto di Biškek è suddiviso in una parte militare ed una civile. Quella militare è piena di caccia statunitensi, a ridosso della base, che ho visitato sempre due anni fa: qualche decina di olandesi, altrettanti tedeschi e francesi, e circa trecento yankees. Veniva usata come scalo per i bombardamenti in Afghanistan. Ci sono, però, anche i russi, per la precisione nel lago di Issyk-Kul' (1.600 m sul livello del mare, una superficie di oltre 6.000 kmq - rispetto ai 370 kmq del più grande lago italiano, quello di Garda - ed un perimetro costiero di poco meno di 700 km, quasi un Napoli-Milano) con una base di armamenti sperimentali antisommergibile, e con una base area nella città di Kant, a venti chilometri dalla capitale Biškek.

Qualora il tentativo - manovrato da potenze straniere, ha ragione Akaev! - di giocare la carta ucraina e georgiana andasse in porto, provate un po' ad immaginare quale dei due eserciti rimarrebbe?

giovedì 23 dicembre 2004

Tutti in vacanza

Avete presente MSN, il messenger per chattare di Windows? Capita che vi dia la possibilità di abbonarvi a delle notiziole, tipo ANSA. E' così che mi è appena arrivata questa chicca: per Natale, sono già in autostrada 35 milioni di automobili. Dunque: togliamo chi la macchina non ce l'ha. Togliamo i vecchi e i bambini. Togliamo il fatto che molte famiglie hanno più di un'auto in famiglia. Togliamo quelli che sono rimasti a casa, motorizzati o meno che siano. Tacci vostra, ma su 56 milioni di italiani, 35 milioni di automobili dove cazzo vanno?! Ma non c'era la crisi? Ve lo meritate, Berlusconi! E non ditemi che non ve lo meritate voi! Trentacinque milioni! Sparategli alle gomme!

martedì 23 novembre 2004

Beslan

Ricordate quando, agli inizi di settembre, vi dicevo che qui siamo in guerra, all'indomani dei due aerei esplosi, della fermata della metropolitana Rižskaja e della mattanza dei bambini di Beslan? Sul sito dei servizi di sicurezza russi, sulla prima pagina, c'è un elenco di links, la cui traduzione penso possa rendervi il senso di quanto affermo. E' giusto uno spaccato.

COME COMPORTARSI IN CASO DI RAPIMENTO E SE SI DIVENTA OSTAGGIO DEI TERRORISTI

Consigli dei funzionari del Centro speciale dell'FSB nell'ambito dell'incontro con gli studenti e gli insegnanti della scuola "Retro" della Circoscrizione orientale di Mosca il 15 ottobre 2004.

Se disponete di qualunque informazione su attentati commessi o in preparazione, vi preghiamo di rivolgervi all'FSB chiamando il numero +7/095/9144369 (24 ore su 24) o di spedire un email all'indirizzo fsb@fsb.ru.

Nei giorni della tragedia, all'FSB sono giunte moltissime telefonate ed email da parte di connazionali e stranieri. I messaggi contenevano condoglianze alle famiglie degli agenti morti, proposte di collaborazione nelle indagini ed una serie di informazioni operative importantissime.

L'FSB ringrazia tutti coloro che non sono rimasti indifferenti alla tragedia ed alla disgrazia che ha colpito il nostro popolo e confida che non cessi anche in futuro il sostegno attivo di tutti i connazionali e di tutte le persone di buona volontà per risolvere e prevenire possibili attentati.

08.09.2004

L'FSB PAGHERA' FINO A 300 MILIONI DI RUBLI PER INFORMAZIONI CHE POSSANO NEUTRALIZZARE I CAPI DELLE BANDE

05.11.2004

FERITI QUATTRO POLIZIOTTI DURANTE L'ARRESTO DI ALCUNI TERRORISTI IN INGUSCEZIA

05.11.2004

UCCISI DUE MERCENARI STRANIERI ALLA PERIFERIA DI GROZNYJ

04.11.2004

ARRESTATA SULL'ALTAJ CITTADINA DEL KAZACHSTAN CHE TENTAVA DI TRASPORTARE DROGA IN UN GIOCATTOLO

04.11.2004

NELLA REGIONE DI ČELJABINSK SEQUESTRATA PIU' DI MEZZA TONNELLATA DI MARIJUANA

04.11.2004

ARRESTATI INTRUSI SUL CONFINE TRA DAGESTAN ED AZERBAJDŽAN

04.11.2004

UNO DEI TERRORISTI ARRESTATI IN CECENIA E' RISULTATO ESSERE CITTADINO GEORGIANO

04.11.2004

FERMATI VARI TERRORISTI IN CECENIA NELLE ULTIME 24 ORE

venerdì 1 agosto 2003

Una giornata in ospedale a Mosca

di Mark Bernardini

Come alcuni sanno, ho passato una settimana in ospedale a causa di una macchia nera (fascista?) davanti all'occhio destro (ettepareva). La clinica Fëdorov è famosa fin dagli anni '70 e '80: per primi nel mondo, iniziarono ad operare col laser sulla cataratta e sulla miopia. In quegli anni, erano dislocati all´ultimo piano dell´hôtel Kosmos. Ricordo le folle di anziani stranieri, organizzati in gruppi turistici, che giravano in ascensore con gli occhi bendati: due-tre giorni dopo erano già ad ammirare il Cremlino. Mai avrei immaginato di trovarmici io. No, non al Cremlino.

