domenica 19 ottobre 2008

Le dichiarazioni di Napolitano

Ciampi è stato decisamente migliore non dico di taluni Presidenti degli anni ’50 e ’60, ma persino dell’epoca recente: 10-100-1000 Ciampi, piuttosto che Kossiga. Per quanto riguarda Napolitano, è da sempre un migliorista, ed un nostro nemico di classe, ma non è assolutamente né un rincoglionito (l’ho conosciuto di persona sia da ragazzo, a Botteghe Oscure, dove lavorava mio padre, sia al Parlamento Europeo, quando Napolitano faceva l’eurodeputato ed io il funzionario, seppure in due gruppi parlamentari diversi), né un disonesto. Semplicemente, non è mai stato nostro, ma non mi pare una gran colpa. Ho visto altri nostri fare attualmente lingua in bocca col nano.

I miglioristi erano la corrente – non dichiarata, perché ufficialmente nel PCI non c’erano correnti – più moderata del Partito Comunista, quella, per intenderci, che faceva l’occhietto al PSI di Craxi.

Detto questo, Napolitano non è mai stato dei “miei”, non ne ho mai condiviso le tesi, ma non mi pare affatto una ragione sufficiente per denigrare “a babbo morto” chicchessia. Io denigro i ladri ed affaristi tra i “loro”, ed i voltagabbana ed affaristi tra gli ex “nostri”. Napolitano non ha mai rubato. E persino Andreotti non ha mai rubato. Ci troviamo ora a rimpiangere gli Andreotti, i La Malfa (Ugo, non Giorgio), i Saragat, i Malagodi, i De Martino ed i Nenni. Addirittura gli Agnelli, Gianni, ovviamente, la nostra bestia nera dell’ottobre 1980.

Flash. Ero segretario di zona della FGCI, a Roma, IX Circoscrizione, la sezione era quella fondata da mio nonno. Una litigata della madonna con Pio La Torre, che per me era il solito burocrate del cazzo, e almeno dentro al Partito non dovevo per forza difendere posizioni indifendibili. E gli oggetti del contendere erano due, entrambi mica cazzatine da poco: la sconfitta operaia con Berlinguer ai cancelli della FIAT, e i missili nucleari Cruise all’aeroporto Magliocco di Comiso, in provincia di Ragusa, dove peraltro io ero già andato a prendere le prime (prime a Comiso, mica in assoluto) mazzate dalla polizia (ed ero stato anche a Mirafiori, se è per questo). In pratica, gli avevo aizzato contro l’intera sezione. Il giorno dopo, incontrando mio padre nei corridoi della sezione esteri di Botteghe Oscure, fece un unico commento: “Certo che tuo figlio è un bel peperino!”.

Nel frattempo, l’allora segretario del PCI in Sicilia, Gianni Parisi, compagno universitario di mio padre a Mosca, aveva chiesto di essere sollevato dall’incarico, a pienissima ragione: viveva blindato da anni, lui e la sua famiglia, suo figlio veniva spesso da noi a Roma per non essere ostaggio delle minacce mafiose al padre. Venne nominato segretario proprio Pio La Torre. Di lì a poche settimane, tornando da un volantinaggio “problematico” (scazzottata con gli autonomi prima, manganellate della celere dopo), ho visto l’inizio del telegiornale dell’ora di pranzo. Chiamai mio padre gridando, e questi non capiva la mia reazione: sullo schermo, l’ennesimo omicidio di mafia, una macchina blu ministeriale, finestrino vicino al guidatore aperto, una gamba della vittima che si sporge dal finestrino. L’ho riconosciuto dalla scarpa e soprattutto dal calzino. Nulla di particolare, eppure, avevo capito ancor prima che venisse pronunciato il nome. Dopo l’attentato a Togliatti, era la prima volta che veniva assassinato un membro della Direzione nazionale del PCI.

Non l’avevo mai denigrato, ci avevo solo litigato, eppure ancora adesso, ad oltre un quarto di secolo, mi rimane l’amaro in bocca, una sorta di senso di colpa.

Stasera, alla trasmissione di Fabio Fazio, c’era Carlo De Benedetti, attuale editore di “Repubblica – L’Espresso”. All’epoca della Olivetti, ci stava sulle balle un po’ a tutti. Ben diverso dalle minacce delle Brigate Rosse, per le quali fece crescere i tre figli in Svizzera (di cui l’anno prossimo acquisirà la cittadinanza), ma tant’è. Ho scoperto un capitalista nel senso puro del termine. Uno “non dei nostri”, appunto, cosa che però non è sufficiente per la denigrazione. Un capitalista che non vede nulla di male nell’accumulazione di capitale di un Bill Gates, ma che trova immorale (parole sue) che gli eventuali figli godano di ricchezze accumulate da generazioni precedenti, decisamente più versatili. Un capitalista che contraddice l’adagio americano per il quale due Paesi in cui esista il Mac Donalds non si faranno mai la guerra: contro questa tesi, cita Russia e Georgia.

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