Dunque, eccomi per la prima volta in vita mia ricoverato in ospedale. Il tempo assume una dimensione ed una durata diverse. 7:30, sveglia. 8:00, gocce. 8:30, colazione. 10:00, iniezione nell'occhio, dolorosissima, e due iniezioni nei glutei. 12:00, flebo. 12:30, pranzo. 16:00, gocce. 17:30, cena. 18:00-22:00, televisione. E così ogni giorno. Dopo due giorni ti sembra di essere qui da due mesi.

Alle 18:00 c'è il notiziario, poi le donne vogliono vedere le soap-opera. Maledette, sono arrivate anche qui. Alle 21:00, altro notiziario, poi sono gli uomini a voler vedere l'hockey su ghiaccio.

L'età media supera i 75, infatti per lo più sono veterani di guerra. Neanche a farlo apposta, nella mia degenza c'era anche il 9 maggio, giorno della bandiera rossa sul Reichstag. Il giorno della vittoria qui è molto più del 25 aprile in Italia. Non è la vittoria su un popolo, quello tedesco, ma su un invasore cacciato; una liberazione, sì, ma non solo di se stessi, bensì del mondo dal cancro nazifascista.

In televisione, l'8 maggio sera (la resa incondizionata venne firmata proprio quel giorno) hanno trasmesso il concerto dedicato a quanti ce l'hanno fatta ed a quanti non sono più tornati. I vecchi, di solito, son chiacchieroni, commentano tutto. Invece, un silenzio irreale, teso, mentre echeggiavano le note della canzone che accompagnò i primi diciottenni dalla Piazza Rossa direttamente alla periferia. Non tornò quasi nessuno. Chi è stato a Mosca, ha visto senz'altro il monumento dove sono arrivati i carri armati nazisti, lungo la strada dall'aeroporto. Insorgi, popolo, per la battaglia mortale. Che la nobile fiamma dell´ira popolare copra tutto come un'onda. E' guerra di popolo, è una guerra sacra.

Intanto, fin dal risveglio, tutti sorridenti a farsi gli auguri. E, finalmente, non signori, ma compagni. A colazione, in più un panino col caviale rosso. Un veterano, uscito l'altroieri, pregustava i cento grammi di vodka "per il fronte" che avrebbe bevuto al parco Alessandrino, lungo le mura del Cremlino, assieme agli altri scampati ed a Putin, come da tradizione.

E così, eccoci, il 9 maggio mattina, con gli altri cinque uomini della mia camerata, a studiare un piano di guerra per mandare di soppiatto uno di noi, in pantofole, con qualche sotterfugio, a comprare un po' di vodka al baracchino di fronte all'ospedale. Che festa è, altrimenti? Abbiamo mandato un veterano sommergibilista, 81 anni, mentre io distraevo il guardiano con discorsi sul tempo e sulle feste passate in ospedale.

E' incredibile, mentre eravamo seduti di nascosto in camerata a bere e parlare (conditio sine qua non), quanto ben di dio mangereccio sia uscito fuori: pane, salame, mandarini, formaggio, biscotti, persino quarti di pollo. I parenti non si rendono conto che qui siamo malati, ci muoviamo poco e consumiamo ancor meno. Come segno d'attenzione, basterebbero arance e sigarette, ma ricorderebbe altri contesti.

[Pubblicato parzialmente in “Slavia”, N°3, 2003, di Mark Bernardini]

domenica 23 giugno 2002

Nessuno muore sul serio

23 giugno 2002

Sono le dieci di sera passate da un pezzo, il sole infrange le rade nubi pregne ed illumina le cupole dorate della Elochovka, progettata da un architetto mio antenato. E’ il giorno più lungo dell’anno, e la notte più corta è già passata. Sto tornando dal teatro “Ekspromt” (“estemporaneo”).

Lungo il boulevard “Čistye prudy” i ragazzi a grappoli se ne stanno accovacciati sui prati a bere birra, suonare la chitarra e leggere poesie.

Poche ore prima, alla stazione Belorusskij, i veterani cantavano e danzavano i valzer della loro giovinezza. 61 anni fa, senza preavviso, i nazifascisti sfondarono le frontiere sovietiche ed avanzarono di centinaia di chilometri nell’entroterra, seminando morte e terrore. Da questa stazione, il giorno stesso i primi drappelli raffazzonati di volontari armati alla bell’e meglio partirono per il fronte. Non ne tornò quasi nessuno. Alla stessa stazione, invece, tornarono i primi vincitori. Proprio quelli che oggi danzavano, lenti, alle note rivoluzionarie delle orchestre a fiato.

Una decina di giorni fa, mia madre mi chiamò da Mosca a Bruxelles per dirmi che forse non avrei più rivisto mia nonna. Classe 1909, le ha passate tutte, ultima in famiglia della sua generazione.

A Ul’janovsk, negli anni ’70, prendevamo una barchetta a noleggio e sparivamo per tutta la giornata tra gli isolotti della Svijaga, un affluente del Volga. Fu così che imparai a remare. Un giorno mi prese da parte e mi chiese di punto in bianco se fumassi. Al mio diniego, rispose: “non mentire, ti ho trovato le sigarette nella giacca”. Ero in trappola. “Che vuoi che ti dica? Tanto, se te lo proibisco, fumerai di nascosto, giusto? Almeno, cerca di limitarti, altrimenti crescerai meno…”. Finì che prendemmo a rifugiarci assieme sul balcone, a fumare di nascosto da mio nonno.

Nel ’91, durante il golpe, l’ottantaduenne arzilla vecchietta raccolse un volantino appallottolato che invitava a resistere contro i golpisti. Trovò una copisteria e col suo piglio rivoluzionario e la grazia di una moglie russa di ebreo bolscevico, li convinse a fotocopiarlo gratis in qualche centinaio di copie. Poi andò per strada a fare volantinaggio.

Durante tutti questi anni, ad ogni mio viaggio dovevo portarle una stecca di sigarette ed una bottiglia di Amaretto di Saronno, come nipote prediletto. Due anni fa fu l’ultima volta che la vidi come suo solito. Ora non poteva più restare sola, non vedeva quasi più, cadeva, litigava con tutti.

Nel frattempo, avevo aperto il sito contro Berlusconi, scritto il libro, avevo perso quasi tutto il mio lavoro ed ero stato sfrattato dalla polizia.

L’estate successiva non ebbi quindi la possibilità di andare a trovare la mia famiglia, e mi mantenni cantando opera. Fu solo dopo l’emigrazione a Bruxelles che a Capodanno potei permettermelo. Naturalmente, le sigarette erano ormai ridotte ad un pacchetto, e mia madre cercava di non versare troppi bicchierini. Prima di ripartire, abbracciai mia nonna e le dissi che non la salutavo perché presto sarei tornato, per lavoro. Non ho mai amato i commiati. E poi, davvero contavo di tornare, per una fiera italiana.

Invece, ho mancato alla mia promessa. Appena pochi giorni prima, mia madre riuscì a regalarle un televisore nuovo ed un videoregistratore. Fu così che mia nonna vide per la prima volta una mia videocassetta, dove cantavo.

Rimase sorpresa, più che altro per l’effetto che le fece. “E’ come se l’avessi rivisto, ancora per una volta”, disse. Una settimana dopo non ci fu più. Ho cercato di arrivare in tempo, anche non avendo difficoltà burocratiche, grazie alle mie due cittadinanze, ma è morta il 16 giugno. Un altro 16 giugno segna la mia vita: quello del ’79, quando i fascisti gettarono due granate di cui porto qualche grazioso ricordo in corpo per la gioia dei costruttori dei metaldetectors degli aeroporti.

Erano quindici anni che non volavo di notte, da quando ero stato a Taškent, ancora sovietica. Fa un effetto strano, vedere l’alba in cielo. Quand’ero bambino, e l’aeroporto Šeremet’evo era uno solo, nell’atterrare e nel vedere già dall’alto la torre Ostankino, mai avrei immaginato che un giorno sarei atterrato con gli occhi umidi.

Persino alle cinque e mezzo del mattino, occorre districarsi tra le decine di tassisti abusivi che ti perseguitano. Uguali nei loro rituali, da Mosca a Roma, da Milano a Istanbul. Molto meglio un “taxi a percorso fisso”, una specie di miniautobus a 20 rubli (circa 70 centesimi di euro), fino al capolinea della metropolitana. Alle sette del mattino, bussavo alla porta di mia madre.

Ho rivisto mia nonna al funerale. La bara scoperta, il coprirla, portarla a spalle, trasportarla al forno crematorio, baciarla per un’ultima volta, coprirla per sempre e vederla scendere in basso. E’ tutto annebbiato, fatto in automatico. Infine, il pranzo di commiato in casa sua, con un bicchierino di vodka per lei, coperto da una fetta di pane nero, che resterà così per 40 giorni.

Due giorni dopo, il valzer della vittoria tra i veterani. Era anche per lei; perché dicono che le persone non muoiono sul serio, finché vive qualcuno che le ricordi.